C’è un problema che corre sotto la superficie dell’economia siracusana e che rischia, nel tempo, di trasformarsi in una vera frattura: chi raccoglierà il testimone delle imprese costruite dalle generazioni precedenti?
I numeri contenuti nel dossier nazionale della CNA, dedicato al mancato ricambio nelle attività imprenditoriali, restituiscono una fotografia particolarmente delicata per il territorio aretuseo. Mentre in Italia diminuisce il peso delle imprese guidate dai giovani, a Siracusa l’invecchiamento della classe imprenditoriale si intreccia con una progressiva riduzione della popolazione nelle fasce d’età più dinamiche.
Sono 2.849 gli imprenditori con più di 70 anni alla guida di imprese individuali nella provincia. Rappresentano il 14,6% del totale, una quota sensibilmente superiore a quella rilevata dieci anni fa, quando si attestava al 12,7%.
Un dato che colloca il Siracusano al 18° posto nella graduatoria nazionale per presenza di titolari appartenenti alla fascia anagrafica più avanzata e al quinto posto tra le province siciliane.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è l’andamento demografico. Nell’ultimo decennio, infatti, la popolazione compresa tra i 20 e i 39 anni è diminuita del 18%. Meno giovani significa anche meno potenziali successori, meno nuove iniziative imprenditoriali e, soprattutto, maggiori difficoltà nel preservare attività che rappresentano una parte importante dell’economia locale.
Il rischio non riguarda soltanto i bilanci delle singole aziende. In gioco c’è un patrimonio fatto di competenze, mestieri, conoscenze tecniche e rapporti costruiti nel corso degli anni. Un patrimonio che, senza qualcuno pronto a raccoglierne l’eredità, potrebbe disperdersi insieme alle imprese che lo custodiscono.
Il fenomeno interessa una fetta significativa del sistema produttivo provinciale: sono più di 5.200 le attività artigiane inserite in un universo che comprende circa 28.600 imprese commerciali e produttive.
Per la presidente provinciale della CNA, Rosanna Magnano, il passaggio generazionale non può essere considerato una questione secondaria. Salvaguardare le imprese già operative, sostiene l’associazione, significa difendere occupazione, competenze e ricchezza prodotta sul territorio. Da qui la necessità di creare condizioni concrete affinché i giovani possano scegliere di restare nel Siracusano e, soprattutto, trovare gli strumenti necessari per prendere in mano attività già consolidate.
La CNA indica quindi alcune direttrici precise: favorire l’incontro tra imprenditori prossimi alla cessione e giovani interessati a subentrare, costruire percorsi capaci di accompagnare il trasferimento delle competenze e rendere più semplice l’accesso alle risorse finanziarie.
Sul fronte economico, particolare attenzione viene posta su credito e fiscalità. L’obiettivo è ridurre gli ostacoli che spesso rendono troppo oneroso l’avvio di un subentro e consentire ai nuovi imprenditori di affrontare l’investimento iniziale con maggiore solidità.
Il segretario territoriale della CNA, Gianpaolo Miceli, individua negli strumenti finanziari regionali, tra cui Confidi e IRCA, una delle leve da utilizzare per sostenere il passaggio di consegne. A queste misure, secondo l’associazione, dovrebbe affiancarsi una politica fiscale capace di rendere più conveniente il trasferimento delle attività.
La partita, dunque, non riguarda soltanto il futuro di migliaia di imprese. Riguarda la capacità del Siracusano di conservare il proprio tessuto economico e, allo stesso tempo, consegnarlo alle nuove generazioni. Senza un ricambio, il rischio è che insieme agli imprenditori più anziani vadano progressivamente perduti anche mestieri, relazioni e competenze che hanno contribuito a costruire l’identità produttiva della provincia.
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