Siracusa. Aretusacque, scontro sul controllo pubblico. Cannata incalza: «Servono atti e risposte, non rassicurazioni»

di Redazione

Il deputato di Fratelli d’Italia punta il dito sulla divergenza tra Consiglio di sorveglianza e Consiglio di gestione. Chiesto il coinvolgimento dell’ANAC e la convocazione urgente dei sindaci dell’ATI: «L’acqua pubblica va tutelata con trasparenza e controlli effettivi»

La natura giuridica di Aretusacque continua ad alimentare il confronto tra gli organi della società che gestisce il servizio idrico integrato nel territorio siracusano. Al centro della controversia c’è la qualificazione della società come soggetto sottoposto o meno a controllo pubblico, una distinzione che, secondo il deputato nazionale di Fratelli d’Italia Luca Cannata, potrebbe incidere sugli obblighi di trasparenza, sui controlli e sulle procedure di affidamento.

Dopo la nota del Consiglio di sorveglianza, il parlamentare torna sulla vicenda e rivendica il ruolo delle interrogazioni parlamentari e delle richieste di accesso agli atti presentate nei mesi scorsi. «Le mie iniziative hanno fatto emergere una questione che non può essere più rinviata», sostiene Cannata, chiedendo alle istituzioni competenti di arrivare a una definizione chiara del quadro normativo applicabile.

Il nodo, secondo quanto riferito dal deputato, riguarda soprattutto le differenti posizioni espresse all’interno della stessa Aretusacque. Il Consiglio di sorveglianza avrebbe comunicato che il parere legale acquisito dall’ATI riconoscerebbe la natura di società a controllo pubblico. Il Consiglio di gestione, invece, continuerebbe a sostenere un’interpretazione differente.

A sostegno della propria ricostruzione, Cannata richiama una comunicazione ufficiale di Aretusacque del 14 ottobre 2026, protocollo n. 1813/26, indirizzata al parlamentare e trasmessa per conoscenza anche all’ATI e al Consiglio di sorveglianza. Nella lettera, riferisce il deputato, la società avrebbe ribadito di essere una società a partecipazione pubblica non sottoposta a controllo pubblico, richiamando tale qualificazione anche in relazione all’accesso civico generalizzato alla documentazione.

Una divergenza che, per Cannata, impone di verificare quali disposizioni siano state applicate finora e sulla base di quale interpretazione siano stati adottati gli atti societari. «Non bastano ulteriori approfondimenti o rassicurazioni. Servono documenti, verifiche e decisioni», afferma il parlamentare, sollecitando risposte puntuali sulle procedure seguite e sui controlli effettuati.

Il caso arriva al centro del confronto istituzionale

Cannata contesta anche la mancata convocazione dell’Assemblea dei sindaci dell’ATI, ritenendo necessario un confronto formale con tutti i Comuni interessati dalla gestione del servizio idrico. La questione, sostiene, non può essere circoscritta alle comunicazioni tra gli organi societari o all’acquisizione di pareri legali. I sindaci, in quanto rappresentanti delle comunità coinvolte, devono poter esaminare la documentazione, valutare le possibili conseguenze delle diverse interpretazioni e assumere le iniziative di propria competenza.

Il deputato richiama inoltre l’ipotesi di un coinvolgimento della Corte dei conti, prospettata dal Consiglio di sorveglianza, ma insiste sulla necessità di investire anche l’Autorità nazionale anticorruzione. Secondo Cannata, le due istituzioni operano in ambiti differenti e i rispettivi interventi potrebbero risultare complementari. Da qui la richiesta di trasmettere all’ANAC il parere legale acquisito dall’ATI, le comunicazioni del Consiglio di gestione, lo statuto, i patti parasociali e gli altri atti utili a verificare il rispetto della normativa applicabile. Particolare attenzione, nella richiesta del parlamentare, dovrà essere riservata agli affidamenti, agli obblighi di trasparenza e alle procedure adottate. Qualora emergessero irregolarità, aggiunge, occorrerà accertare eventuali responsabilità e valutare i provvedimenti conseguenti.

Acqua, tariffe e investimenti: la partita riguarda i cittadini

Per Cannata, la controversia non è soltanto una questione di interpretazione normativa. Aretusacque è la società mista pubblico-privata affidataria della gestione del servizio idrico integrato per i prossimi trent’anni nei Comuni della provincia di Siracusa interessati dall’affidamento.

Una prospettiva che coinvolge direttamente la vita quotidiana delle famiglie: dalla continuità dell’erogazione alla manutenzione delle reti, dagli investimenti necessari per ammodernare le infrastrutture alla qualità del servizio, fino alle tariffe a carico degli utenti. Il parlamentare richiama anche i disservizi registrati a Siracusa e chiede risposte concrete, sottolineando la necessità di offrire garanzie a tutti i Comuni coinvolti nella gestione.

«Non possiamo affrontare una responsabilità di trent’anni con incertezze sulle regole, interpretazioni contrastanti e sindaci non adeguatamente coinvolti», afferma Cannata, ribadendo che la tutela dell’acqua pubblica deve tradursi in trasparenza, controlli effettivi, investimenti certi e tariffe eque e sostenibili. Il deputato annuncia infine che proseguirà la propria attività parlamentare di verifica e controllo, chiedendo che la documentazione venga esaminata dagli organismi competenti e che siano chiarite le diverse posizioni emerse.

La richiesta conclusiva è rivolta alle istituzioni e agli organi della società: fare piena luce sulla natura giuridica di Aretusacque, sulle regole applicabili e sulle conseguenze operative delle interpretazioni sostenute finora. Per il parlamentare, il punto centrale resta il diritto dei cittadini a conoscere le modalità con cui viene amministrato un servizio essenziale destinato a incidere sul territorio per i prossimi trent’anni.

20 Ottobre 2026 | 13:30
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