Siracusa. Ecomac, fumo nero: cosa c’è dietro l’incendio che allarma la zona industriale

di Giuseppe Bianca

Task force regionale attivata, ma il caso apre interrogativi su sicurezza, controlli e trasparenza nella gestione dei rifiuti. Riflettori in Prefettura

E’ bastato un solo incendio per riaccendere tutte le paure di un territorio fragile, segnato da decenni di convivenza con industrie ad alto rischio ambientale. Il rogo divampato nei giorni scorsi nel sito di stoccaggio rifiuti della Ecomac, nell’area industriale di Augusta, ha generato una colonna di fumo denso visibile da chilometri e una nube che ha messo in allerta residenti, sindaci e autorità sanitarie.

La Regione Siciliana è intervenuta con un comunicato ufficiale del presidente Renato Schifani, che ha annunciato la creazione immediata di un gruppo di lavoro sotto la regia della Protezione civile, coinvolgendo ARPA, ASP, Vigili del fuoco e Comuni:

«La tutela della salute dei siciliani e della sicurezza del territorio resta la nostra assoluta priorità», ha dichiarato il governatore.

Cosa bruciava davvero alla Ecomac?

Dietro la formula rassicurante delle dichiarazioni ufficiali si cela però un interrogativo cruciale: che tipo di rifiuti erano stoccati nel sito Ecomac al momento dell’incendio? L’azienda è autorizzata alla gestione di rifiuti anche pericolosi, e secondo fonti tecniche locali, nel sito potrebbero essere stati presenti materiali plastici, residui industriali e fanghi di processo.

Finora, né l’azienda né gli enti preposti hanno fornito un elenco dettagliato dei materiali coinvolti. La ARPA Sicilia ha installato centraline mobili e avviato campionamenti per valutare la presenza di diossine, IPA, metalli pesanti e altri contaminanti, ma i dati non sono ancora pubblici.

Un silenzio che non aiuta a spegnere il malcontento della popolazione. Il sindaco di Augusta ha chiesto formalmente alla Regione e alla Prefettura un tavolo urgente di confronto.

Una zona a rischio costante

L’impianto Ecomac si trova in una delle aree più complesse d’Italia dal punto di vista ambientale: il triangolo industriale Augusta–Priolo–Melilli, classificato come Sito di Interesse Nazionale (SIN) per la bonifica. Da oltre vent’anni qui si sommano emergenze irrisolte: falde contaminate, malformazioni neonatali sopra la media, incidenza elevata di tumori e malattie respiratorie.

L’incendio è l’ennesimo episodio in un contesto dove la convivenza tra industrie e centri abitati non è più sostenibile secondo i comitati cittadini. «Siamo stanchi di essere sacrificabili», denuncia un’attivista del movimento “No alla Piattaforma dei veleni”. «Ogni volta che accade un incidente ci dicono che è tutto sotto controllo, ma intanto respiriamo aria irrespirabile e nessuno ci dice la verità».

Chi controlla i controllori?

Secondo una fonte interna all’ARPA, che ha chiesto l’anonimato, i controlli preventivi sugli impianti di gestione rifiuti nel polo siracusano sono insufficienti: «Spesso si lavora in emergenza, si interviene a danno già fatto. La prevenzione è limitata da carenze di personale, fondi e volontà politica».

Anche l’apparato normativo non aiuta: le autorizzazioni ambientali rilasciate alle aziende (AIA, VIA) sono spesso datate, non aggiornate alle nuove normative europee e prive di controlli sistematici. In alcuni casi, le attività procedono con proroghe tacite o modifiche non pubblicate.

Nel caso Ecomac, il piano di gestione del rischio in caso di incendio era aggiornato? Il sistema antincendio era pienamente funzionante? L’azienda ha rispettato tutti gli obblighi informativi verso gli enti? Sono domande a cui il gruppo di lavoro regionale dovrà rispondere in tempi rapidi.

Il ruolo della magistratura

Intanto, la Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta conoscitiva. Al momento non ci sono indagati, ma l’indagine mira ad accertare cause, dinamiche e responsabilità dell’evento. I Vigili del fuoco, che hanno domato le fiamme dopo ore di intervento, hanno segnalato criticità nelle condizioni del sito e trasmesso una prima relazione tecnica.

Le ipotesi al vaglio spaziano dal surriscaldamento interno di materiali alla cattiva gestione degli stoccaggi, fino al guasto di un macchinario non manutenuto.

Il nodo politico: Schifani annuncia, ma la Regione osserva da lontano

Sul piano politico, l’annuncio del presidente Schifani appare tempestivo, ma finora privo di dettagli operativi. A parte la costituzione del gruppo di lavoro, non sono stati annunciati provvedimenti sanzionatori, sospensioni o ispezioni straordinarie. Il timore è che la task force serva più a gestire la comunicazione che l’emergenza.

Eppure, proprio la Regione ha competenze dirette su autorizzazioni ambientali, controlli sugli impianti e coordinamento dei piani di emergenza. Il caso Ecomac riporta alla luce le contraddizioni di un sistema in cui enti locali, industriali e cittadini convivono su un filo sottile.

Emergenza oggi, bonifica domani?

Il gruppo tecnico regionale ha promesso una relazione completa entro pochi giorni, con l’obiettivo di valutare l’estensione dei danni e proporre interventi. Ma l’impressione diffusa nel territorio è che, come accaduto troppe volte in passato, anche questa emergenza finirà nell’archivio delle “occasioni mancate”.

L’incendio alla Ecomac non è solo un episodio

È il sintomo di un modello di sviluppo industriale che continua a produrre ricchezza e rischio, senza una visione di lungo termine per la salute e la sostenibilità. 

Nel frattempo, Augusta guarda il cielo. Ma questa volta, con il respiro trattenuto.

Riunione in Prefettura

Convocata stamane in Prefettura alle ore 12,30 un incontro con la partecipazione dell’ARPA.

di Giuseppe Bianca 11 Luglio 2025 | 09:21
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