«Dal dibattito di questi giorni sul futuro della zona industriale siracusana e sull’esclusione della stessa dai finanziamenti del Pnrr sono emersi alcuni elementi significativi su cui occorre riflettere attentamente.
Il primo. È del tutto evidente che il governo regionale ha giocato male e tardi la partita del Pnrr. L’esclusione dell’area industriale dai finanziamenti europei è l’effetto di una noncuranza, di una disattenzione e di una manifesta impreparazione da parte del governo Musumeci, a totale discapito di un’area industriale, delle sue imprese e di migliaia lavoratori.
Le levate di scudi di questi giorni degli esponenti locali di centrodestra, rivolte al proprio governo regionale, rendono la vicenda anche grottesca; di tutto abbiamo bisogno ma non di esercizi retorici di un malcostume politico duro a morire: a Siracusa alzano la voce, a Palermo assecondano in religioso silenzio.
Il secondo elemento. Registriamo una palese contraddizione tra le scelte assunte dalla comunità europea in tema di transizione energetica e quelle del governo italiano circa i progetti approvati nel Pnrr. Recentemente, infatti, abbiamo letto della decisione della Commissione Europea di inserire il nucleare di quarta generazione e il gas nella cosiddetta tassonomia, cioè nell’elenco delle attività economiche definite sostenibili. Quindi, da un lato l’Europa spinge per il ritorno al nucleare e al gas -scelta che riteniamo sbagliata e anacronistica rispetto al tema dello sviluppo sostenibile – e dall’altro, in Italia, non si finanzia l’ammodernamento e il rilancio del comparto petrolifero, pur essendo quest’ultimo uno degli asset strategici del paese, ma si lascia morire perché non rientrerebbe, nonostante gli ammodernamenti proposti, nelle attività economiche sostenibili. Sembra un vero e proprio cortocircuito legislativo e politico.
Il fatto poi che ciò avvenga senza alcuna presa di posizione politica del nostro governo nazionale, del nostro governo regionale e delle forze politiche che li sostengono è un motivo di ulteriore preoccupazione.
Terzo e ultimo elemento. La mancata partecipazione del territorio nella definizione degli interventi e nella individuazione di relativi e idonei strumenti finanziari. Il processo di redazione del Pnrr, il successivo stato di valutazione dei progetti e le eventuali misure correttive da adottare restano appannaggio degli addetti ai lavori e sfuggono al dibattito pubblico, alle sedi partecipate, al contributo del territorio. Noi non possiamo fare altro che prendere atto delle decisioni assunte, non siamo messi nelle condizioni di conoscerne le ragioni e, purtroppo, non siamo nemmeno nelle condizioni di poter incidere in qualche misura. Delle scelte sbagliate ne paghiamo le conseguenze, senza poter rimediare.
Premesso ciò riteniamo utile muovere delle considerazioni, sollecitati anche dagli interventi apparsi sulla stampa in questi ultimi giorni.
La porta del Pnrr sappiamo non essere definitivamente chiusa. Sembrano esserci ancora margini per intervenire, il Ministero dello Sviluppo è la sede istituzionale da consultare immediatamente, sulla base di un’idea di rilancio della zona industriale che parta dal territorio, urgentemente, con l’obiettivo di salvaguardare le imprese e i livelli occupazionali nel pieno rispetto delle linee guide della transizione energetica.
Il patto petrolifero deve essere tirato fuori dal cassetto, discusso e approvato nelle sedi competenti, perché lo riteniamo prioritario al pari del Pnrr. I fondi derivanti dal pagamento delle accise, che lo stato restituirebbe alle imprese in cambio di investimenti, rappresentano un altro strumento importante a nostra disposizione, che dobbiamo ottenere.
È giunto il momento dei fatti e non delle parole. Il fallimento del governo regionale e la disattenzione verso il nostro territorio del governo nazionale non devono farci desistere dal continuare a lottare per trasformare il nostro polo petrolifero nel più grande polo energetico italiano. In ballo c’è il futuro economico e occupazionale del nostro territorio e delle persone che ci vivono», lo affermano Sebastiano Zappulla, Coordinatore provinciale Sinistra italiana, Pierpaolo Montalto e Manuela Parrocchia, Coordinatori regionali Sinistra Italiana
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