In foto: l’assessore regionale alla salute Marcelo Caruso; in alto a dx: Gaetano ArmaoUn sistema opaco, pervasivo, capace di strisciare fino ai vertici decisionali di Palazzo d’Orleans e condizionare la gestione della salute pubblica.
È un quadro inquietante quello che emerge dalle ultime carte dell’inchiesta per corruzione a carico di Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Siciliana ed ex consigliere giuridico del governatore Renato Schifani. Un’indagine che ora rischia di travolgere direttamente l’assessorato alla Salute e scuotere dalle fondamenta l’intera giunta regionale.
Al centro dei nuovi approfondimenti investigativi c’è la nuova rete dell’assistenza oncologica e delle cure palliative in Sicilia: un settore delicatissimo e dal valore milionario. Secondo le ricostruzioni dei magistrati, Armao si sarebbe speso senza sosta per provare a frenare e depotenziare il decreto regionale destinato ad aprire e regolamentare il mercato.
A tirare i fili dietro le quinte ci sarebbe stato Luigi Zancla, presidente della Samo, pronto a tutto – anche ad attingere al pacchetto dei solleciti a suon di mazzette – pur di proteggere a ogni costo la propria fetta di affari.
L’incontro e le versioni “contradditorie”
La tela dell’ex vicepresidente si sarebbe spinta fino al cuore pulsante dell’amministrazione. Il 2 settembre scorso, appena un mese fa, Armao avrebbe incontrato direttamente l’assessore regionale alla Sanità, Marcello Caruso. Un colloquio chiave dal quale l’ex docente sarebbe uscito pienamente soddisfatto, convinto di aver incassato ampie rassicurazioni dal titolare della Salute per congelare la riforma.
I dettagli emergono dai rilievi consegnati dai magistrati al Giudice per le Indagini Preliminari. Subito dopo il summit, Armao avrebbe riferito l’esito al suo fedelissimo Pierluigi Matta, impartendogli – annotano gli inquirenti – «precise direttive affinché predisponesse un elaborato contenente la soluzione giuridica utile a ottenere il risultato chiesto da Zancla», esigendo al contempo la massima riservatezza sull’intera operazione.

Ad appesantire la posizione dell’assessore Caruso, ascoltato dagli inquirenti come persona informata sui fatti, ci sarebbero però clamorose incongruenze. Stando a quanto ricostruito dagli organi di stampa, l’esponente di governo avrebbe negato ai pm di Palermo di aver incontrato Armao all’interno del proprio ufficio. Un’affermazione smentita bruscamente dai riscontri investigativi e dalle immagini agli atti, che immortalerebbero nitidamente il passaggio del professore nei locali dell’assessorato.
Bufera all’Ars: “Un sistema che fa vomitare, subito le dimissioni di Caruso”
La reazione delle opposizioni all’Ars è stata immediata e durissima. A chiedere a gran voce la testa dell’assessore alla Sanità è innanzitutto il gruppo parlamentare di Controcorrente, guidato da Ismaele La Vardera insieme ai deputati Alessandro De Leo, Carlo Gilistro e Josè Marano: «Sembra proprio una rete tentacolare, di quelle brutte. Da quanto uscito sui giornali l’assessore regionale alla Salute e delfino di Schifani, Marcello Caruso, sembrerebbe aver mentito ai magistrati sui suoi rapporti con Armao per poi rassicurarlo su alcune pratiche. Sempre secondo i giornali addirittura avrebbe detto di non aver incontrato Armao nel suo ufficio, quando alcune immagini parlano chiaro. Si tratta di una vergogna senza fine. Se quello che sta emergendo dovesse essere confermato, siamo davanti ad un sistema che fa vomitare. Caruso non può più stare lì, faccia un passo indietro e si dimetta».
Sulla stessa linea d’attacco il segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, che punta il dito contro il vertice della Regione e sollecita un segnale immediato di rottura: «L’assessore alla Salute Marcello Caruso deve dimettersi con effetto immediato. Anche lui fa parte del cerchio tragico di Schifani – insieme a Cuffaro, Iacolino e Armao – e contribuisce a trascinare a fondo il presidente, di cui era ex segretario particolare. Avrebbe infatti mentito ai pubblici ministeri di Palermo che stanno conducendo un’indagine per corruzione. Un fatto che si commenta da sé e su cui però non si può fare finta di nulla, l’arte in cui invece Schifani è maestro».
Mentre l’inchiesta giudiziaria prosegue a ritmo serrato nel tentativo di delineare la reale ampiezza della rete di condizionamenti e scambio di favori, l’impatto politico a Palazzo d’Orleans appare già devastante. Per il governatore Schifani il margine di manovra si fa ogni ora più stretto.
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