Siracusa. Appalti truccati al Vermexio, il Riesame cambia le carte: Strazzulla ai domiciliari, per Carbone e Boscarino niente sconti

di Anthony Maria Bianca

Una struttura destinata ad accogliere i braccianti stagionali, milioni di euro provenienti dall'Europa, appalti pubblici e una serie di presunti accordi finiti nel mirino degli investigatori. È il quadro delineato dall'inchiesta Nexus, che coinvolge esponenti politici, funzionari comunali e imprenditori. Intanto il Tribunale del Riesame modifica alcune misure cautelari: Strazzulla passa ai domiciliari, Carbone e Boscarino ottengono la revoca del divieto di comunicazione, ma restano sottoposti agli arresti domiciliari

Quando i soldi destinati all’accoglienza e all’anticaporalato si trasformano nel bottino di un sistema di potere, il confine tra spesa pubblica e interesse privato si dissolve del tutto.

La titanica inchiesta “Nexus”, che ha scosso le fondamenta di Palazzo Vermexio, segna un nuovo e fondamentale capitolo. Con le ultime decisioni del Tribunale del Riesame di Catania, la mappa delle posizioni giudiziarie torna a ricomporsi, mentre la Procura Europea prosegue nell’opera di smantellamento di quella che viene ipotizzata come una vera e propria compravendita di appalti, favori ed edili simpatie.

Il Riesame ridisegna il quadro

La prima novità di peso arriva dalle celle del penitenziario militare di Santa Maria Capua Vetere. Salvatore Strazzulla, il carabiniere finito al centro del vortice investigativo, lascia la il carcere: i giudici etnei hanno accolto in parte la linea difensiva tracciata dall’avvocato Giorgio D’Angelo, disponendo per lui la sostituzione della misura più dura con i domiciliari. Un’attenuazione che non spazza via le accuse, ma allenta la morsa detentiva, nonostante i pubblici ministeri europei Amelia Luise e Calogero Ferrara avessero sventolato il pericolo rosso dell’inquinamento probatorio per inchiodarlo dietro le sbarre.

Restano invece confinati agli arresti dietro le mura domestiche l’imprenditore Massimo Boscarino, assistito dall’avvocato Ignazio Galfo, e l’ex vicepresidente del Consiglio comunale Concetta Carbone, guida legale dell’avvocata Sofia Amoddio. Per loro, tuttavia, il Riesame ha strappato il bavaglio: cade l’ossessione del divieto di comunicazione con terzi, un barlume di “normalità” mentre l’inchiesta però continua a scavare.

Parallelamente, il Comune di Siracusa ha dovuto prendere atto della scure calata sull’ingegnere comunale Michele Dell’Aira, stoppato per un anno intero dall’esercizio di qualsiasi pubblico ufficio. Un provvedimento formale, eseguito dal settore Risorse umane, che prelude a una battaglia legale senza esclusione di colpi annunciata dai difensori del funzionario.

Fondi europei, caporalato e il rebus politico

Ma la vera vertigine dell’inchiesta non sta nei dettagli delle singole restrizioni; sta nel perimetro smisurato del sistema che la Digos di Siracusa ha portato alla luce. Sotto la lente della Procura Europea (EPPO) c’è una ragnatela sulfurea di relazioni che unisce colletti bianchi, politicanti di scarponazzo e palazzinari senza scrupoli.

Il cuore pulsante delle contestazioni ruota attorno a un asse economico e sociale ad altissima tensione morale: la realizzazione e l’ampliamento dell’ostello destinato ai lavoratori stagionali di Cassibile. Interventi finanziati con i denari di Bruxelles – milioni di euro sventolati come bandiera di civiltà nell’ambito del progetto ACCA (Azioni di contrasto al caporalato ed emergenza alloggiativa) – che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati piegati alle logiche clientelari del clan politico-affaristico locale. Gare pilotate, appalti sintonizzati sui desiderata di amici e sodali, e una gestione della spesa pubblica ridotta a merce di scambio elettorale.

E quando l’inchiesta alza lo sguardo, tocca i vertici del potere cittadino. Nell’elenco degli indagati di lusso figura infatti il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, travolto da contestazioni che fanno tremare i polsi: associazione per delinquere e turbata libertà degli incanti. Un’accusa pesantissima, che trasforma la poltrona più alta di Palazzo Vermexio in una polveriera giudiziaria pronta da esplodere, anche in vista della mozione di sfiducia contro il primo cittadino attesa per il 18 novembre.

Scossoni che riscrivono la storia

Per capire davvero dove penda l’ago della bilancia giudiziaria, bisognerà ora contare i giorni: il Tribunale del Riesame si è preso fino a quarantacinque giorni per depositare le motivazioni delle decisioni odierne. Solo allora si capirà se le crepe aperte dai giudici catanesi siano l’inizio del crollo di un’impalcatura accusatoria o semplicemente i primi scossoni di un terremoto destinato a riscrivere la storia politica della Sicilia orientale. Una cosa è certa: a Siracusa, il tempo dei silenzi compiacenti è ufficialmente scaduto.

di Anthony Maria Bianca 06 Novembre 2026 | 16:29
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