Siracusa. I fedeli si stringono attorno alla sua Patrona: la città ritrova sé stessa ai piedi di Santa Lucia

di Redazione

Piazza Duomo gremita per l’uscita del simulacro. Il monito dell’arcivescovo Lomanto: «Scegliere la luce significa servire il bene comune»

Siracusa ha risposto presente. Nel pomeriggio dedicato a Santa Lucia, la città ha riversato nel cuore di Ortigia la propria fede, la propria memoria e la propria identità, dando vita a una delle pagine più intense delle celebrazioni patronali. Piazza Duomo, colma in ogni ordine di posto, si è trasformata in un grande spazio di condivisione spirituale e popolare, dove la devozione ha assunto i contorni di un abbraccio collettivo, profondo e autentico.

Alle 15.24, con un anticipo rispetto alla tradizione, il simulacro e le reliquie della Santa Patrona hanno varcato la soglia della Cattedrale, attualmente interessata da lavori di restauro e circondata da impalcature, accolti da un boato carico di emozione: il grido «Sarausana je», segno identitario che unisce fede e appartenenza, si è levato tra la folla accompagnato da un lungo e caloroso applauso. In quel momento, Siracusa ha ritrovato il suo centro simbolico, affidandosi ancora una volta alla luce della sua Santa.

Tra commozione, lacrime e sorrisi, migliaia di fedeli hanno salutato l’uscita di Lucia, testimoniando un legame che attraversa i secoli e che continua a rinnovarsi di generazione in generazione. Un sentimento che non è solo religioso, ma anche civico e comunitario.

Subito dopo l’uscita del simulacro, l’arcivescovo di Siracusa, monsignor Francesco Lomanto, ha pronunciato il tradizionale discorso alla città, un intervento denso di richiami spirituali e di forti sollecitazioni etiche. Il presule ha ricordato la lettera inviata un anno fa da Papa Francesco, in occasione della traslazione temporanea del corpo di Santa Lucia, invitando la comunità a ‘stare dalla parte della luce’, anche quando questa scelta comporta sacrificio e testimonianza radicale.

«Restare nella luce, ha sottolineato l’arcivescovo, significa rifiutare senza ambiguità il peccato, il malaffare, la violenza e ogni forma di compromesso con il male. Significa, sull’esempio di Santa Lucia, custodire la propria dignità di figli di Dio e operare sempre per il bene comune, mettendo al centro la persona e il bene degli altri».

Richiamando le parole di San Paolo, monsignor Lomanto ha evidenziato come anche Santa Lucia abbia potuto affermare, al termine della sua vita, di aver “conservato la fede”, una fede non solo professata ma vissuta fino al martirio. Da qui l’invito ai fedeli a non fermarsi a una fede formale, ma a percorrere i tre passaggi essenziali della vita cristiana: accogliere il Vangelo, vivere quotidianamente alla presenza di Cristo e testimoniare insieme, come comunità, la speranza cristiana in un mondo che rischia di smarrire le proprie radici.

Nel suo discorso, l’arcivescovo ha insistito sulla necessità di una fede incarnata nella vita quotidiana, ricordando come non basti la conoscenza teorica se non si traduce in scelte concrete. Solo lasciando spazio a Dio nella vita di ogni giorno, ha ribadito, le opere possono diventare luminose, capaci di riflettere l’amore e la forza del Vangelo.

Un richiamo forte anche alla dimensione comunitaria della fede: credere insieme, come Chiesa, rimanere uniti per affrontare le sfide del presente e del futuro, seminando la Parola di Dio perché possa generare frutti di amore, giustizia e speranza.

Non è mancato il riferimento alla storia gloriosa della Chiesa siracusana: dall’annuncio del Vangelo portato da San Marciano, primo vescovo inviato da San Pietro, alla visita dell’apostolo Paolo, fino alla protezione di Santa Lucia e al segno delle Lacrime della Madonna. Un patrimonio spirituale che oggi chiama la città a una responsabilità rinnovata.

Il cammino della processione

Concluso il momento in piazza Duomo, la processione ha attraversato le vie storiche della città seguendo un itinerario carico di significato: via Picherali, Passeggio Aretusa, via Ruggero Settimo, Porta Marina, dove si è svolto il momento commemorativo dei Caduti in mare a cura dell’ANMI di Siracusa, quindi via Savoia, Largo XXV Luglio, piazza Pancali e corso Umberto I, impreziosito dall’esibizione della Banda Musicale dei Flauti Sopranini dell’Istituto Comprensivo Wojtyla-Chindemi. Il corteo ha poi proseguito per viale Regina Margherita, largo Gilippo, via Agatocle, con una breve sosta all’Oratorio di via degli Orti, quindi via Piave, via Ragusa e piazza Santa Lucia.

All’arrivo nella Basilica-Santuario di Santa Lucia al Sepolcro, fra Daniele Cugnata, parroco della Basilica, ha presieduto la celebrazione eucaristica, chiudendo una giornata di intensa partecipazione e profonda spiritualità.

Una festa che, ancora una volta, rinnova la devozione dei siracusani verso la loro Patrona e rafforza un legame che non è solo religioso, ma identitario: Santa Lucia continua a essere il punto di riferimento di una città che, almeno per un giorno, si riconosce unita sotto il segno della luce.

13 Dicembre 2025 | 16:45
© RIPRODUZIONE RISERVATA