Un arsenale nascosto in un’intercapedine, un cane antiesplosivi che fiuta l’anomalia e un’indagine che porta dritta a un 48enne siracusano. È questo lo scenario che ha portato all’arresto di Francesco Messina, finito davanti al Gip del Tribunale di Siracusa, Federica Piccione, che ha convalidato il provvedimento restrittivo ritenendo gravi gli indizi di colpevolezza a suo carico.
Messina, difeso dagli avvocati Gianbattista Rizza e Junio Celesti, è stato sorpreso dagli agenti della Squadra Mobile durante una perquisizione scattata in una zona periferica della città. Gli investigatori, che seguivano da tempo alcune piste su traffici illeciti, hanno fatto irruzione in un immobile legato alla sua sfera familiare. È stato il cane antiesplosivi della Polizia a individuare un punto sospetto: un’intercapedine ricavata nella parete esterna, parzialmente ricostruita di recente.

All’interno, ben occultate in quattro buste di plastica, le forze dell’ordine hanno rinvenuto armi da guerra e da fuoco: una pistola mitragliatrice, una pistola semiautomatica “Erma Werke”, silenziatori, cartucce e un cospicuo numero di proiettili. Un ritrovamento che ha fatto scattare immediatamente il sequestro.

Mentre era in corso la perquisizione, lo stesso Messina si è presentato sul posto, nell’abitazione dei genitori della convivente. Davanti ai poliziotti ha dichiarato di essere l’unico responsabile dell’occultamento, assumendosi così la paternità delle armi e sollevando da ogni coinvolgimento gli altri familiari.
L’indagine è poi proseguita nella sua abitazione personale. Qui, i poliziotti hanno scoperto un ulteriore nascondiglio: un involucro con 78 grammi di marijuana, occultato sopra le tegole del tetto.

Davanti al giudice, Messina ha tentato di alleggerire la propria posizione sostenendo che quelle armi potessero appartenere al suocero deceduto e che lui non fosse a conoscenza precisa del luogo in cui erano state interrate. Ma le giustificazioni non hanno convinto: il Gip ha sottolineato come l’uomo non avesse mai presentato alcuna denuncia e come la parete fosse stata oggetto di recenti lavori, segno – secondo l’accusa – della consapevolezza dell’indagato circa la presenza dell’arsenale.
Il fascicolo rimane ora aperto, e non è escluso che l’inchiesta possa allargarsi per verificare la provenienza delle armi e il loro eventuale impiego in altri episodi criminali. Intanto, Messina resta indagato per detenzione illegale di armi e munizioni, oltre che per la quantità di droga sequestrata.
Un caso che ha destato allarme e preoccupazione, perché la disponibilità di armi di quel tipo, soprattutto se accompagnata da silenziatori e da un quantitativo di stupefacente, lascia intendere un potenziale utilizzo in ambienti criminali strutturati. La Procura intende andare fino in fondo, convinta che l’occultamento non sia frutto del caso ma parte di un disegno ben più ampio.
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