Sicilia. «Mi servono 120mila euro», il retroscena esplosivo: Armao incastrato tra potere, debiti e tangenti per ‘mantenere’ il lusso

di Anthony Maria Bianca

«Devo chiudere una partita, ho bisogno di contanti»: le intercettazioni disegnano il quadro di un professionista ai vertici delle istituzioni regionali, alle prese con una pesante esposizione debitoria e pressanti richieste di liquidità. Sullo sfondo, immobili di pregio sparsi per tutta Italia, una lussuosa vettura d'epoca e l'inchiesta per corruzione che ha spinto la Procura a chiedere il carcere per l’ex vicepresidente siciliano Gaetano Armao e il compiacente avvocato Pierluigi Matta

In foto: il burocrate Gaetano Armao

«Mi servono contanti subito, sono sotterrato». Non usava mezzi termini Gaetano Armao quando si confidava con il suo sodale, l’avvocato Pierluigi Matta. Non parlava di aerei o atterraggi, ma di una voragine finanziaria che rischiava di inghiottirlo. Le intercettazioni parlano di una rovinosa caduta libera consumata tra decreti ingiuntivi, pignoramenti bancari e le pretese economiche persino della prima moglie.

Il ritratto che emerge dalle carte della Procura di Palermo è quello di un “uomo di vertice” messo alle strette, soffocato dalle proprie pendenze economiche ma incardinato nei gangli del potere siciliano: già vicepresidente della Regione, fino allo scorso agosto alla guida della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali e, fino a pochissimi giorni fa, persino consulente legale fidato del governatore Renato Schifani. Un profilo di primo piano travolto da un’inchiesta per corruzione che ha spinto i pm a chiederne l’arresto immediato insieme al collega Matta.

La voragine dei debiti e lo scontro con l’Amat

La caccia al denaro era diventata un’ossessione quotidiana. Tra le partite contabili aperte da Armao figurava quella con l’Amat, l’azienda partecipata dei trasporti palermitani. Per anni l’ex braccio destro della giunta regionale aveva preteso un saldo d’oro: una maxi-parcella da oltre 1,2 milioni di euro per vecchie consulenze e pratiche legate al tram cittadino risalenti al 2005.

I giudici, tuttavia, hanno ribaltato le aspettative: quell’incarico non era una semplice prestazione professionale, bensì un appalto di servizi mascherato che avrebbe imposto una gara ad evidenza pubblica. Risultato? Ricorso respinto e ruoli azzerati, con il noto docente universitario e avvocato trasformatosi improvvisamente da creditore a debitore dell’azienda pubblica, terrorizzato dall’imminente scure dei pignoramenti.

Un patrimonio sotto assedio

L’immagine dell’amministratore solido si è sgretolata tessera dopo tessera. Gli atti giudiziari tratteggiano una galassia finanziaria sull’orlo del baratro. Spunta un atto di precetto da oltre 540 mila euro notificato nell’autunno 2025, strascico di un finanziamento ipotecario firmato nel 2014 con la vecchia Banca Nuova per conto della società Marianna Immobiliare, facente capo ad Armao, le cui rate non sarebbero mai state saldate.

Poi le esecuzioni immobiliari a catena: la sede storica di via Giusti finita all’asta giudiziaria, lo studio di via Noto condannato alla medesima sorte e persino una residenza estiva all’Addaura finita nell’occhio del ciclone.

Povero? Tutt’altro. Gli investigatori annotano proprietà diffuse tra la capitale, i quartieri della Palermo bene e l’isola di Pantelleria, oltre a una fiammante autovettura d’epoca dal valore stimato di 250 mila euro, formalmente intestata alla seconda consorte. Una facciata dorata minata da una cronica mancanza di liquidità.

Le mazzette nell’auto e in Ateneo

«Devo chiudere una partita, entro mercoledì mi servono 120 mila euro puliti»: così registrava il trojan inoculato nello smartphone di Armao lo scorso settembre. In quel periodo la tenaglia degli inquirenti era ormai stretta intorno ai due professionisti. Matta percepiva l’ombra degli inseguitori, ma la macchina degli incassi non si fermava.

A tradire il professore 64enne sono stati gli scatti delle telecamere nascoste. Le immagini mostrano chiaramente il passaggio delle mazzette: tangenti che Matta, secondo la ricostruzione accusatoria, incassava dagli imprenditori sotto la copertura di parcelle per finte consulenze, per poi dividere il bottino con Armao. I passaggi di denaro avvenivano con frequenza quasi metodica, protetti dall’abitacolo delle auto di servizio o tra le pareti dell’ufficio universitario del docente.

I pm palermitani hanno formalizzato la richiesta di custodia cautelare in carcere per entrambi i professionisti e le misure domiciliari per altri sei indagati. Armao respinge le accuse e si dichiara fiducioso di poter smentire, nelle sedi giudiziarie, le contestazioni che gli vengono mosse in questa fase dell’inchiesta. La palla passa ora agli interrogatori di garanzia, previsti per 13 ottobre, chiamati a fare luce definitiva su uno degli snodi di potere più opachi della Sicilia recente.

di Anthony Maria Bianca 11 Ottobre 2026 | 16:16
© RIPRODUZIONE RISERVATA