L’emergenza idrica a Ortigia continua ad alimentare proteste e interrogativi. A distanza di giorni dagli annunci di ripristino del servizio, la situazione segnalata da numerosi residenti sarebbe ancora lontana dalla normalità. A fotografare il disagio è un nuovo sondaggio realizzato nella mattinata di oggi all’interno del gruppo WhatsApp del Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente: appena il 13% dei partecipanti dichiara di disporre di un’erogazione regolare dell’acqua.
Il dato non ha valore statistico, precisa il Comitato, ma rappresenta una testimonianza diretta delle condizioni denunciate dagli utenti. Le segnalazioni riguardano una crisi che, nonostante i comunicati diffusi nei giorni scorsi, continuerebbe a provocare disagi legati alla mancanza d’acqua e alla pressione insufficiente nelle condutture.
Da qui la richiesta di chiarimenti rivolta ad Aretusacque e all’ATI idrico, l’organismo di governo dell’ambito presieduto dal sindaco di Siracusa, Francesco Italia. Il Comitato chiede di conoscere quali verifiche siano state effettuate, quali interventi siano ancora in corso e quando sia concretamente previsto il ritorno a condizioni ordinarie del servizio.
Secondo i promotori della protesta, non è più sufficiente comunicare genericamente l’avvio di un ripristino progressivo. I cittadini hanno bisogno di informazioni puntuali, riscontri verificabili e indicazioni attendibili sui tempi necessari per superare definitivamente l’emergenza. Nel comunicato diffuso l’8 ottobre, così come nelle successive comunicazioni, Aretusacque aveva annunciato il ripristino dei flussi e una graduale normalizzazione dell’erogazione.
Un altro punto critico riguarda l’assistenza alle famiglie rimaste senza un adeguato approvvigionamento idrico. Diversi utenti avrebbero riferito al Comitato di aver ricevuto dal call center indicazioni secondo cui l’attivazione di servizi sostitutivi, come le autobotti, non rientrerebbe nelle competenze del gestore, ma in quelle della Protezione civile.
Una posizione che il Comitato chiede alla società di chiarire ufficialmente, anche alla luce della regolazione ARERA e degli standard relativi al servizio sostitutivo di emergenza. Il riferimento indicato è lo standard S2, che riguarda l’attivazione del servizio entro 48 ore dalla sospensione del servizio idropotabile.
La richiesta è dunque quella di fare chiarezza sulle responsabilità operative, sulle modalità di assistenza e sugli eventuali servizi sostitutivi dovuti agli utenti. Dopo giorni di disagi, i residenti chiedono che agli annunci seguano risposte concrete e interventi capaci di garantire un servizio essenziale.
Il Comitato sollecita infine un’assunzione chiara di responsabilità sia da parte del gestore sia da parte dell’ATI, chiamata a svolgere le proprie funzioni di indirizzo e controllo. La questione resta aperta: i cittadini vogliono sapere quando potranno tornare ad aprire i rubinetti senza il timore di ritrovarsi ancora senz’acqua.
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