Marina TerragniGarantire l’effettività dei diritti delle persone di minore età non è un semplice esercizio teorico o una dichiarazione di intenti, ma un dovere concreto che interroga direttamente la responsabilità di tutte le istituzioni pubbliche, a partire da quelle locali. Sul tema si è espressa di recente anche la Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, richiamando l’attenzione sulla necessità di un cambio di passo culturale e giuridico.
Il pilastro su cui deve poggiare ogni decisione è il principio del superiore interesse del minore. Questo concetto non è un’astrazione, ma un preciso obbligo sancito da un solido quadro normativo internazionale e nazionale:
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La Convenzione di New York (1989) e la Convenzione di Strasburgo (1996), che pongono il minore al centro del sistema di tutele.
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La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
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La Costituzione Italiana (a partire dall’Articolo 3) e le leggi dello Stato che ne danno attuazione.
A questo principio si affianca, inscindibile, il diritto del bambino a essere ascoltato in tutte le questioni che lo riguardano (Art. 12 della Convenzione di New York). Ascoltare non significa soltanto “prendere atto”, ma proteggere la stabilità psicologica, emotiva e il percorso di crescita del minore, evitando che la sua voce venga dimenticata o soffocata.
La vera sfida per la nostra realtà territoriale è ribaltare la prospettiva: nelle sedi decisionali non si deve cercare un compromesso o un punto di equilibrio tra gli interessi contrapposti degli adulti. Il superiore interesse del minore deve essere il criterio prevalente e assoluto di ogni scelta. È proprio sulla capacità complessiva delle istituzioni della Repubblica di mettere al centro il bambino, tutelandolo in ogni singola decisione, che si misura la reale civiltà e l’efficacia del nostro sistema democratico.
Salvo Sorbello
Presidente Provinciale Forum Associazioni Familiari Siracusa
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