C’è un limite oltre il quale la normale dialettica politica diventa qualcosa di profondamente diverso. Quando il confronto si trasforma in rancore, quando il dissenso viene vissuto come un’offesa personale e quando persino i rappresentanti eletti dai cittadini diventano bersagli di dichiarazioni polemiche, il problema non è più soltanto politico. Diventa istituzionale e riguarda il clima che si respira in tutta la città.
È quello che sta accadendo a Siracusa durante la stagione amministrativa di Francesco Italia. Un sindaco dovrebbe essere il primo a stemperare le tensioni, a rispettare chi la pensa diversamente, a favorire il dialogo anche con le opposizioni. Dovrebbe rappresentare tutti i cittadini, non soltanto coloro che lo sostengono. Invece, il susseguirsi di polemiche e contrapposizioni sta contribuendo ad alimentare un clima di crescente ostilità.
Emblematica, in questo senso, la vicenda dei sedici consiglieri comunali che hanno sottoscritto la mozione di sfiducia. Davanti alla possibilità che la mozione non venga approvata, il sindaco ha prospettato che gli stessi consiglieri dovrebbero dimettersi. Ma da quando l’esercizio di una prerogativa democratica deve trasformarsi in una colpa da espiare? Quei consiglieri sono stati eletti dai siracusani e rispondono innanzitutto ai cittadini che li hanno votati.
Non è accettabile che il confronto istituzionale venga trasformato in una resa dei conti personale. E poi c’è la questione del 2028, anno indicato dal sindaco come scadenza naturale del proprio mandato, mentre continuano a circolare indiscrezioni su una possibile candidatura nel 2027 e su un’intesa politica con Carlo Calenda. Anche su questo punto servono parole inequivocabili.
Il quadro è ulteriormente appesantito dall’inchiesta Nexus, nella quale Italia risulta indagato. La magistratura farà il proprio lavoro e ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti. Ma il peso politico e istituzionale di questa vicenda non può essere ignorato. Il risultato è una città attraversata da tensioni, nella quale il confronto sembra aver lasciato il posto alla contrapposizione permanente. Un clima che non fa bene a nessuno e che rischia di compromettere ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Un sindaco non deve alimentare odio, rancore e divisioni. Deve avere l’autorevolezza necessaria per ricomporre le fratture, non per allargarle. Deve saper ascoltare anche le critiche più dure, senza trasformarle in uno scontro personale. Siracusa ha già tanti problemi da affrontare. Non ha bisogno di un’altra emergenza: quella di una politica incapace di ritrovare il rispetto reciproco.
La città non ha bisogno di un sindaco che abbia sempre una risposta per giustificarsi. Ha bisogno di un sindaco che sappia assumersi le proprie responsabilità, rispettare le istituzioni e restituire serenità a una comunità che non può continuare a vivere in un clima di ostilità permanente.
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