Manca solo l’ufficialità, attesa tra domani e l’inizio della prossima settimana, ma la decisione politica appare ormai definita: il deputato nazionale Nino Minardo, originario di Modica, è destinato a diventare il nuovo commissario di Forza Italia in Sicilia, su indicazione del segretario nazionale Antonio Tajani.
Un cambio di regia che ridisegna gli equilibri interni del partito nell’isola e apre, fin da subito, una prima frattura nel fronte critico nei confronti del presidente della Regione Renato Schifani.
La scelta di Minardo non è passata inosservata tra i vertici azzurri siciliani. Il suo profilo istituzionale e il ruolo di primo piano alla Camera vengono letti come un segnale di rafforzamento della linea nazionale del partito sull’isola, ma anche come un riassetto degli equilibri interni. A pesare, in particolare, è stato l’appoggio arrivato da Giorgio Mulè, elemento che avrebbe contribuito a consolidare la candidatura del parlamentare modicano.
Proprio questo passaggio ha però irrigidito una parte del partito regionale. Secondo quanto trapela dagli ambienti azzurri, il via libera di Mulè non sarebbe stato gradito da Marco Falcone, che avrebbe manifestato malumori per una decisione percepita come poco condivisa con le sensibilità interne al partito siciliano. Un segnale che evidenzia come la partita non sia solo organizzativa, ma anche profondamente politica.
Minardo subentrerà a Marcello Caruso, figura considerata molto vicina a Schifani e al governo regionale, che ha guidato il partito in Sicilia dal marzo 2023, dopo l’incarico ricevuto su indicazione di Silvio Berlusconi. La sua gestione ha rappresentato una fase di consolidamento del partito nell’isola, in un contesto politico complesso e fortemente competitivo.
Il cambio di guida apre ora una nuova fase per Forza Italia in Sicilia, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la struttura territoriale e rilanciare l’azione politica in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Ma la nascita di tensioni interne già nelle ore precedenti all’ufficialità suggerisce che il percorso del nuovo commissario potrebbe non essere privo di ostacoli, in un partito che, ancora una volta, si trova a dover bilanciare le dinamiche nazionali con quelle profondamente radicate nell’isola.
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