Invocato confronto

Siracusa. Il paradosso delle Ciane e Saline, sotto accusa i 5,5 milioni per rilanciare la Riserva mentre il mare la divora

di Redazione

Il mondo ambientalista attacca il Libero Consorzio di Siracusa: risorse ingenti ma priorità sbagliate. Nel mirino della denuncia l’avannotteria da tre milioni, il museo del sale e la mancata difesa dell’area più fragile della Riserva: “Recuperare l’antico argine, prima che l’erosione renda irreversibili i danni"

Una richiesta di chiarimenti puntuale e articolata sul futuro della Riserva Naturale Orientata Fiume Ciane e Saline di Siracusa. È quella contenuta nella lettera aperta che l’Associazione “Porto di Siracusa – Anna Maria Lepik”, presieduta dall’avvocato Giovanni Randazzo, ha inviato al Libero Consorzio Comunale di Siracusa in merito al progetto di recupero naturalistico ammesso, in via provvisoria, ai finanziamenti del Programma FESR Sicilia 2021-2027.

Il progetto, inserito nella graduatoria provvisoria con decreto dell’Assessorato regionale al Territorio e Ambiente del 17 giugno 2026, prevede un investimento di 5.510.080 euro destinato alla riqualificazione degli ambiti costieri del fiume Ciane e delle Saline di Siracusa.

Secondo l’associazione, la disponibilità di risorse rappresenta certamente un’opportunità per una riserva che versa da anni in condizioni di forte degrado, ma le scelte progettuali contenute nella proposta susciterebbero numerose perplessità, già evidenziate in passato da diverse associazioni ambientaliste senza che, sostengono i firmatari, siano mai arrivate risposte ufficiali.

Il nodo dell’argine costiero

La principale contestazione riguarda la mancata previsione del ripristino dell’argine che fino agli anni Ottanta separava le ex saline dal mare. Secondo l’associazione, il progressivo deterioramento di questa barriera avrebbe favorito l’ingressione marina, determinando la perdita di oltre un quarto della superficie delle saline, l’arretramento della linea di costa e un progressivo squilibrio dell’intero ecosistema.

Nella lettera viene ricordato come la stessa documentazione progettuale, almeno nella versione acquisita dall’associazione, evidenzi il significativo arretramento del tombolo costiero e riporti, nella relazione di verifica climatica, scenari particolarmente preoccupanti: entro il 2100 il mare potrebbe avanzare fino a un chilometro nell’entroterra, sommergendo completamente le Saline del Ciane.

Per questo motivo viene chiesto al Libero Consorzio, guidato dal presidente Michelangelo Giansiracusa, di spiegare perché non sia stato inserito tra gli interventi prioritari proprio il ripristino dell’argine, richiesto da anni anche da Comitato Parchi, Italia Nostra, Lipu e Legambiente e già previsto in una precedente proposta progettuale riferita al ciclo di programmazione FESR 2014-2020.

Dubbi sull’avannotteria da tre milioni

Tra gli aspetti maggiormente contestati figura anche la realizzazione di un’avannotteria, destinata alla riproduzione artificiale di specie ittiche autoctone come anguilla e tinca.

L’intervento rappresenta la voce economicamente più rilevante del progetto, con un costo complessivo vicino ai 3 milioni di euro, comprendendo sia la ristrutturazione dell’ex impianto di sollevamento di contrada Mezzabotte sia le attività di gestione delle specie ittiche.

L’associazione si domanda quale sia la reale utilità di un simile impianto all’interno di una riserva nata principalmente per la tutela del papiro e dell’ecosistema fluviale. Vengono inoltre sollevati interrogativi sulla futura gestione della struttura, sui possibili rischi ambientali e sulla congruità dei costi previsti.

Secondo i firmatari, l’edificio potrebbe essere destinato a finalità diverse, come un centro di accoglienza e documentazione per studiosi e visitatori della riserva.

Critiche al museo del sale e specie invasive

Ulteriori perplessità riguardano il progetto del museo del sale, previsto all’interno della cosiddetta “Casa della Salina”, per un importo di circa 150 mila euro.

L’associazione evidenzia come l’immobile, già ristrutturato nel 2009, risulti oggi in larga parte crollato a causa dell’erosione marina e della mancata manutenzione, ritenendo pertanto poco opportuno prevedere un nuovo investimento senza aver prima affrontato le cause del degrado.

La lettera richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di interventi più incisivi contro le specie vegetali invasive. Secondo l’associazione, il progetto dedica spazio al contenimento dell’Arundo donax, ma non prevede azioni adeguate contro l’Acacia horrida, anch’essa considerata una minaccia per l’equilibrio ambientale della riserva. Viene inoltre sottolineata l’urgenza di restituire maggiore fluidità al corso del fiume, oggi caratterizzato da fenomeni di ristagno.

Anche altre voci di spesa, tra cui circa 680 mila euro destinati ad attività di divulgazione, vengono giudicate eccessivamente generiche e prive di un’adeguata motivazione tecnica sui criteri utilizzati per la quantificazione dei costi.

Invocato confronto

Nella parte conclusiva della lettera l’Associazione “Porto di Siracusa – Anna Maria Lepik” chiede al Libero Consorzio Comunale di fornire risposte dettagliate a tutte le osservazioni formulate e propone un confronto diretto con tecnici e responsabili del progetto.

L’obiettivo dichiarato è verificare la possibilità di modificare alcuni interventi previsti e individuare eventuali ulteriori canali di finanziamento che consentano di realizzare il ripristino dell’argine costiero, considerato dall’associazione un’opera indispensabile per garantire la sopravvivenza stessa della Riserva Naturale Orientata Ciane-Saline.

22 Luglio 2026 | 15:47
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