Siracusa. «Stangata per famiglie e imprese», il benvenuto di Aretusacque costa 300 euro. Grido trasversale: «Basta sacrifici, dov’è il sindaco?»

di Redazione

La prima bolletta, targata nuova gestione, porta con sé un esborso aggiuntivo che fa già discutere: il “prelievo forzoso” di Aretusacque per tutelarsi da eventuali morosità future. Tra disservizi, difficoltà economiche e proteste, la consigliera Barbone (FI) chiede "subito la massima chiarezza", mentre Zappulla (SI-Avs) parla di "salasso ingiustificato". Invocato l’intervento del primo cittadino, Francesco Italia, chiamato a uscire dal silenzio e a prendere posizione

Doveva essere il grande passaggio di consegne verso l’efficienza, si sta trasformando nel solito, amaro rebus a tre cifre per i contribuenti. A Siracusa la nuova era del servizio idrico integrato firmata Aretusacque si apre sotto il segno del sospetto e, soprattutto, del portafoglio che piange.

L’ombra che si allunga sulle tavole delle famiglie siracusane ha la consistenza di una cifra da capogiro: 300 euro in più sulla prima bolletta. Non un conguaglio sui consumi, ma un deposito cauzionale imposto per tutelarsi da ipotetiche morosità future.

Un “biglietto da visita” che ha trasformato la gestione dell’acqua in una polveriera politica, capace di saldare – pur con accenti diversi – le sponde storicamente opposte del Consiglio comunale e dei partiti del territorio.

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Barbone (FI): “Fare subito chiarezza”

A lanciare l’allarme sono stati il Forum provinciale per l’acqua pubblica e Federconsumatori, ma la scossa sismica si è trasferita immediatamente nei palazzi della politica. La reazione non si è fatta attendere: a finire sul banco degli imputati è un meccanismo che chiede garanzie economiche preventive a famiglie e imprese già stritolate dall’aumento del costo della vita.

Dura e diretta la presa di posizione di Alessandra Barbone, consigliera comunale di Forza Italia, che intercetta lo sconcerto all’orizzonte: “I cittadini siracusani sono disorientati dalle notizie che pervengono sugli esborsi per i nuovi contratti. Chiedo come consigliera comunale che si faccia subito la massima chiarezza, in particolar modo in questa fase di grave crisi economica. Non è possibile chiedere ulteriori sacrifici alle famiglie e alle imprese”.

Un richiamo alla trasparenza che evidenzia un cortocircuito informativo: i cittadini si ritrovano a dover pagare prima ancora di aver compreso appieno le condizioni del nuovo corso.

Zappulla (SI-Avs): “Salasso ingiustificato”

Se dal centrodestra si invoca chiarezza e stop ai sacrifici, dal versante della sinistra il giudizio sulla manovra di Aretusacque diventa un atto d’accusa politico senza appello. Sebastiano Zappulla, segretario provinciale di Sinistra Italiana-Avs, parla apertamente di un “salasso ingiustificato”, sottolineando il paradosso di una tariffazione pesante a fronte di uno standard qualitatively discutibile.

“Un esborso aggiuntivo per un servizio, tra l’altro, spesso interrotto da continui disservizi e per una qualità dell’acqua sicuramente non ottimale”, evidenzia Zappulla, mettendo in luce l’asimmetria tra quello che entra nelle case (spesso a intermittenza) e quello che esce dai conti correnti. “Se questo è il biglietto da visita della nuova gestione, il futuro non è per nulla roseo”, continua il segretario.

Il nodo Palazzo Vermexio: “sindaco Italia faccia il suo dovere”

La palla passa ora ineluttabilmente alla politica cittadina e all’amministrazione comunale. La gestione dell’acqua non è un affare esclusivamente privato, e la governance pubblica ha il dovere morale e politico di fare da scudo.

Da Sinistra Italiana parte un appello diretto al Primo Cittadino: “Ci appelliamo alla parte pubblica della società che gestisce il servizio, in primis al sindaco Francesco Italia, per mettere in campo le iniziative contingenti e necessarie per annullare dalla bolletta il deposito della cauzione e difendere gli interessi dei cittadini”.

Il messaggio inviato a Palazzo Vermexio è chiaro: la transizione verso il nuovo gestore non può avvenire sulla pelle dei contribuenti. In una città in cui il bene comune per eccellenza rischia di diventare un bene di lusso, la politica non può limitarsi a fare da spettatrice.

La richiesta che sale trasversalmente dalla città è una sola: congelare subito il maximobonifico cauzionale e ripristinare garanzie di equità. Prima che il malcontento sociale trasformi una bolletta dell’acqua nell’ennesima emergenza cittadina.

26 Settembre 2026 | 17:18
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