Sicilia. Mazzette camuffate da ‘consulenze’: l’ex vicepresidente Gaetano Armao ai domiciliari per corruzione

di Anthony Maria Bianca

Le tangenti passavano di mano in mano, le consulenze fittizie avrebbero coperto i pagamenti e gli opachi interessi imprenditoriali avrebbero trovato sponde compiacenti nei rapporti con gli ambienti istituzionali. È il quadro accusatorio al centro dell'indagine della Procura di Palermo, coordinata dal capo dei pm Maurizio De Lucia, che coinvolge figure di primo piano della politica e dell'imprenditoria siciliana: finisco ai domiciliari anche il legale Pierluigi Matta e Luigi Zancla della onlus Samo ETS

In foto: Gaetano Armao

Il ticchettio di un vecchio orologio a pendolo scandiva il tempo non solo delle ore, ma anche di un mercimonio silenzioso e spregiudicato. Al suo interno, al posto dei pesi in ferro o ottone, venivano custodite le mazzette.

Un’immagine da romanzo noir, eppure tragicamente vera, impressa nero su bianco sui fotogrammi delle telecamere piazzate dagli investigatori della Polizia. È il fermo immagine che inchioda Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione siciliana e figura di primo piano della politica e dell’avvocatura isolana, ora confinato agli arresti domiciliari con la pesante accusa di corruzione. La Procura palermitana aveva chiesto l’arresto per il legale e noto politico.

La firma in calce all’ordinanza di custodia cautelare è del giudice per le indagini preliminari Giuseppa Zampino, arrivata a conclusione degli interrogatori preventivi andati in scena a metà ottobre. Un terremoto giudiziario che scuote le fondamenta del potere regionale, coordinato dalla Procura di Palermo – con il procuratore capo Maurizio de Lucia, l’aggiunto Francesca Mazzocco e i sostituti Zoppi, Faletra e Macaluso – e che svela un meccanismo ‘oliato’ nei minimi dettagli.

Gip: “Così occultava i soldi della tangente nel pendolo dello studio”

Nell’ordinanza che ha portato Armao ai domiciliari la Gip scrive: “Il 2 marzo 2026, Gaetano Armao, dovendo consegnare alla propria ex moglie una somma di denaro destinata all’acquisto di abbigliamento per la figlia, si recava nel proprio studio, recuperava il medesimo contenitore cilindrico nascosto nell’orologio a pendolo e ne estraeva una somma di denaro contante, apparentemente pari a circa 1.000,00 euro, che successivamente consegnava alla donna. Tale successivo rinvenimento costituisce un elemento di riscontro rispetto all’ipotesi secondo cui l’involucro occultato il 9 febbraio potesse contenere denaro precedentemente consegnato da Pierluigi Matta ad Armao”.

Il triangolo dei domiciliari e il “sistema”

Insieme ad Armao, la misura cautelare dei domiciliari ha raggiunto il collega e amico Pierluigi Matta e Luigi Zancla, ex presidente della Samo ETS. Secondo l’impianto accusatorio, Matta avrebbe agito da perfetto trait d’union tra gli appetiti degli imprenditori e lo stesso Armao, traghettando mazzette camuffate da consulenze rigorosamente fittizie.

Il quadro delineato dai magistrati fotografa un sodalizio ramificato, nato per oliare ingranaggi istituzionali e piegare le decisioni pubbliche a interessi privati. Nel mirino della Procura, che per i due professionisti aveva inizialmente invocato le porte del carcere, c’era una galassia di posizioni eccellenti: dai domiciliari chiesti per il deputato regionale del Mpa Giuseppe Geremia Lombardo, nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo, ai manager Giuseppe Argirò e Marco Gentile Malacarne, passando per gli imprenditori Mario Lupo e Sergio Vella, fino al divieto di dimora sollecitato per Benedetta Costanzo.

Rinnovabili, pale e cure palliative: la tariffa dei pareri

Il cuore pulsante dell’inchiesta ruota attorno ai ruoli chiave ricoperti da Gaetano Armao: da un lato la presidenza della Commissione tecnico specialistica (Cts) per i pareri ambientali della Regione, dall’altro la sua vicinanza, fino allo scorso agosto, al vertice di Palazzo d’Orléans in qualità di esperto giuridico del presidente della Regione. Una doppia veste utilizzata, secondo l’accusa, per aprire varchi e spianare la strada a società impegnate nel settore delle energie alternative, ansiose di ottenere via libera rapidi e indolori.

Ma non solo vento e pale eoliche. Tra le pieghe dell’inchiesta spuntano anche gli interessi di società operanti nel campo delle cure palliative, spaventate dalla concorrenza e dal possibile allargamento dei sostegni finanziari regionali ad altre realtà del settore. Timori che, a quanto pare, avrebbero trovato pronta sponda e protezione negli uffici regionali grazie alla fitta rete di contatti e alle influenze garantite dall’ex vicepresidente.

Le buste piene di denaro passavano di mano in mano, immortalate dagli obiettivi della polizia, prima di trovare rifugio nel vano di quel antico pendolo. Oggi quel meccanismo si è inceppato di colpo, lasciando sul campo macerie politiche e giudiziarie destinate a pesare a lungo sui tavoli della politica siciliana.

di Anthony Maria Bianca 06 Novembre 2026 | 18:16
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