Lentini. Premierato e autonomia differenziata, Santo Ragazzi: «Binomio eversivo, turba l’assetto costituzionale vigente»

di Redazione

Interviene l’ex sindaco di Lentini, Santo Ragazzi: “Due misure normative contrastanti, sbagliate e incaute, di cui non si avvertiva assolutamente il bisogno”

«Sono state avviate in questi giorni due avventate e contraddittorie riforme: quella sul ‘Premierato’ e quella sull’«Autonomia differenziata».

Con la prima si vuole ulteriormente rafforzare il ruolo politico e istituzionale del Presidente del Consiglio; con la seconda, invece, si vogliono estendere ulteriormente i poteri e le competenze delle Regioni. Due misure normative contrastanti, sbagliate e incaute, di cui non si avvertiva assolutamente il bisogno, ma che si vogliono ugualmente portare a compimento da parte della maggioranza perché rispondono a ragioni di equilibrio politico e di scambio cinicamente volute e concordate per dare attuazione a due improvvide e spregiudicate promesse elettorali, pur nella consapevolezza che si tratta di provvedimenti destinati a compromettere l’unità nazionale e ad accrescere le disuguaglianze già esistenti e significative tra Nord e Sud del Paese». Interviene così l’ex sindaco di Lentini, Santo Ragazzi.

Sonto Ragazzi, ex sindaco di Lentini

«‘L’Autonomia differenziata’, ha osservato alcuni giorni fa Isaia Sales, collaboratore di Repubblica e docente universitario a Napoli, ‘sarebbe la costituzionalizzazione delle diseguaglianze tra cittadini appartenenti a territori diversi dentro un unico Stato’. E a soffrirne, a pagarne le conseguenze, sarebbero inevitabilmente le Regioni più fragili: quelle che avrebbero invece bisogno di maggiori compensazioni aggiuntive, proprio per non allargare inesorabilmente la forbice delle differenze tra le une e le altre ed attenuare le debolezze di partenza tuttora presenti. Mi sembra, e mi meraviglia non poco, davvero sconcertante prendere atto che non si riesca a capire, al di là dei problemi concreti, in questo delicato e travagliato tempo di transizione, che appare opportuno e prioritario lavorare per il potenziamento reale del senso di appartenenza alla attrazione identitaria dell’intero territorio nazionale, superando quel frazionismo che ne ha storicamente impedito una vera unificazione politica, sociale, culturale ed economica.

«Si ha invece, purtroppo, la sensazione che si tenda a spostare il centro gravitazionale dell’attenzione politica dalla realtà sociale ed economica del Paese ad una sorta di ossessione autoritaria di esercizio del potere, al fine di rendere quest’ultimo sempre più solido, intoccabile e autoreferente. Non i problemi che quotidianamente interessano il nostro territorio nazionale, ma il continuo assillo di volere a tutti i costi perseguire l’obiettivo di costruire un assetto di potere sempre più forte e inattaccabile, e sempre più distante dalle fondamenta istituzionali e democratiche della nostra carta costituzionale. E non è vero che il “premierato”, di cui non esiste esempio alcuno in tutto il mondo, possa rafforzare l’impianto democratico di una nazione, perché sappiamo che in effetti questo risultato può essere conseguito – come è accaduto d’altra parte in Italia, dove ha funzionato egregiamente – grazie soprattutto ad un equilibrio dei poteri rispettoso delle reciproche funzioni, e non attraverso la presunta superiorità del riscontro elettorale diretto o la ricerca della vaporizzazione della suddivisione virtuosa dei compiti istituzionali e dei ruoli da essa discendenti. Come non è vero che il “premierato” non comporti oggettivamente uno stravolgimento della cornice costituzionale nella quale sono perfettamente incastonate le mansioni presidenziali, che rendono il Presidente della Repubblica il punto di riferimento e di garanzia della vitalità democratica italiana, i cui pregi per tantissimi anni sperimentati sul campo dovrebbero invece auspicabilmente comportarne la salvaguardia ad oltranza» evidenzia l’ex sindaco di Lentini, Ragazzi.

«Entrambe le riforme sono destinate a materializzarsi – culturalmente, politicamente e costituzionalmente – come cruciale esito contraddittorio di una visione cha allarma anziché rassicurare la coesione sociale della stabilità nazionale.

«‘Come si fa a conciliare’, scrive ancora Isaia Sales, il patriottismo della destra meloniana con le piccole patrie care alla destra salviniana?” Fino ad una certa data (dal 1970 all’anno 2000) l’articolazione regionale del territorio nazionale è riuscita ad interpretare e conciliare positivamente il tutto e la parte. “poi il regionalismo ha assunto un carattere divisivo, non una migliore articolazione della nazione, ma un tentativo di trasformare le Regioni in piccoli Stati.” Ora, paradossalmente, proprio per iniziativa di un governo destra-destra – pur potendo essa comportare, di fatto, potenziali preoccupanti implicazioni secessioniste derivanti da un disegno diversificativo piuttosto egoista e frazionista, che non favorisce sicuramente il rafforzamento solidale dei sentimenti identitari e unitari dei cittadini italiani – si promuove, non senza una certa arrogante insistenza, una riforma con la quale a problemi uguali e generali si potranno dare, attingendo a fonti finanziarie differenziate, soluzioni qualitativamente diverse, determinando ancora una volta, tra le varie aree regionali, diseguaglianze di fondo destinate, anziché a restringere, ad allargare ulteriormente la forbice del divario già esistente tra Nord, Centro e Sud del Paese.

«Con la approvazione del perverso progetto riformistico in itinere, si contraddice, tra l’altro, la stessa natura identitaria della forza politica ora maggioritaria nell’ambito del sodalizio di governo: la stessa forza che in passato ha sostenuto, come proprio inoppugnabile connotato ideologico di fondo, la saldezza unitaria della coesione nazionale. Ecco perché non insensatamente si è portati ad esprimere, al riguardo,  legittime e comprensibili perplessità politiche e personali, e tutto può apparire estemporaneamente capovolto! Si tratta, evidentemente, di un cinico baratto politico, grazie al quale, dietro le quinte, si sono voluti tutelare due ineludibili e molto prosaici interessi materiali: a) il mantenimento, al di là delle divisioni, del potere, puramente e nudamente inteso; b) la possibilità di dire al proprio elettorato di riferimento che sono state rispettate coerentemente le promesse elettorali. Non rilevano, quindi, come  inevitabile conseguenza, i contenuti e i possibili eventuali effetti deleteri degli accordi in questione, bensì il potere e il possesso indisturbato di esso. Da un lato, la logica dell’uomo forte, dall’altro, la polverizzazione irresponsabile della realtà nazionale.

«La soluzione non è l’uomo forte, ma l’uomo saggio, giusto e di talento, capace di guidare con mano competente, appropriata e autorevole la comunità nazionale ed europea, di cui vogliamo orgogliosamente continuare a far parte, e di promuovere, con costanza e convinzione, la partecipazione democratica, al fine di renderla sempre più funzionale ed efficiente», conclude l’ex sindaco di Lentini Santo Ragazzi.

15 Marzo 2024 | 18:33
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