La crisi della pesca torna a farsi sentire con forza lungo le coste siciliane e a lanciare uno dei segnali più preoccupanti è la marineria di Portopalo di Capo Passero, uno dei poli più importanti dell’intero comparto ittico regionale. Qui, dove il mare rappresenta da sempre lavoro, tradizione e identità, gli armatori e i pescatori parlano ormai apertamente di un possibile blocco delle attività. Il problema principale resta il costo del carburante. Il prezzo del gasolio, spinto ulteriormente verso l’alto dalle tensioni internazionali e dal conflitto in Medio Oriente, sta mettendo in ginocchio un settore che già da tempo combatte con margini economici sempre più ridotti. Per molte imprese uscire in mare significa ormai lavorare in perdita.
A raccogliere l’allarme delle marinerie italiane è stata Federpesca, che ha formalmente chiesto l’apertura di un tavolo di crisi con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. L’iniziativa è stata condivisa anche da Coldiretti e Alleanza delle Cooperative Italiane, a testimonianza della preoccupazione diffusa lungo tutta la filiera della pesca. Nella piattaforma inviata al ministero si sottolinea come l’aumento del prezzo del gasolio rappresenti la voce di costo più pesante per le imprese ittiche. Una crescita che, in un contesto già segnato da spese operative elevate e ricavi sempre più incerti, rischia di generare una crisi economica e finanziaria senza precedenti nelle marinerie italiane.
In Sicilia la tensione è palpabile da un capo all’altro dell’isola. Da Trapani a Messina diversi operatori del settore hanno già annunciato di essere pronti a compiere un gesto simbolico ma estremamente forte: riconsegnare le licenze di pesca alle autorità marittime. Tra i centri più colpiti c’è proprio Portopalo di Capo Passero, nel territorio della provincia di Siracusa, che rappresenta la seconda marineria siciliana per dimensioni e attività dopo Mazara del Vallo. Un porto che negli anni ha costruito la propria economia attorno alla pesca e che oggi conta decine di imbarcazioni e centinaia di lavoratori tra equipaggi, armatori e indotto.

Qui il malcontento cresce di giorno in giorno. «Con il gasolio che sfiora un euro al litro, spiegano dalla marineria locale, diventa impossibile sostenere i costi delle uscite in mare. Il carburante rappresenta la principale voce di spesa per le nostre imprese. Se la situazione non cambierà, saremo costretti a fermarci e a consegnare le licenze”. Il documento presentato al ministero individua alcune priorità per evitare il collasso del comparto. Tra le richieste principali c’è l’accelerazione dei pagamenti relativi al fermo pesca temporaneo degli anni precedenti, considerato uno degli strumenti più immediati per garantire liquidità alle imprese.
Molte aziende del settore stanno infatti affrontando difficoltà anche nel versamento delle contribuzioni previdenziali, complice il numero elevato di giornate lavorative perse negli ultimi mesi a causa delle condizioni meteomarine avverse che hanno impedito alle imbarcazioni di uscire in mare. Un’altra proposta riguarda l’introduzione di un credito d’imposta destinato a compensare l’aumento del prezzo del carburante, sulla scia delle misure già attivate in passato con il Fondo europeo per la pesca e l’acquacoltura, il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (Feampa), durante l’emergenza legata alla guerra in Ucraina.
La piattaforma chiede inoltre un coinvolgimento diretto delle Regioni per attivare misure straordinarie di sostegno al comparto, prendendo esempio da iniziative già avviate in altre realtà italiane. In Sicilia, intanto, gli operatori attendono la convocazione di un incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino, dal quale si spera possano arrivare segnali concreti per sbloccare alcune risorse destinate alla pesca.
Tra le richieste avanzate dal settore c’è anche l’estensione alla pesca della Cisoa, la cassa integrazione speciale già prevista per gli operai agricoli. L’obiettivo è includere tra le causali anche i periodi di arresto temporaneo dell’attività di pesca, una misura attesa dagli operatori già dal 2022 ma rimasta finora ferma per questioni legate alle coperture finanziarie. Per realtà come Portopalo, dove la pesca rappresenta un pilastro economico e sociale, la posta in gioco è altissima. Se i costi continueranno a salire senza adeguate misure di sostegno, il rischio non riguarda soltanto le imprese del mare, ma l’intera filiera ittica e le comunità costiere che da generazioni vivono grazie al lavoro dei pescatori.
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