Siracusa. La ‘cricca’ al Cefpas, tra favori e potere: si dimette il siracusano Giuseppe Capodieci, dg dell’Asp agrigentina

di Redazione

L’inchiesta “Corte dei miracoli” scuote sanità e politica siciliana: le ipotesi di reato, a vario titolo, spaziano dalla corruzione alla turbativa e alla gestione irregolare di incarichi e appalti pubblici

In foto: Giuseppe Capodieci, ormai ex dg Asp Agrigento

Un terremoto istituzionale attraversa la sanità siciliana e investe anche i vertici amministrativi dell’Asp di Agrigento e del sistema della formazione sanitaria regionale.

Il direttore generale dell’ente, Giuseppe Capodieci, siracusano di nascita, ha annunciato le proprie dimissioni dopo essere finito al centro dell’inchiesta “Corte dei miracoli”, coordinata dalla Procura di Caltanissetta.

La decisione, comunicata ai dirigenti dell’azienda sanitaria e destinata a essere formalizzata nelle prossime ore alla Regione Siciliana, arriva nel pieno di un’indagine che ipotizza un sistema strutturato di gestione di incarichi, consulenze e appalti all’interno del CEFPAS, il Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale sanitario della Regione.

L’ipotesi accusatoria: un sistema di potere tra incarichi e consenso

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, al centro dell’indagine ci sarebbe una rete di relazioni tra amministratori pubblici, funzionari e ambienti politici, finalizzata – questa l’ipotesi della Procura – a orientare nomine e incarichi in funzione di equilibri esterni all’amministrazione.

Per gli investigatori, Capodieci avrebbe messo le proprie funzioni al “completo servizio” del deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto, figura politica ritenuta centrale nella rete di rapporti oggetto dell’indagine. Tra gli episodi contestati figura anche il presunto intervento per agevolare il trasferimento della moglie del parlamentare da Caltanissetta ad Agrigento.

La richiesta della Procura è pesante: arresti domiciliari per il manager sanitario, nell’ambito di un quadro accusatorio che ipotizza una gestione distorta di incarichi dirigenziali, consulenze e affidamenti di servizi pubblici.

Consulenze, appalti e relazioni opache al Cefpas

Il CEFPAS, ente strategico della formazione sanitaria regionale, emerge come snodo operativo dell’indagine. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, proprio attraverso l’ente sarebbero passati affidamenti e incarichi che avrebbero consolidato un sistema di relazioni personalistiche, in cui la selezione dei professionisti e la gestione delle consulenze avrebbero seguito logiche non esclusivamente meritocratiche.

Un impianto che la Procura definisce, nei suoi atti, come una “cricca” in grado di influenzare non solo la macchina amministrativa ma anche dinamiche di consenso politico.

Il nodo politico: consenso e “area cattolica”

L’inchiesta allarga il perimetro oltre la gestione amministrativa, toccando il terreno – particolarmente sensibile – della costruzione del consenso. Tra i 12 indagati compare anche Domenico Reina, fratello del cardinale Baldassarre Reina, attuale vicario generale del Papa per la Diocesi di Roma. Secondo gli inquirenti, uno degli obiettivi del gruppo sarebbe stato quello di intercettare e orientare il consenso dell’elettorato cattolico.

In questo quadro, l’attenzione investigativa si sarebbe concentrata su presunti tentativi di convogliare appoggi politici verso la deputata regionale di Forza Italia Margherita La Rocca Ruvolo, indicata come alleata di Gallo Afflitto e non indagata nell’inchiesta.

Oltre a Gallo Afflitto, l’elenco degli indagati comprende dirigenti e funzionari del CEFPAS tra cui Roberto Sanfilippo, direttore pro tempore del Cefpas, Giuseppe Capodieci, dirigente generale dall’Asp di Agrigento, Gioacchino Pontillo e Maria Luisa Zoda, funzionari in servizio al Cefpas. Tra loro anche Salvatore Enrico Giambelluca, medico in quiescenza, Pietro Tirone, legale rappresentante della Sice srl, e Vincenzo Raitano, funzionario regionale in pensione.

Le ipotesi di reato, a vario titolo, spaziano dalla corruzione alla turbativa e alla gestione irregolare di incarichi e appalti pubblici, delineando – secondo la Procura – un sistema stabile e strutturato di gestione del potere amministrativo.

Le reazioni: richieste di dimissioni e pressione politica

Sul piano politico e civile cresce la pressione sul deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto. La CGIL Sicilia e nove associazioni impegnate sui diritti delle donne hanno chiesto le sue dimissioni immediate dall’Ars, parlando di tutela del “prestigio delle istituzioni” e della necessità di una netta presa di distanza.

In una lettera indirizzata al presidente dell’Assemblea regionale siciliana e ai capigruppo, le realtà firmatarie sollecitano anche l’attivazione degli strumenti regolamentari per valutare eventuali sanzioni interne.

Morfino (M5S): “Intercettazioni agghiaccianti, emerge cultura degradante”

A intervenire è anche la deputata nazionale del Movimento 5 Stelle Daniela Morfino, componente della Commissione bicamerale sul femminicidio e la violenza di genere: “Le intercettazioni emerse nell’inchiesta sul Cefpas sono agghiaccianti, afferma.

Al di là delle responsabilità che saranno accertate dalla magistratura, ciò che colpisce è la cultura che traspare da quelle conversazioni: donne giudicate per il loro aspetto fisico, definite ‘bone’, ‘bombe’ o addirittura ‘sprecate’ se già impegnate, mentre si discute di incarichi, collaborazioni e opportunità professionali. Se quanto riportato venisse confermato, non saremmo soltanto davanti a un episodio di cattiva gestione del potere, ma a una concezione profondamente degradante della donna”, conclude.

Un’inchiesta che colpisce il cuore della macchina amministrativa

Con le dimissioni di Capodieci e un’inchiesta ancora in fase preliminare, “Corte dei miracoli” si configura come uno dei procedimenti più delicati degli ultimi anni in Sicilia, perché intreccia sanità pubblica, formazione, gestione degli enti regionali e presunti circuiti di influenza politica.

Un mosaico ancora in evoluzione, che nelle prossime settimane potrebbe produrre ulteriori sviluppi giudiziari e, soprattutto, nuove conseguenze sul piano istituzionale e politico.

09 Giugno 2026 | 19:42
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