Per anni sono stati considerati uno degli strumenti principali per sostenere il recupero del patrimonio edilizio di Ortigia. Oggi, però, i fondi della Legge speciale sembrano aver preso una direzione diversa, alimentando la protesta di centinaia di cittadini siracusani.
A sollevare il caso è il Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente, che contesta alla Giunta guidata dal sindaco Francesco Italia le modalità con cui, dal 2021, vengono distribuite le risorse destinate al centro storico.
Al centro della denuncia c’è la destinazione delle somme regionali. Secondo la ricostruzione effettuata dal Comitato sulla base degli atti contabili, una parte significativa delle risorse che in passato sostenevano gli interventi sugli immobili privati sarebbe stata progressivamente indirizzata verso lavori, infrastrutture e altri interventi di carattere pubblico.
La normativa regionale, e in particolare l’articolo 17 della legge regionale 34 del 1996, permette effettivamente di utilizzare i finanziamenti anche per opere di urbanizzazione e interventi di arredo urbano. Il punto contestato, tuttavia, è un altro: per il Comitato, quella che dovrebbe essere una possibilità prevista dalla legge si sarebbe trasformata nel tempo in una scelta ricorrente, fino a comprimere in maniera rilevante la quota destinata ai proprietari degli immobili.
Il risultato, secondo l’associazione, sarebbe il progressivo rallentamento delle graduatorie e il rinvio delle richieste presentate da cittadini che attendono da anni di poter accedere ai contributi per la riqualificazione delle proprie abitazioni.
Dal sostegno ai privati all’aumento della spesa pubblica
A fotografare il cambio di impostazione sono soprattutto le percentuali relative alla ripartizione delle risorse. Nel 2020 l’intera dotazione risultava destinata ai privati. Un anno dopo, nel 2021, la loro quota sarebbe scesa al 40%, mentre nel 2022 si sarebbe attestata al 50%. Il ridimensionamento sarebbe diventato ancora più marcato nel 2023, quando ai proprietari sarebbe stato riservato appena il 28,6% delle somme disponibili.
Il punto più basso, nella ricostruzione del Comitato, sarebbe stato raggiunto nel 2025: nessuna risorsa sarebbe stata destinata agli immobili privati e l’intero milione di euro disponibile sarebbe stato impiegato per interventi pubblici.
Nel 2026 la ripartizione sarebbe tornata a un equilibrio del 50%, con metà delle risorse destinata ai privati e l’altra metà agli interventi pubblici. Un’inversione parziale che, tuttavia, non cancellerebbe gli effetti delle precedenti scelte di bilancio.
Secondo i calcoli del Comitato, nell’arco di cinque anni sarebbero stati circa 4,75 milioni di euro i finanziamenti non indirizzati alla riqualificazione degli immobili privati. Una cifra che, se destinata allo scorrimento delle graduatorie, avrebbe potuto consentire di dare risposta a oltre cento nuclei familiari ancora in attesa.
Il Comitato: «Servono criteri trasparenti»
La contestazione non riguarda soltanto l’entità delle somme trasferite dalla sfera privata a quella pubblica, ma anche le modalità con cui, anno dopo anno, vengono assunte le decisioni.
Davide Biondini, portavoce del movimento, chiede infatti di conoscere quali siano i criteri concreti e verificabili utilizzati dall’amministrazione per stabilire la suddivisione delle risorse. La richiesta è quella di una maggiore trasparenza sulle motivazioni che hanno portato a privilegiare determinati interventi rispetto al finanziamento delle domande già inserite nelle graduatorie.
Il Comitato ha quindi avviato un approfondimento sia sul piano amministrativo sia sotto il profilo giuridico. L’obiettivo dichiarato è verificare se le modalità di utilizzo dei fondi siano conformi alla normativa e, allo stesso tempo, tutelare i cittadini che attendono da anni i contributi destinati al recupero delle proprie abitazioni.
La vicenda riapre così una questione centrale per il futuro di Ortigia: come devono essere utilizzate le risorse della Legge speciale e quale equilibrio deve esistere tra la riqualificazione dello spazio pubblico e il sostegno ai proprietari degli edifici del centro storico? Una domanda che ora il Comitato intende portare anche sul terreno della verifica formale degli atti amministrativi.
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