Non si ferma la pressione delle Forze dell’Ordine sui quartieri a rischio della città, dove il confine tra aree comuni e nascondigli per la malavita si fa sempre più sottile. È stata un’operazione chirurgica quella condotta dagli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico che, durante un pattugliamento ad alta densità nel cuore di Monte Po, hanno sottratto alla criminalità locale un’arma pronta a fare fuoco.
Il ritrovamento nel cuore del quartiere. L’operazione non è frutto del caso, ma di una mappatura costante del territorio. Gli uomini delle Volanti della Questura di Catania stavano setacciando le palazzine del quartiere, noto purtroppo per essere stato in passato teatro di stoccaggio per arsenali e basi logistiche per lo spaccio. Il silenzio dei corridoi condominiali è stato rotto dall’ispezione sistematica dei locali tecnici. È stato proprio all’interno di un vano contatori, apparentemente anonimo, che i poliziotti hanno notato un’anomalia. Celata tra i cavi elettrici e le cassette di derivazione, è spuntata una pistola clandestina con matricola abrasa.

Un’arma “fantasma” pronta all’uso. L’arma, nonostante fosse priva di cartucce nel caricatore al momento del ritrovamento, è stata dichiarata perfettamente funzionante dagli esperti. La mancanza della matricola – resa illeggibile per impedire la tracciabilità della provenienza – conferma la natura “sporca” della pistola, tipica degli arsenali a disposizione delle cosche o della manovalanza criminale per rapine e intimidazioni. Il sequestro a carico di ignoti apre ora uno scenario investigativo più ampio. Perché quell’arma si trovava lì? Era in “custodia” per conto di un clan o era stata appena utilizzata?
Caccia alle impronte: il ruolo della Scientifica. Il reperto è stato immediatamente affidato al Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica. Gli esperti di balistica e i tecnici di laboratorio lavoreranno nelle prossime ore su due fronti cruciali: Analisi Balistica: Verificare se l’arma abbia già sparato in recenti fatti di sangue o episodi di intimidazione (le cosiddette “stese”). Tracce Biologiche: Ricercare impronte digitali o residui di DNA che possano dare un nome e un volto a chi ha maneggiato o nascosto la pistola.
Il contesto: Monte Po sotto osservazione. L’intervento si inserisce in una strategia più vasta volta a smantellare i ‘fortini’ della criminalità. Negli ultimi mesi, l’area di Monte Po è stata oggetto di numerosi blitz che hanno portato alla scoperta non solo di armi, ma anche di depositi di auto rubate e centrali dello spaccio. La Polizia di Stato ribadisce così la propria presenza in quei territori dove la criminalità cerca di imporre le proprie regole, sottraendo spazi alla collettività per trasformarli in zone d’ombra.
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