Una rete di porti entrata ufficialmente nel sistema dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale ormai da oltre due anni, ma ancora priva degli strumenti di pianificazione indispensabili per delinearne il futuro.
È una lettera aperta dai toni duri e ricca di contestazioni quella firmata dall’avvocato Giovanni Randazzo, presidente dell’Associazione “Porto di Siracusa – Anna Maria Lepik”, e indirizzata all’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale, guidata dall’ingegnere Francesco Di Sarcina. Un dossier che si configura come un vero e proprio atto d’accusa contro la gestione dell’ente e la mancanza di una visione per lo sviluppo dei porti siracusani, tra ritardi nella pianificazione, investimenti ritenuti insufficienti e opere considerate ormai non più rinviabili.
Il documento rappresenta un nuovo capitolo di una battaglia che l’associazione porta avanti da tempo. Dopo le precedenti note del 13 giugno e del 3 settembre 2025, e dopo la scheda progettuale consegnata già il 4 luglio 2024 dal gruppo di studio che avrebbe poi dato vita all’associazione, la richiesta rimane la stessa: aggiornare con urgenza il Documento di Pianificazione Strategica di Sistema Portuale (DPSS), previsto dall’articolo 5 della legge 84 del 1994, così da definire finalmente obiettivi di sviluppo, destinazioni funzionali e prospettive del porto di Siracusa.
Un piano nato prima dell’ingresso di Siracusa: le promesse e il silenzio
Il nodo centrale della contestazione riguarda il documento oggi vigente, adottato il 10 dicembre 2020 e approvato con decreto ministeriale l’11 marzo 2022, quando l’Autorità di Sistema comprendeva esclusivamente i porti di Augusta e Catania.
Una pianificazione che, secondo l’associazione, risulta ormai inevitabilmente superata dopo l’ingresso del porto di Siracusa – comprensivo delle rade del Porto Grande e di Santa Panagia – sancito dalla legge n. 28 del 15 marzo 2024 e completato con il trasferimento delle aree demaniali marittime dalla Regione Siciliana all’Autorità portuale nel novembre dello stesso anno.
Eppure, nonostante il mutato scenario istituzionale, l’aggiornamento del DPSS continua a non arrivare. Randazzo ricorda anche l’incontro del 3 dicembre 2025 con il presidente dell’Autorità di Sistema, Francesco Di Sarcina. In quella sede, riferisce l’associazione, erano arrivate presunte rassicurazioni circa una prossima adozione del documento, già in fase di redazione e destinato a essere sottoposto alle istituzioni interessate. Da allora, però, nessun ulteriore aggiornamento.
L’unico riferimento compare nel Piano Operativo Triennale 2026-2028, dove, a pagina 38, si legge che “è stato avviato l’iter di aggiornamento del DPSS” e che solo “dopo la sua approvazione potranno essere predisposti anche i nuovi Piani Regolatori Portuali di Siracusa e Pozzallo”.
Una formula che l’associazione liquida con amara ironia: “Campa cavallo”, scrive Randazzo, sintetizzando il sentimento di crescente sfiducia verso tempi che continuano ad allungarsi.
Senza visione, il porto vive nell’improvvisazione
Per l’associazione il ritardo non rappresenta una semplice questione burocratica, ma produce conseguenze concrete sullo sviluppo economico del territorio.
Il DPSS costituisce infatti il documento che definisce la strategia dell’intero sistema portuale, individua le funzioni dei singoli scali e stabilisce la ripartizione tra aree portuali, retroportuali e zone di interazione con la città.
La sua assenza impedisce, di fatto, anche la redazione del nuovo Piano Regolatore Portuale. Ed è proprio qui che emerge un dato emblematico: il porto di Siracusa continua a fare riferimento a un piano risalente addirittura al 1919, precedente non soltanto alla legge di riforma della portualità del 1994, ma perfino alla legge del 1921 ormai da tempo abrogata.
Secondo Randazzo ciò significa che oggi ogni decisione viene assunta “in maniera estemporanea”, prima dalla Regione Siciliana e adesso dall’Autorità di Sistema, senza una cornice normativa moderna né una visione strategica complessiva. Una situazione che l’associazione definisce apertamente in contrasto con gli obiettivi della legge di riordino della portualità italiana.
Investimenti: Augusta e Catania corrono, Siracusa resta al palo
La lettera concentra poi l’attenzione sul Piano Operativo Triennale 2026-2028. Secondo l’associazione, il confronto con Augusta e Catania evidenzia uno squilibrio evidente. Per gli altri due principali scali dell’Autorità vengono elencati numerosi interventi già finanziati, molti dei quali sostenuti da fondi europei, per centinaia di milioni di euro.
Per Siracusa, invece, il programma si limita a due interventi nel Porto Grande: manutenzione e riqualificazione delle banchine e degli arredi portuali; progettazione della nuova stazione marittima.
Nel documento, sottolinea Randazzo, non vengono neppure indicati gli importi delle opere. Da informazioni emerse in alcuni convegni pubblici, le risorse complessivamente destinate al Porto Grande sembrerebbero aggirarsi intorno ai 37 milioni di euro, cifre che l’associazione considera nettamente inferiori rispetto agli investimenti destinati agli altri scali.
Ancora più significativa appare l’assenza totale di interventi per il porto di Santa Panagia, escluso persino dalle opere di manutenzione.
Cold ironing fermo e infrastrutture senza prospettiva: tante domande, nessuna risposta
Tra gli interventi programmati figura anche il progetto di elettrificazione delle banchine (cold ironing), destinato a ridurre le emissioni delle navi in sosta. Per Siracusa sono previsti finanziamenti regionali pari a 18 milioni di euro, opere che avrebbero dovuto essere completate entro giugno 2026. Secondo l’associazione, però, nulla lascia intendere che tale cronoprogramma sia stato rispettato.
La vera critica dell’associazione riguarda soprattutto l’assenza di una visione complessiva sul futuro dello scalo. La lettera elenca una lunga serie di questioni rimaste senza risposta: dove saranno collocati i pescherecci; quale futuro avrà il porto turistico; se torneranno i collegamenti marittimi con Malta; quale destinazione sarà assegnata al porto di Santa Panagia, anche sotto il profilo commerciale e come verrà integrata la rete ferroviaria.
Proprio su quest’ultimo punto viene ricordato che la linea Catania-Siracusa appartiene alla rete transeuropea TEN-T e potrebbe quindi beneficiare di finanziamenti comunitari. L’associazione richiama inoltre la presenza della stazione ferroviaria di Targia, oggi inutilizzata ma facilmente collegabile al porto di Santa Panagia.
“Avevamo aspettative ben diverse”
Pur riconoscendo “la disponibilità e la cortesia” dimostrate dal presidente Francesco Di Sarcina negli incontri avuti negli ultimi mesi, Randazzo non nasconde la delusione: “L’inserimento del porto di Siracusa nell’Autorità di Sistema aveva fatto nascere aspettative ben diverse”, osserva.
Da qui la richiesta pubblica di accelerare immediatamente l’aggiornamento del Documento di Pianificazione Strategica, indicando tempi certi per la sua approvazione e per la successiva adozione del Piano Regolatore Portuale.
L’associazione chiede inoltre di sapere se l’Autorità abbia già avviato le procedure per affidare gli studi tecnici e i servizi di ingegneria necessari, come già avvenuto nell’Autorità di Sistema della Sicilia Occidentale dopo l’ingresso dei porti di Gela, Licata e Sciacca.
L’altra richiesta: un ufficio dell’Autorità a Siracusa
La lettera si conclude con una seconda rivendicazione. L’associazione torna infatti a chiedere l’istituzione, prevista dall’articolo 6-bis della legge 84 del 1994, di un Ufficio Amministrativo Decentrato dell’Autorità di Sistema nel porto di Siracusa.
Secondo quanto riferito, un analogo ufficio sarebbe già stato attivato a Pozzallo. Se così fosse, sostiene Randazzo, non si comprenderebbe perché Siracusa, capoluogo di provincia e oggi parte integrante dell’Autorità portuale, continui a esserne priva. Per questo viene chiesto che anche tale misura venga adottata senza ulteriori rinvii, indicando tempi certi di attuazione.
Infine, l’associazione sollecita una risposta formale entro trenta giorni, richiamando gli obblighi previsti dall’articolo 2 della legge 241 del 1990 sul procedimento amministrativo.
La sensazione che emerge dalla lettera è netta: dopo anni di promesse e interlocuzioni istituzionali, il tempo delle rassicurazioni sembra essersi esaurito. Per l’Associazione “Porto di Siracusa – Anna Maria Lepik”, senza un aggiornamento immediato degli strumenti di pianificazione, il rischio è che il porto continui a navigare senza rotta, mentre gli altri scali del sistema portuale siciliano procedono spediti verso nuovi investimenti e nuove opportunità di sviluppo.
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