Augusta. «Traditi per una poltrona», il bluff del civismo: il ribaltone del sindaco leghista infiamma la città

di Anthony Maria Bianca

Nemmeno il tempo di archiviare il plebiscito di maggio, ottenuto sventolando la bandiera dell'indipendenza e del civismo puro, che il sindaco Giuseppe Di Mare indossa la camicia verde e sbarca nei vertici regionali del Carroccio. Il PD insorge e parla apertamente di truffa politica ai danni dei cittadini: “Augusta resta a guardare, mentre le grandi sfide su porto, bonifiche e lavoro rischiano di finire subordinate alle carriere del cerchio magico di Palazzo di Città”

Il civismo a targhe alterne ha una data di scadenza e, a quanto pare, per il sindaco di Augusta, Giuseppe Di Mare, è scaduta appena messe le mani sulle chiavi della città.

Nemmeno il tempo di brindare al trionfo di maggio, un vero e proprio cappotto elettorale che ha lasciato le opposizioni a guardare la sagoma del Consiglio comunale da dietro i vetri, ed ecco il colpo di scena degno della migliore (o peggiore) commedia dell’arte politicante: l’abbraccio con la Lega di Matteo Salvini, con tanto di poltrona di vicesegretario regionale a suggellare la metamorfosi.

Dalle stelle del civismo a motore “libero e indipendente” alle stalle delle tessere di partito, il passo è stato breve. E il Partito Democratico locale, comprensibilmente nero in volto, non ha perso l’occasione per ricordargli che il 50 e rotti per cento preso alle urne non era una cambiale in bianco per la scalata personale.

Dal “tutti civici” al Carroccio senza passare dal via

La ferita politica è fresca. Appena pochi mesi fa, Di Mare catechizzava la platea giurando e pergiurando che il suo unico faro fossero gli augustani, sventolando l’immacolata bandiera delle liste civiche (anche perché, a onor del vero, a Fratelli d’Italia i galloni di partito non andava proprio di cucirglieli addosso alla vigilia del voto). Oggi, scaricato dai meloniani d’antan e fulminato sulla via di Pontida, il primo cittadino si scopre leghista di ferro e pure vicesegretario in salsa sicula.

Un’evoluzione biologica o un prodigio del trasformismo? Per il segretario cittadino Dem, Fiorindo Passanisi, la risposta non lascia spazio a interpretazioni bucoliche: siamo di fronte a un tradimento in piena regola della fiducia popolare: “I cittadini sapevano di votare un aspirante commissario della Lega Nord?”, tuona Passanisi, chiamando alla cassa le civiche che hanno fatto da stampella al trionfo primaverile. La domanda è legittima: chi ha votato il sindaco pensando di sostenere il “sindaco della porta accanto” si ritrova oggi arruolato a sua insaputa nella truppa del Capitano.

Il bottino personale e i conti da pagare (col Sud)

Il copione del palazzo, d’altronde, è sempre lo stesso: carriere che decollano, nomine che fioccano, poltrone regionali che si materializzano per magia e la città ridotta a comparsa di lusso. Di Mare incassa i gradi, ma il PD gli sbatte sul tavolo la lista della spesa rimasta desolatamente vuota: porto, lavoro, bonifiche, infrastrutture. Promesse da campagna elettorale buone per scaldare i cuori, barattate – dicono i dem – con le ambizioni del “cerchio magico”. Da qui la richiesta choc e sacrosanta: tutti in aula, faccia a faccia in una seduta pubblica di Consiglio comunale, a spiegare agli augustani perché il salvagente civico avesse la scritta “Lega” stampata sul fondo.

A rincarare la dose ci pensa Giancarlo Triberio, direttamente dalla segreteria provinciale del partito, che affonda la lama sul dossier meridionale. Sposare la causa salviniana in terra di Sicilia, del resto, richiede un certo pelo sullo stomaco politico. “Come si fa – è il ragionamento del dirigente dem – a consegnare il consenso degli augustani al partito che ha sfilato alla Sicilia oltre un miliardo di euro per dirottarlo sul totem del Ponte sullo Stretto, senza stracciarsi le vesti? E come si fa a digerire l’Autonomia Differenziata firmata Calderoli, il capolavoro normativo pensato per cristallizzare per i secoli dei secoli il divario tra un Nord che corre e un Sud ridotto a bancomat?”.

La verità è che ad Augusta la luna di miele è finita prima ancora di cominciare. Il sindaco ha scelto il tesserino, dimenticandosi che i patti con gli elettori non sono cedibili come un pacchetto azionario. E adesso, tra poltrone regionali e promesse di partito, la luna di miele con la città rischia di trasformarsi in un lunghissimo processo di piazza.

di Anthony Maria Bianca 08 Novembre 2026 | 10:36
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