Siracusa. Alcide De Gasperi, l’eredità di un uomo che contribuì a ricostruire l’Italia

di Redazione

Nel giorno dell’anniversario della scomparsa dello statista trentino, Salvo Sorbello ne ricorda il legame con la Sicilia e con Siracusa. Dalla nascita della Regione Siciliana alla costruzione della democrazia repubblicana, il segno lasciato da De Gasperi nella storia italiana

Ci sono figure della storia italiana la cui eredità politica continua a essere letta e discussa anche a distanza di decenni. Tra queste occupa certamente un posto di primo piano Alcide De Gasperi, protagonista della ricostruzione dell’Italia nel difficile periodo successivo alla Seconda guerra mondiale e tra gli artefici della nascita della Repubblica e del nuovo percorso democratico del Paese.

Nel giorno dell’anniversario della sua morte, il ricordo dello statista trentino offre l’occasione per ripercorrere anche il rapporto che De Gasperi ebbe con il Mezzogiorno e, in particolare, con la Sicilia. Un’attenzione che, secondo Salvo Sorbello, già dirigente della Democrazia Cristiana impegnato nel settore della cultura e della formazione, rappresentò un elemento significativo dell’azione politica del leader democristiano. De Gasperi, pur essendo nato in Trentino, guardò infatti con particolare interesse alle esigenze delle regioni meridionali, in una fase nella quale l’Italia era chiamata non soltanto a ricostruire le proprie infrastrutture e la propria economia, ma anche a ridefinire gli equilibri istituzionali dopo la caduta del fascismo.

In questo quadro si inserisce anche la nascita dell’autonomia siciliana. Lo Statuto della Regione Siciliana venne infatti emanato il 15 maggio 1946, con decreto legislativo, ancora prima dell’entrata in vigore della Costituzione italiana. Il provvedimento risale proprio al periodo del primo governo presieduto da De Gasperi e rappresentò un passaggio fondamentale nella definizione del nuovo assetto istituzionale dell’Isola. Ma il legame con la Sicilia, secondo la testimonianza di Sorbello, non rimase confinato alla dimensione politica e istituzionale. De Gasperi avrebbe avuto anche una particolare attenzione per Siracusa, un rapporto ricordato negli anni successivi dalla figlia primogenita Maria Romana De Gasperi.

«Amava Siracusa», racconta Sorbello, ricordando i rapporti avuti con Maria Romana, figura che per tutta la sua vita si impegnò nella conservazione e nella valorizzazione della memoria politica e personale del padre. Dopo la morte di De Gasperi, infatti, la figlia dedicò una parte importante della propria attività alla raccolta e alla sistemazione della documentazione paterna, contribuendo a mantenere viva la conoscenza della sua figura. Un rapporto che si sviluppò anche con un gruppo di cattolici siracusani composto, tra gli altri, da Corrado Piccione, Neli Reale, Gianni Failla, Raffaello Caracciolo e Paolo Albani. Un gruppo che mantenne rapporti con Maria Romana De Gasperi e che promosse anche un incontro dedicato allo statista, al quale presero parte personalità di primo piano della politica italiana come Amintore Fanfani e Giuseppe Azzaro.

Sorbello conserva ancora oggi le lettere ricevute da Maria Romana De Gasperi, considerate una testimonianza preziosa di quella stagione e del rapporto instaurato con il gruppo siracusano. «Conservo gelosamente le sue lettere – ricorda Sorbello – ricche di testimonianze sulla figura e sull’attività del padre, ma anche di consigli e indicazioni che ancora oggi considero particolarmente significativi». Il ricordo di De Gasperi si lega così non soltanto alle grandi scelte istituzionali del dopoguerra, ma anche alla dimensione umana e culturale di una stagione politica nella quale la Democrazia Cristiana ebbe un ruolo centrale nella costruzione della nuova Italia.

De Gasperi guidò il governo italiano dal 1945 al 1953, attraversando una delle fasi più delicate della storia nazionale. Furono gli anni della ricostruzione, della scelta repubblicana, del consolidamento delle istituzioni democratiche e del progressivo inserimento dell’Italia nel nuovo scenario europeo e internazionale. A lui viene riconosciuto un ruolo decisivo nella stabilizzazione del Paese e nell’avvio di un percorso che avrebbe accompagnato l’Italia per i decenni successivi. La sua politica fu caratterizzata anche dalla forte attenzione al rapporto con le democrazie occidentali e alla costruzione di una nuova Europa fondata sulla collaborazione tra gli Stati.

Per Sorbello, dunque, il ricordo dello statista assume un significato che va oltre la semplice celebrazione di una figura del passato. De Gasperi rappresenta, ancora oggi, il simbolo di una politica chiamata ad assumersi responsabilità in una fase di profonda trasformazione e di difficoltà. A distanza di tanti anni dalla sua scomparsa, la sua esperienza continua inoltre a essere riletta alla luce del rapporto tra fede, impegno civile e responsabilità istituzionale. Un legame particolarmente evidente anche nella fase finale della sua vita e nella successiva apertura della causa di beatificazione e canonizzazione, a testimonianza della considerazione riservata alla sua figura anche nell’ambito ecclesiale.

Il suo lascito politico resta quindi legato alla stagione nella quale l’Italia, uscita devastata dalla guerra, iniziò a costruire le basi della propria democrazia. E dentro quella storia, come ricorda Sorbello, trova spazio anche la Sicilia, con la sua autonomia speciale, e una città come Siracusa che seppe mantenere nel tempo un rapporto con la famiglia dello statista. Una memoria che oggi torna al centro dell’attenzione non soltanto per ricordare l’uomo politico, ma anche per interrogarsi sul valore di quella stagione e sull’importanza di una politica capace di guardare oltre l’immediato, mettendo al centro la ricostruzione delle istituzioni, la pace e la coesione nazionale.

19 Agosto 2026 | 14:00
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