Siracusa. Il Bagno della Regina: unico ambiente sotterraneo a Castel Maniace

di Laura Cassataro

Allo stato attuale delle ricerche si tratta dell’unico ambiente sotterraneo coevo alla fabbrica sveva dalle sorprendenti caratteristiche tecniche. Nelle cronache del passato si favoleggiava di fantastiche piscine sotterranee.

“La sua figura è quadrilatera e formato di scelti marmi, ove comodamente possono sedere più persone, ed è tuttavia pieno di acqua. I viaggiatori che lo hanno osservato sono stati di parere di essere un bagno fatto per uso di qualche persona o famiglia rispettabile. Vi si scende per numero 40 gradini: la scala larga palmi cinque, situata allato del primo torrione in entrata il Castello a destra. La vasca ove si prende lo bagno è di palmi cinque di quadro, ed altrettanto profonda. L’acqua sorge in fondo dei lati semi-dolce”. Con queste parole l’annalista siracusano Giuseppe Capodieci nella sua opera dal titolo “Monumenti di Siracusa descritti e illustrati” del 1813, ci lascia testimonianza dell’esistenza di un bagno in Ortygia, detto “della Regina”, che si vede dentro il Castello Maniace, costruito da Federico II di Svevia tra il 1232 e il 1240.

La descrizione del Capodieci sembra adattarsi all’ambiente ipogeico, munito di vasca con acqua dolce, ubicato sotto l’edificio federiciano, noto appunto col nome di “Bagno della Regina”. Si tratta di un ambito attualmente chiuso alla pubblica fruizione, che lascia nascosto alla vista un elemento molto particolare del palacium dello Stupor Mundi. Vi si accede attraverso una scala con copertura a botte, ben conservata e ricavata nello spessore murario del lato sud-ovest, in un primo tratto e scavata nella roccia nella parte più profonda. La scala è rettilinea con copertura a volta, realizzata in due rampe divise da un pianerottolo quadrato. I gradini superstiti sono 41. “I piedritti su cui si imposta la volta cilindrica a tutto sesto sono alti m. 1,40. La volta poi formata di cunei calcarei, oblunghi, combaciante con mirabile esattezza e saldamente cementati, sostiene l’immane peso del muro sovrastante senza che la sua possente compagine presenti alcuna traccia di lesioni” (G. Agnello). Gia’ il Capodieci esprimeva la sua meraviglia sulla perfezione tecnica del vano scala che a suo giudizio non poteva giustificare l’accesso ad una semplice vasca. La scala riceve la luce dalle feritoie ricavate lungo il muro perimetrale e si interrompeva bruscamente in un ammasso di pietrame di crollo sino agli interventi di restauro degli anni Novanta.

In foto: Il Bagno della Regina, al Castello Maniace

Dopo aver descritto la scala, così, infatti, si esprimeva Giuseppe Agnello nel 1935 (“Architettura Sveva in Sicilia”, 1935): “L’esplorazione qui si arresta bruscamente perché il fondo è occupato da un deposito di acque di scolo la cui altezza varia secondo le stagioni”. L’asportazione dei detriti ha portato in luce una vasca quadrata rivestita da lastre di marmo di mq 1 c. ca, alimentata da acqua dolce sorgiva, relativa ad una delle tante falde acquifere di Ortigia. Volgendo lo sguardo verso l’alto, è possibile cogliere la luce attraverso un alto e stretto pozzo che si trova sulla verticale della torre ovest del Castello. La scala è in perfetta sintonia strutturale col resto della fabbrica sveva, coeva quindi alla costruzione del castello. L’importanza dell’approvvigionamento idrico era sentito in maniera particolare da Federico II e i relativi impianti idraulici erano curati nei minimi particolari in tutti i suoi castelli. L’acqua della vasca attualmente risulta salmastra e si mantiene sempre allo stesso livello. Qualche perplessità suscita la scelta del marmo quale rivestimento della vasca, che normalmente dovrebbe essere in malta idraulica. L’acqua è elemento fondamentale della natura e della vita, principio di tutte le cose. I bagni costituivano nella cultura sveva, come già in quella arabo-normanna, una “componente essenziale del benessere fisico, del paradiso dei sensi, del luogo di delizie legate all’acqua e alla fontana della giovinezza sempre presente al centro del verziere, del giardino del locus amoenus, dell’hortus conclusus” (S. Tramontana).

Il Bagno della Regina si configura come uno spazio privilegiato ubicato in un posto dove con semplicità possiamo immaginare la regina e il sovrano isolati in totale riservatezza e sicurezza dallo spazio sovrastante, in un clima di mistero creato dalla penombra e che, grazie alle monofore diversamente orientate, riceveva luce solare sufficientemente calibrata. Suscita interesse particolare il fatto che alle ore 12.00 la luce solare che entra dall’ultima monofora colpisce direttamente l’acqua nella vasca creando un effetto di particolare suggestione. Diventa accattivante l’idea che il Bagno possa essere legato a riti di purificazione più che a semplici abluzioni regali. Ortigia offrì agli occhi dell’Imperatore numerose sorgenti d’acqua dolce, come la mitica fonte Aretusa e le altre esistenti nell’isolotto (come quella di servizio al mikwè – bagno ebraico), nonché quelle delle concerie lungo l’attuale lungomare Alfeo, egli ebbe a trovare nel sito prescelto per la costruzione del Maniace un’altra falda d’acqua “buona”, così come nelle credenze medievali si riteneva l’acqua dolce che sgorga dalla terra a differenza di quella della pioggia, scatenata dal demonio. Castel Maniace, costruzione particolarmente sofisticata tra il castrum e il palacium, rappresenta l’emblema del nuovo modello di palazzo imperiale voluto dallo Stupor Mundi.

La sua corte itinerante rappresentava una novità rispetto al precedente regno Normanno la cui sede centrale era a Palermo. Federico viaggiatore aveva sedi in tutto l’Impero e alcune delle sue regge, come l’aretusea, diventarono sinonimo di raffinatezza e novità ideologiche. Nelle domus extra-moenia Federico ripropone la tipologia dell’edificio circondato dal giardino e dall’immancabile presenza di fontane, di acqua corrente e vivai di origine araba e, proprio nella sala ipostila del “Castello” siracusano pietrifica ogni elemento della natura che lo ammaliava. Colonne che sembrano alberi dai rami che si incrociano al centro delle volte, capitelli fitomorfi, altorilievi con animali e uomini. Un bosco simbolico racchiuso in un’architettura dalla possente forza evocativa. L’acqua, immancabile elemento della natura, svolge un ruolo determinante nel piano architettonico imperiale. Basti pensare a Castel del Monte munito di vasca sotterranea e di cisterne nella parte sommitale delle torri con un sistema idraulico all’avanguardia per i tempi.

In foto: scala del Bagno della Regina, sia in pianta che sezione

Della parte sommitale delle torri di Castel Maniace nulla è rimasto e non possiamo trarre conclusioni riguardo all’esistenza di cisterne da argumenta ex silentio. Ricordiamo però l’esistenza di una cisterna (presunto impluvium) al centro del pavimento del Castello della quale Paolo Orsi ne scoprì la bocca e della quale nessuno si è mai più occupato. Ci piace ricordare la recente ipotesi di G. Fallacara e U. Occhinegro su Castel del Monte interpretato come un “hamman” (bagno spesso prossimo alle moschee)) arabo (“Castel del Monte, nuova ipotesi comparata sull’identità del monumento”, 2015) supportata dal percorso obbligato negli ambienti e dai sistemi di canalizzazione e conservazione delle acque. “Secondo la nostra ipotesi il Castel del Monte è stato pensato come tempio per la cura e riabilitazione del corpo, progettato come un padiglione ove esercitare le arti mediche e farmaceutiche a diretto servizio e utilizzo dell’Imperatore Federico II. Esso era un “locus amenus” ove rifugiarsi per dedicarsi alla propria “Cura corporis” intesa come purificazione del corpo e dello spirito e ove dedicarsi al culto del “Bello”. In esso, concepito come ideale battistero del corpo e dell’anima, lavoravano medici ed alchimisti intenti a salvaguardare la salute dell’Imperatore durante gli ultimi anni di vita, segnati da vari malanni, e si ricercavano e perfezionavano, mediante sperimentazioni e cure erboristiche, le tecniche alchemiche sulla “prolungatio vitae”.

La progettazione tenne conto delle esigenze funzionali proprie dei centri termali orientali, che Federico aveva visitato durante la sesta crociata in territorio Siro-Giordano, mutuando impianti simili agli hammam. Castel del Monte è stato progettato per essere il “battistero” per la redenzione del corpo in primis, ma anche dell’anima dell’Imperatore stesso, alla strenua ricerca dell’Immortalità” (G. Fallacara e U. Occhinegro). Nella convinzione, già espressa in altre sedi, che il Castello Svevo di Siracusa e quello pugliese siano i due poli conclusivi di uno straordinario progetto architettonico federiciano, riteniamo non lontano dal vero la possibilità che il fattore acqua abbia rappresentato anche nel Nostro monumento un elemento fondamentale sul quale ben poco sappiamo. Ricordiamo la presenza di numerose cisterne e i canali di deiezione dei servizi igienici (le prime toilette della storia!) ricavati nel vani-scala delle torri sud ed est (anch’essi chiusi al pubblico). Il Bagno della Regina e la sua scala, i cui conci recano numerosi marchi, meritano un restauro e studi approfonditi, ai fini di una maggiore conoscenza sui tanti misteri che avvolgono il Maniace, frutto di un progetto che dopo oltre ottocento anni rappresenta un trattato di architettura ed ingegneria stupefacente.

di Laura Cassataro 28 Ottobre 2019 | 18:35
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