Siracusa. Estorsioni mafiose e traffici di droga, uso di armi da guerra e riciclaggio: colpo al clan Nardo, 25 arresti e 5,5 milioni sequestrati

di Anthony Maria Bianca

Fiumi di sostanze stupefacenti dalla Spagna, estorsioni ai danni di imprenditori e operatori economici, detenzione di armi e controllo dello spaccio: è scattato all’alba il blitz che ha portato in campo oltre 250 militari. L’inchiesta della Procura etnea ricostruisce la struttura del clan mafioso di Lentini e i collegamenti con la famiglia Santapaola-Ercolano. Nel corso dell’operazione sequestrati aziende, quote societarie, immobili e ingenti disponibilità finanziarie

Vent’icinque persone raggiunte da misure cautelari, un sequestro patrimoniale da circa 5,5 milioni di euro e un’indagine che avrebbe acceso un faro sulla struttura e sulle attività del clan Nardo di Lentini e sui suoi rapporti con la famiglia catanese Santapaola-Ercolano.

È il bilancio dell’operazione coordinata dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catania e condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Siracusa e dai Finanzieri del Comando provinciale di Catania, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal Gip del Tribunale di Catania ed è stato eseguito nelle province di Catania e Siracusa.

Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo e in concorso tra loro, gravemente indiziati di una serie di reati che comprendono l’associazione di tipo mafioso, la detenzione illecita di armi da guerra e comuni da sparo, percosse, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, riciclaggio, rapina, traffico organizzato di sostanze stupefacenti e spaccio. Per alcuni degli indagati viene inoltre contestata l’aggravante dell’agevolazione mafiosa.

Il clan Nardo e la rete nel Siracusano

Al centro dell’inchiesta c’è il clan Nardo, con epicentro a Lentini e ramificazioni nella zona settentrionale della provincia di Siracusa. Un’organizzazione che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe storicamente affiliata alla famiglia catanese Santapaola-Ercolano.

Le indagini avrebbero consentito di raccogliere molteplici elementi indiziari sulla struttura del sodalizio e sulle sue modalità operative. Il quadro delineato dagli inquirenti riguarda soprattutto due fronti: da una parte le pressioni estorsive esercitate sul tessuto economico locale, dall’altra il controllo del mercato degli stupefacenti.

Nel mirino sarebbero finiti operatori economici della filiera agroalimentare, con particolare riferimento al trasporto e alla commercializzazione degli agrumi. Ma non solo. Le investigazioni avrebbero evidenziato anche condotte estorsive ai danni di imprese impegnate nell’esecuzione di opere appaltate da società sottoposte a controllo pubblico.

È proprio in questi passaggi che l’indagine prova a ricostruire il rapporto tra criminalità organizzata e attività economiche: il controllo del territorio, secondo l’ipotesi degli inquirenti, si sarebbe tradotto anche nella capacità di condizionare imprese e circuiti commerciali.

Armi e droga: dalla Spagna alla Sicilia

Un secondo filone dell’inchiesta avrebbe fatto emergere l’operatività di un ulteriore sodalizio di matrice catanese, anch’esso collegato, secondo l’accusa, alla famiglia Santapaola-Ercolano.

In questo caso il baricentro investigativo si sposta sul narcotraffico. Il gruppo sarebbe stato dedito principalmente al traffico transnazionale organizzato e allo spaccio di cocaina, marijuana e hashish. La droga sarebbe stata importata dalla Spagna per alimentare successivamente il mercato dello spaccio nei territori di riferimento.

Un’attività che avrebbe rappresentato uno dei principali canali di approvvigionamento del sodalizio e che si sarebbe intrecciata con il tentativo, attribuito al clan Nardo, di acquisire il controllo dello spaccio di stupefacenti nell’area siracusana interessata dall’indagine.

Nel corso dell’attività investigativa non sono mancati i riscontri operativi. Carabinieri e finanzieri hanno eseguito diverse perquisizioni personali, domiciliari e veicolari. Le attività si sono concluse, in cinque casi, con arresti in flagranza per detenzione di armi, munizioni e sostanze stupefacenti.

Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati una pistola, munizionamento di vario tipo e circa due chilogrammi complessivi di stupefacenti, tra cocaina, hashish e marijuana. Elementi che avrebbero contribuito a consolidare il quadro indiziario raccolto durante l’inchiesta.

Il fronte economico: sequestri per 5,5 milioni

Parallelamente alle misure personali, il Gip ha disposto un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Il valore complessivo dei beni interessati dal provvedimento è stimato in circa 5,5 milioni di euro. I sigilli riguardano complessi aziendali, quote societarie, beni immobili e mobili registrati e disponibilità finanziarie.

Secondo la prospettiva investigativa, i beni sarebbero risultati, a vario titolo, funzionali alle attività criminose, riconducibili a intestazioni fittizie oppure, in relazione ad alcuni indagati, sproporzionati rispetto ai redditi leciti dichiarati.

È il versante patrimoniale dell’inchiesta, quello che punta a seguire non soltanto le attività criminali contestate ma anche la possibile circolazione e l’impiego delle risorse economiche che gli investigatori ritengono collegate ai sodalizi.

In campo oltre 250 militari

Il blitz ha mobilitato una macchina antimafia imponente: oltre 250 militari sono stati impegnati nell’esecuzione dei provvedimenti. Per l’Arma hanno operato i Carabinieri del Nucleo investigativo di Siracusa, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia” e dal 12° Nucleo elicotteri di Catania.

Sul fronte della Guardia di finanza sono scesi in campo i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania e dello S.C.I.C.O., insieme ai reparti territoriali e alle unità AT-PI e cinofile del Comando provinciale etneo. A supporto anche il G.A.N. di Messina e la Sezione Aerea Manovra di Catania.

Un dispositivo articolato, dunque, per un’operazione che ha interessato contemporaneamente il territorio catanese e quello siracusano. L’inchiesta, coordinata dalla Procura distrettuale etnea, restituisce così un quadro investigativo che intreccia affari mafiosi, estorsioni, droga, armi e disponibilità patrimoniali. Sarà ora il percorso giudiziario a stabilire la fondatezza delle contestazioni e le eventuali responsabilità individuali.

di Anthony Maria Bianca 24 Settembre 2026 | 13:01
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