Melilli. Terza vasca Cisma, scoppia il caso delle osservazioni ‘non viste’

di Redazione

Italia Nostra e Comitato No Discariche contestano la procedura: «Le nostre note c’erano, perché non risultano agli atti?»

Non sarebbe passata inosservata, almeno tra gli ambientalisti, la comunicazione regionale secondo cui sulla richiesta di ampliamento della discarica di contrada Bagali non sarebbero pervenute osservazioni da parte del pubblico. Una formula che ha fatto sobbalzare più di qualcuno, soprattutto tra coloro che avevano effettivamente trasmesso documenti critici sul progetto della terza vasca della Cisma Ambiente.

A sollevare il caso è stata Italia Nostra, attraverso la presidente regionale Nella Tranchina, che racconta di aver appreso con sorpresa della presunta assenza di rilievi. «Quando abbiamo letto che non c’erano osservazioni – ha spiegato – ci siamo chiesti che fine avessero fatto le nostre». Non solo l’associazione ambientalista: anche il Comitato “No discariche Bagali-Sabbuci-Baratti” aveva predisposto e firmato un proprio documento di osservazioni, trasmesso il 9 febbraio e inviato per conoscenza anche alla Procura di Siracusa.

Il nodo delle scadenze. È vero che le osservazioni risultavano depositate oltre il termine formale dei trenta giorni previsti dalla normativa per la consultazione pubblica. Tuttavia, secondo le associazioni, i contributi avrebbero dovuto comunque essere acquisiti al procedimento, pubblicati e valutati nell’istruttoria, con l’indicazione della tardività.  Invece, nella nota con cui il Dipartimento Ambiente ha trasmesso la pratica di ampliamento alla Commissione tecnica specialistica (Cts), si legge che «non sono pervenute osservazioni da parte del pubblico potenzialmente interessato». Una comunicazione datata 9 febbraio 2026, quando – sostengono gli ambientalisti – almeno una delle note era già stata recapitata alle caselle pec regionali da settimane. Da qui la richiesta formale di chiarimenti e di integrazione degli atti: le osservazioni, presentate mentre il procedimento era ancora pendente, dovrebbero essere esaminate e considerate nella fase istruttoria.

Le critiche nel merito. Al di là dell’aspetto procedurale, resta la contrarietà netta alla realizzazione della terza vasca, che consentirebbe – secondo il progetto – di estendere di circa cinque anni la vita utile della discarica, oltre ai cinque anni residui stimati per il lotto attualmente in coltivazione. Per Italia Nostra, l’intervento apparirebbe orientato soprattutto a garantire continuità economica all’impianto più che a soddisfare un interesse pubblico prevalente. L’associazione contesta inoltre quella che ritiene una carenza di approfondimenti sugli impatti sanitari e ambientali cumulativi in un’area già fortemente industrializzata come quella del polo petrolchimico siracusano. Vengono citate, in particolare, le potenziali emissioni di polveri ultrafini, metalli pesanti e composti organici, nonché la necessità di valutazioni più puntuali sugli effetti a lungo termine sulla popolazione residente.

Il timore di un impianto ‘fuori scala’. Sulla stessa linea il Comitato No Discariche, che ricorda come l’impianto fosse nato originariamente a servizio della zona industriale di Priolo-Augusta-Melilli. Nel tempo, sostengono i cittadini, la discarica avrebbe assunto una dimensione diversa, accogliendo rifiuti provenienti anche da altre parti d’Italia. Il riferimento è al caso del polverino dell’ex Ilva di Taranto, il cui conferimento in Sicilia fece discutere negli anni passati. Per il Comitato, l’area di contrada Bagali sarebbe caratterizzata da terreni agricoli di pregio, e la prosecuzione e l’ampliamento dell’attività renderebbero più difficili le coltivazioni circostanti. Altro punto critico riguarda la gestione del percolato, stimato in circa 30 metri cubi al giorno. Gli attivisti chiedono chiarimenti dettagliati sui sistemi di sicurezza in caso di eventi estremi o malfunzionamenti dei silos di stoccaggio, ritenendo necessario un quadro più preciso degli scenari incidentali per valutare il rischio di contaminazione delle falde.

La richiesta alla Regione. Le associazioni chiedono che la Commissione tecnica specialistica e, successivamente, la Regione Siciliana esprimano un parere negativo sull’ampliamento, orientando le politiche verso una riduzione del carico ambientale complessivo e una maggiore tutela delle comunità locali. Il procedimento autorizzativo, intanto, prosegue. Ma il caso delle osservazioni “scomparse” riapre il confronto pubblico su un impianto che, nel cuore del polo industriale siracusano, continua a dividere tra esigenze produttive e istanze di salvaguardia ambientale.

13 Febbraio 2026 | 10:14
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