Siracusa. Pronto soccorso, emergenza senza fine: organici ancora insufficienti e medici sotto pressione

di Redazione

La provincia aretusea copre appena il 55% del fabbisogno di specialisti dell’emergenza-urgenza. In Sicilia mancano oltre 370 medici nei pronto soccorso e il sistema continua a fare i conti con turni massacranti, burnout e difficoltà nel garantire risposte tempestive ai cittadini

La cronica carenza di personale nei pronto soccorso continua a rappresentare una delle principali criticità della sanità siciliana e Siracusa non fa eccezione. Nonostante gli allarmi lanciati negli ultimi anni e i numerosi tentativi di reclutamento, il sistema dell’emergenza-urgenza nell’Isola resta infatti in forte sofferenza, con organici ancora lontani dagli standard necessari per garantire un’assistenza efficace e tempestiva.

I numeri fotografano una situazione che continua a destare preoccupazione. Secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2025, forniti dall’assessorato regionale della Salute ed elaborati da Cimo-Fesmed Sicilia, nei pronto soccorso siciliani risultavano in servizio soltanto 551 medici a fronte di un fabbisogno complessivo di 929 professionisti. Ciò significa che mancano all’appello 378 specialisti, pari a una scopertura del 41%, con appena il 59% dei posti effettivamente coperti.

Una condizione che a Siracusa è diventata ormai strutturale. La provincia aretusea si ferma infatti al 55% della copertura prevista, un dato che evidenzia come quasi un posto su due continui a rimanere vacante. Una situazione che da anni si ripercuote direttamente sull’attività quotidiana dei pronto soccorso del territorio, costretti a garantire servizi essenziali con personale ridotto e carichi di lavoro sempre più pesanti.

L’emergenza non riguarda soltanto i numeri, ma soprattutto le conseguenze concrete sull’organizzazione sanitaria. Organici insufficienti significano turni più lunghi, reperibilità frequenti, maggiore stress fisico e psicologico e crescenti difficoltà nel conciliare vita professionale e privata. Una realtà che rende sempre meno attrattiva la specializzazione in medicina d’emergenza e che alimenta ulteriormente il fenomeno delle dimissioni volontarie e della fuga verso altri settori della sanità. A livello regionale emergono profonde differenze territoriali. Le aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina concentrano circa due terzi dell’intera dotazione organica prevista, con 414 medici in servizio su 610 posti disponibili, raggiungendo una copertura media del 68%. Una percentuale ancora distante dagli standard ideali ma decisamente migliore rispetto a quella registrata nelle province periferiche.

È proprio nei territori lontani dai grandi centri urbani che la crisi assume contorni ancora più drammatici. Complessivamente, nelle altre province siciliane risultano occupati appena 136 posti su 319 previsti, con una copertura che precipita al 43%. Il caso più critico si registra nel Nisseno, dove sono presenti soltanto 11 medici rispetto ai 46 necessari. In alcune strutture, come quelle di Niscemi e Mazzarino, la copertura si attesta al 18%, mentre a Mussomeli scende addirittura al 2%. Anche altre province mostrano dati inferiori alla media regionale: Agrigento si ferma al 45%, Ragusa al 41% e Trapani al 49%. Siracusa, pur registrando una percentuale leggermente superiore rispetto ad alcune realtà limitrofe, continua comunque a convivere con una carenza significativa di personale che incide sulla qualità e sulla tempestività delle prestazioni offerte ai cittadini.

L’unica eccezione positiva è rappresentata da Enna, che raggiunge una copertura del 72%, il dato più alto dell’intera Sicilia. Tra le città metropolitane, invece, Catania si attesta al 65%, Messina al 66% e Palermo al 56%. Le differenze emergono anche all’interno delle singole aziende ospedaliere. Alcuni presìdi riescono infatti a mantenere organici vicini o addirittura superiori al fabbisogno previsto, mentre altri continuano a registrare scoperture estremamente elevate. Una disparità che, secondo i rappresentanti sindacali dei medici ospedalieri, finisce inevitabilmente per tradursi in differenti livelli di accesso alle cure e nella possibilità di ricevere assistenza tempestiva in caso di emergenza.

A sottolineare la gravità del fenomeno è stato il presidente regionale di Cimo-Fesmed Sicilia, Giuseppe Bonsignore, che ha definito il quadro attuale ancora «assai sconfortante» nonostante i lievi miglioramenti registrati rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia. Secondo il sindacato, il rischio è che senza interventi straordinari e misure capaci di rendere più attrattivo il lavoro nei territori più disagiati, la tenuta stessa del sistema dell’emergenza-urgenza possa essere messa seriamente in discussione.

Per Siracusa il tema assume un valore ancora più delicato. Da anni il pronto soccorso del capoluogo e quelli della provincia sono costretti a fare i conti con accessi elevati, personale insufficiente e una pressione costante sulle équipe sanitarie. Una criticità che continua a rappresentare una delle sfide più urgenti per il futuro della sanità aretusea e che richiede soluzioni strutturali in grado di garantire sicurezza agli operatori e risposte adeguate ai cittadini.

03 Giugno 2026 | 09:16
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