Quello che doveva essere il pilastro della gestione idrica provinciale per i prossimi trent’anni, il progetto Aretusacque, rischia di trasformarsi in un clamoroso “nulla di fatto”. Le ultime ordinanze del Tar di Catania non sono semplici passaggi burocratici, ma rappresentano un segnale d’allarme rosso per l’intero impianto societario. I giudici, infatti, hanno scelto di non respingere i ricorsi presentati dai Comuni di Portopalo e Francofonte, disponendo invece l’integrazione del contraddittorio proprio nei confronti di Aretusacque. Un tecnicismo? Tutt’altro. È la prova che il ricorso ha “sostanza”.
Perché la società rischia il collasso legale
La decisione dei magistrati amministrativi poggia su una motivazione che lascia poco spazio all’immaginazione: un eventuale accoglimento dei ricorsi determinerebbe un “effetto caducante” su tutti gli atti relativi alla nascita della società. In parole povere: se i Comuni avessero torto, il Tar avrebbe già chiuso la pratica. Ordinando invece di coinvolgere Aretusacque nel processo, i giudici segnalano che l’annullamento della società è un’ipotesi concreta e giuridicamente fondata.
I punti deboli del commissariamento
Al centro della battaglia legale, condotta dagli avvocati Giuseppe e Ottavio Vaccaro (per Francofonte) e Paolo Amenta (per Portopalo), ci sono diverse presunte irregolarità nell’iter voluto dalla Regione:
-
Difetto di competenza: Il decreto di commissariamento è stato firmato dall’Assessore regionale all’Energia, mentre i ricorrenti sostengono che tale potere spetti esclusivamente al Presidente della Regione.
-
Assenza di inadempienze: I Comuni contestano un commissariamento definito “irragionevole” e preventivo, arrivato prima ancora che venissero accertate reali mancanze da parte degli enti locali.
-
Violazione dell’autonomia: L’estensione del potere sostitutivo fino alla nomina della governance societaria è vista come una gambizzazione dell’autonomia degli enti locali e delle norme sulle società partecipate.
Lo scenario: una provincia in attesa
Mentre la città di Siracusa e i comuni limitrofi soffrono disservizi idrici quotidiani, la governance del servizio si arena nelle secche del diritto amministrativo. Se l’impianto di Aretusacque dovesse cadere, si tornerebbe al punto zero, con conseguenze imprevedibili sulla gestione operativa e sugli investimenti infrastrutturali necessari a riparare una rete ormai colabrodo.
Il calendario della crisi:
Prossimi 30 giorni: Termine per estendere il ricorso ad Aretusacque.
3 dicembre 2026: Nuova udienza decisiva presso il Tar Catania.
Fino ad allora, il futuro dell’acqua in provincia resta sospeso. Tra residenti esasperati per la mancanza di pressione e sindaci pronti alla battaglia legale, l’autunno si preannuncia caldissimo. Se il Tar dovesse confermare i dubbi di Portopalo e Francofonte, Aretusacque potrebbe svanire prima ancora di aver gestito una sola goccia d’acqua. La situazione sembra un classico esempio di come la fretta burocratica (o l’eccesso di potere centrale) possa scontrarsi violentemente con le prerogative dei territori. Pensi che questa incertezza legale finirà per peggiorare ulteriormente la manutenzione quotidiana delle condotte, o i comuni avranno la forza di gestire l’emergenza in autonomia?
© RIPRODUZIONE RISERVATA

