Siracusa. Dopo tre anni, sperperati 600mila euro dal Ministero e alberi morti: chi paga il fallimento di Piazza Adda?

di Anthony Maria Bianca

Alberi mai attecchiti, nuove spese pubbliche per ulteriori piantumazioni e interrogativi ancora senza risposta. Il Comune costretto a stanziare altri fondi per rimediare a un’opera già profumatamente finanziata: “Perché nessuno ha chiesto conto alla ditta incaricata e cosa non ha funzionato nei controlli?”. Il caso di Piazza Adda riapre il tema della responsabilità nella gestione dei fondi pubblici

A tre anni dall’avvio del progetto di infrastrutturazione verde finanziato dal Ministero dell’Ambiente, Piazza Adda torna al centro del dibattito pubblico. A riaccendere l’attenzione è l’intervento di Carlo Gradenigo, presidente di Lealtà & Condivisione ed ex assessore comunale, che ricostruisce una vicenda complessa fatta di ritardi, criticità tecniche e nuove scelte progettuali di “ripiego”.

Secondo Gradenigo, sono stati necessari tre anni per sostituire gli alberi morti e recuperare, almeno in parte, un intervento che già nel 2023 aveva sollevato perplessità: la piantumazione di 120 aceri montani in un contesto climatico particolarmente caldo. “Nella città più calda d’Europa”, sottolinea, la scelta di specie non adeguate si sarebbe rivelata problematica sin dall’inizio, compromettendo l’attecchimento delle piante.

L’emendamento per ‘ripiegare’: ulteriore esborso pubblico

Il progetto originario, finanziato con 664 mila euro dal Ministero, prevedeva interventi di riforestazione urbana con l’obiettivo di mitigare l’isola di calore e migliorare la qualità ambientale dell’area. Tuttavia, il fallimento delle prime alberature ha reso necessario un nuovo intervento, reso possibile grazie a un emendamento al Vermexio promosso dal consigliere Cosimo Burti, che ha stanziato ulteriori 25 mila euro dal bilancio comunale.

Una scelta che, secondo Gradenigo, avrebbe potuto essere evitata. L’ex assessore punta infatti il dito contro la mancata attivazione di strumenti di tutela contrattuale nei confronti della ditta incaricata della fornitura e messa a dimora degli alberi, per un importo di circa 100 mila euro. In base agli accordi, l’azienda avrebbe dovuto garantire l’attecchimento o la sostituzione delle piante non sopravvissute. “L’amministrazione e gli uffici avrebbero potuto rivalersi immediatamente”, sostiene, evitando così un ulteriore esborso pubblico.

Oggi, però, il progetto riparte con una nuova impostazione. Al posto delle specie inizialmente previste – tra cui i platani, indicati anche dal Ministero per la loro capacità di creare ombra e ridurre le temperature urbane – sono state piantate jacarande, alberi ornamentali più adatti al clima locale. Una scelta che modifica in parte gli obiettivi originari: meno ombreggiamento, ma un maggiore impatto estetico grazie alla caratteristica fioritura lilla.

Gradenigo riconosce comunque il passo avanti compiuto: “È stato restituito senso a un progetto importante che era stato abbandonato”, afferma, esprimendo apprezzamento per il lavoro del consigliere Burti e dell’aula che ha approvato l’emendamento. Allo stesso tempo, invita a guardare con attenzione alla cura e manutenzione delle nuove alberature, elemento cruciale per garantirne la sopravvivenza nel tempo.

Il rendiconto al Ministero: “Ai posteri l’ardua sentenza”

Resta però un interrogativo destinato ad alimentare il confronto politico e amministrativo: come sia stato possibile collaudare e rendicontare al Ministero un progetto da oltre 600 mila euro basato su alberi che non hanno attecchito, quindi morti. Una domanda che, nelle parole dello stesso Gradenigo, rimane ancora senza risposta e che potrebbe aprire ulteriori verifiche sulla gestione dell’intervento: “Ai posteri l’ardua sentenza”.

Nel frattempo, Piazza Adda riparte dalle nuove piante, simbolo di un tentativo di rilancio che dovrà dimostrare, nei prossimi anni, la propria efficacia sia sul piano ambientale che su quello amministrativo.

di Anthony Maria Bianca 17 Aprile 2026 | 11:27
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