interessi illeciti, influenze politiche e condizionamenti giudiziari

Siracusa. «Inchiesta choc: Sistema Siracusa, la rete criminale che ha corrotto politica e magistratura»

di Redazione

La Corte d’Appello di Catania smaschera dieci anni di complotti e malaffare orchestrati da Amara e Calafiore. Politici, funzionari e consulenti trascinati in una rete torbida di interessi illeciti

Dieci anni di indagini, sospetti e scandali giudiziari confluiscono ora in un verdetto chiaro e documentato. La Corte d’Appello di Catania ha depositato le motivazioni del processo passato alla storia come “Sistema Siracusa”, descrivendo un intreccio di malaffare che ruotava attorno al duo Amara-Calafiore. I giudici parlano di una vera e propria “Galassia Siracusa”, fatta di interessi illeciti, influenze politiche e condizionamenti giudiziari.

Secondo la Corte, tutto si reggeva su un centro nevralgico a Siracusa, dove le attività dei due faccendieri erano interconnesse e multilivello. Non solo società e affari privati, ma anche rapporti politici e pressioni istituzionali. In questo contesto, l’ex senatore Denis Verdini è stato ritenuto “sponda politico-istituzionale” del duo. La condanna a due anni per corruzione conferma il suo ruolo nel sistema, orientato a massimizzare profitti illeciti e interessi personali.

Il processo ha messo sotto la lente anche il Consiglio di Giustizia Amministrativa siciliano, teatro di rapporti torbidi tra politici, funzionari e faccendieri. Giuseppe Mineo, allora consigliere del Cga, è stato condannato a quattro anni per aver agevolato società legate ad Amara e Calafiore, nell’ottica di ottenere la prestigiosa nomina a consigliere di Stato tramite influenze romane.

Diversa la sorte di Fabrizio Centofanti, assolto perché “non ha commesso il fatto”. Pur riconoscendo il suo coinvolgimento nella fase iniziale della rete di malaffare, la Corte ha ritenuto convincenti le prove a discarico: nessun intento corruttivo, nessuna responsabilità penale.

Tra gli altri imputati figurano consulenti tecnici come Gianluca Micheli, Salvatore Pace, Mauro Verace e Vincenzo Naso, accusati di aver redatto elaborati a favore del duo. La Corte, richiamando precedenti assoluzioni della Cassazione, ha escluso qualsiasi corruzione, confermando che gli atti prodotti erano privi di intenti illeciti.

Confermata invece la condanna a quattro anni e sei mesi per Alessandro Ferraro, considerato intermediario nei versamenti all’ex magistrato Giancarlo Longo e responsabile di pressioni, denunce false e dossieraggi contro colleghi magistrati che indagavano su Amara e Calafiore.

Ora gli imputati condannati si preparano all’ultimo grado di giudizio davanti alla Corte di Cassazione. Tra le parti civili figurano istituzioni come la Presidenza del Consiglio, l’Agenzia delle Entrate, l’Assessorato regionale al Territorio, il Comune di Siracusa, l’Ordine degli Avvocati, Legambiente, oltre a magistrati e funzionari coinvolti nei procedimenti.

La sentenza, con motivazioni dettagliate, fa emergere una rete di potere e corruzione che ha influenzato per anni il sistema giudiziario e amministrativo siracusano. Dieci anni di scandali, contatti e pressioni institutionalizzate raccontati ora nero su bianco, con un colpo di luce sul cuore del malaffare in città.

15 Marzo 2026 | 12:18
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