Non è più soltanto una polemica locale, ma una vicenda finita sotto la lente della magistratura. Sulla ricostruzione del lido balneare nella zona dell’Arenella, infatti, la Procura ha deciso di andare fino in fondo, aprendo due distinti fascicoli d’indagine che, almeno in questa fase iniziale, risultano iscritti contro ignoti.
Al centro dell’attenzione ci sono le opere realizzate in cemento armato lungo la fascia costiera, su cui i magistrati ipotizzano una possibile violazione del Testo unico dell’edilizia. L’avvio formale dell’inchiesta passa attraverso l’iscrizione nel registro delle notizie di reato, un passaggio che segna l’inizio delle verifiche giudiziarie su quanto denunciato nei mesi scorsi.
A sollecitare l’intervento della Procura è stato Giorgio Nanì La Terra, autore di ben cinque esposti depositati negli ultimi tempi. In entrambi i procedimenti aperti, La Terra figura come parte offesa, ruolo che gli consente di seguire da vicino l’evoluzione delle indagini. «L’apertura dei fascicoli – spiega – rappresenta un segnale chiaro: c’è la volontà di fare piena luce su una vicenda che riguarda la trasformazione del litorale e, nello specifico, la realizzazione di strutture in cemento su area demaniale». Secondo La Terra, gli atti presentati avrebbero evidenziato una presunta irregolarità legata alla permanenza e al rinnovo delle concessioni balneari.
Il nodo, infatti, non riguarda soltanto l’aspetto edilizio, ma si intreccia con il tema più ampio delle concessioni demaniali marittime. A supporto delle proprie tesi, l’attivista ambientale richiama decisioni di rilievo della giustizia amministrativa e penale. In particolare, il Consiglio di Stato si è già espresso in passato sulla incompatibilità delle proroghe automatiche con la direttiva Bolkestein, ribadendo la necessità di procedure ad evidenza pubblica. A rafforzare questa linea interpretativa si aggiunge una recente pronuncia della Corte di Cassazione, datata 29 gennaio, secondo cui il rinnovo automatico delle concessioni è da ritenersi illegittimo. In assenza di un titolo valido, la permanenza su suolo demaniale potrebbe configurare addirittura il reato di occupazione abusiva.
Parallelamente al filone giudiziario, la vicenda si muove anche sul piano politico-istituzionale. Il tema dell’utilizzo del litorale siracusano era infatti destinato ad approdare all’Assemblea regionale siciliana, con una seduta della commissione Ambiente convocata per il 13 marzo su iniziativa del deputato Carlo Gilistro. L’audizione avrebbe dovuto approfondire le criticità legate agli interventi edilizi lungo la costa, ma il confronto è stato rinviato e, al momento, non risulta ancora riprogrammato.
Nel frattempo, altri esponenti politici hanno deciso di accendere i riflettori sulla questione. Il deputato Ismaele La Vardera ha formalizzato una richiesta di accesso agli atti e presentato un’interrogazione parlamentare, con l’obiettivo di ottenere chiarimenti sulle autorizzazioni rilasciate e sulla legittimità degli interventi eseguiti.
Tra carte giudiziarie e iniziative politiche, il caso Arenella si avvia dunque a diventare un banco di prova significativo sul rispetto delle regole che disciplinano l’uso del demanio marittimo e la tutela del paesaggio costiero. Un intreccio complesso, destinato a svilupparsi nelle prossime settimane, mentre si attendono i primi riscontri concreti delle indagini in corso.
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