Prima la preseunta “carenza di personale”, poi le competenze specialistiche mai dimostrate. Le risposte dell’Amministrazione sollevano nuovi interrogativi sull’affidamento diretto dell’incarico all’ingegnere Salvatore Dresda. E ora la parola passa ad Anac e Corte dei conti. La vicenda del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche di Siracusa, anziché chiarirsi, si arricchisce di nuovi interrogativi. Quello che avrebbe dovuto rappresentare un importante atto di civiltà amministrativa rischia di trasformarsi nell’ennesimo caso emblematico di una gestione pubblica nella quale le spiegazioni arrivano soltanto dopo le contestazioni e, soprattutto, sembrano aprire ulteriori falle nella ricostruzione dei fatti.
Al centro della questione c’è la determina dirigenziale n. 6806 del 22 dicembre 2025, con la quale il Comune ha affidato all’ingegnere Salvatore Dresda la redazione del programma di intervento del PEBA, per un importo complessivo di 48.988,37 euro, a fronte di uno stanziamento di 50 mila euro. Un incarico affidato direttamente, senza gara, sulla base dell’articolo 50 del Codice dei contratti pubblici. Una scelta che, fin dall’inizio, ha sollevato dubbi sulla congruità dell’importo, sulla procedura adottata, sulle competenze del professionista individuato e, soprattutto, sulla reale necessità di ricorrere a una professionalità esterna.
La prima contraddizione: appalto o incarico professionale?
A far emergere le prime criticità è stata la responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza del Comune, Danila Costa. Nella propria nota, il RPCT ha rilevato come la motivazione contenuta nella determina — riferita alla «carenza di personale di competenze tecniche ad hoc» e alla scelta di un professionista con «comprovata esperienza» — richiamasse i presupposti tipici degli incarichi individuali di collaborazione autonoma previsti dall’articolo 7 del decreto legislativo 165 del 2001. La determina, tuttavia, qualificava l’operazione come un appalto di servizi, richiamando il Codice dei contratti pubblici e indicando il relativo CIG. Due impostazioni giuridiche differenti, due regimi differenti, due diversi percorsi motivazionali.
Il RPCT ha quindi chiesto al dirigente competente di chiarire la natura effettiva del rapporto e di produrre gli atti istruttori a sostegno della scelta. Un rilievo tutt’altro che secondario, considerato che, nel caso di un incarico di collaborazione autonoma, sarebbe stato necessario dimostrare preventivamente l’impossibilità oggettiva di utilizzare risorse interne.
La successiva risposta del dirigente ha qualificato l’affidamento come appalto di servizi tecnici di ingegneria. Ma la domanda resta: perché la motivazione originaria dell’atto richiamava formule riconducibili a un’altra tipologia di incarico? E soprattutto: la correzione interpretativa è stata accompagnata da una documentazione istruttoria adeguata oppure è arrivata soltanto per ricondurre a posteriori il provvedimento nel perimetro normativo ritenuto più conveniente? E soprattutto perchè la determina non è stata pubblicata tempestivamente nella sezione Amministrazione Trasparente del Comune, come prescrivono le norme e come verificato dalla segretaria generale? Per questa gravissima inadempienza sono stati adottati i provvedimenti previsti dalle norme o queste valgono soltanto per i normali cittadini? Cosa ne pensano il Prefetto e il Nucleo di Valutazione dello stesso Comune?
La «carenza di professionalità interne» inoltre non basta dichiararla.
Il dirigente del settore Pianificazione urbanistica ha sostenuto che gli uffici comunali non disporrebbero di professionalità tecniche specialistiche in materia di eliminazione delle barriere architettoniche e che il ricorso a un tecnico esterno sarebbe stato giustificato da ragioni di economicità ed efficacia. Una dichiarazione che, però, avrebbe bisogno di essere dimostrata con atti concreti. Quali ricognizioni sono state effettuate all’interno degli uffici? Quali professionalità sono state esaminate? Sono stati individuati dipendenti con competenze compatibili, anche parziali, con l’incarico? È stata redatta una relazione tecnica che dimostri l’impossibilità di procedere con le risorse interne?
La solerte consigliera Alessandra Barbone ha posto proprio queste domande, chiedendo di conoscere la documentazione sulla quale il dirigente ha fondato la propria affermazione. E qui emerge un’altra circostanza da chiarire: se il settore non disponeva delle professionalità necessarie, per quale ragione il professionista esterno sarebbe poi stato affiancato da personale tecnico interno? L’affiancamento, naturalmente, non dimostra di per sé un’irregolarità. Ma rende ancora più urgente capire quale fosse l’effettivo apporto richiesto al professionista incaricato e quali attività siano state concretamente svolte dagli uffici comunali.
Il curriculum e la ‘comprovata esperienza’: dove sono le prove? Per giustificare l’affidamento, il dirigente ha sostenuto che l’ingegnere Dresda avrebbe maturato circa sette anni di esperienza nella progettazione e nella direzione dei lavori, anche in materia di abbattimento delle barriere architettoniche. È proprio questo uno dei punti più delicati dell’intera vicenda. Un conto è possedere esperienza generica nel settore edilizio, nella ristrutturazione o nell’efficientamento energetico. Un altro conto è avere una specifica esperienza nella redazione di un Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, strumento che richiede competenze integrate di pianificazione urbana, accessibilità universale, mobilità, progettazione dello spazio pubblico, analisi degli edifici e partecipazione delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità. Il Comune richiama anche un’attività tecnica volontaria svolta dal professionista presso la SAM Onlus. Ma la consigliera Barbone ha chiesto di conoscere nel dettaglio la natura di questa attività, domandando se essa abbia riguardato realmente interventi tecnici e progettuali per l’eliminazione delle barriere architettoniche oppure attività di natura prevalentemente assistenziale.

La differenza è sostanziale
Non è sufficiente citare un’associazione o richiamare genericamente un’attività volontaria: occorre spiegare quali incarichi siano stati svolti, quali progetti siano stati elaborati, quali responsabilità tecniche siano state assunte e quali risultati siano stati prodotti. A oggi, sulla base dei documenti esaminati, non emerge una dimostrazione pubblica e puntuale di precedenti esperienze dell’ingegnere Dresda nella redazione di PEBA per città con dimensioni e complessità paragonabili a Siracusa. Non si tratta di emettere una sentenza sulle capacità professionali del tecnico. Si tratta, più semplicemente, di chiedere all’amministrazione di dimostrare ciò che ha dichiarato. Un incarico da quasi 49 mila euro e una trasparenza arrivata in ritardo e un Piano che le persone con disabilità attendono da anni e che deve essere preparato in maniera corretta.
A rendere ancora più controversa la vicenda è, lo ripetiamo, il capitolo della pubblicazione degli atti. Nella nota del 29 giugno 2026, il RPCT aveva rilevato che la determina non risultava pubblicata né nella sezione «Bandi di gara e contratti» né in quella relativa a «Consulenti e collaboratori». Successivamente, il dirigente ha comunicato che l’atto sarebbe stato pubblicato nella sezione «Bandi di gara e contratti». Ma senza indicare la data precisa della pubblicazione. Una lacuna che la consigliera Barbone ha chiesto di colmare, evidenziando come la data di pubblicazione possa avere rilievo ai fini della trasparenza amministrativa, dell’accesso agli atti e della decorrenza dei termini previsti dalla legge. Anche in questo caso la questione non è meramente formale. Quando si spendono risorse pubbliche e si ricorre a un affidamento diretto, la pubblicità degli atti deve essere tempestiva, completa e verificabile. Non può diventare un adempimento da sistemare soltanto dopo che un consigliere comunale, il RPCT o l’opinione pubblica hanno sollevato il problema.
Il Consiglio comunale ha chiesto verifiche
Il 16 luglio 2026 il Consiglio comunale ha approvato la mozione presentata da Alessandra Barbone, disponendo la trasmissione della documentazione alla Procura regionale della Corte dei conti e all’anac. Un passaggio istituzionale che non equivale all’accertamento di un illecito, ma che certifica l’esistenza di interrogativi ritenuti meritevoli di approfondimento da parte dell’organo consiliare. Il fascicolo però, incredibilmente, non contiene, come sarebbe stato ovvio, tutti gli atti alla data del 16 luglio ma in maniera assai discutibile viene aggiunta una nota del Dirigente del Settore Pianificazione Urbanistica del 28 luglio. Fatto mai accaduto in passato: se un consiglio comunale, all’unanimità, decide, sulla base degli atti in suo possesso, di procedere con una determinata modalità, appare quantomeno anomalo che qualcuno aggiunga ulteriori documenti, che peraltro appaiono non determinanti. Ora gli organismi di controllo dovranno verificare se la procedura sia stata correttamente motivata, se i requisiti professionali siano stati adeguatamente documentati, se la scelta del contraente sia stata sostenuta da un’istruttoria completa e se vi siano eventuali profili di danno erariale e non solo. La città merita risposte, non ricostruzioni a posteriori
Il PEBA riguarda direttamente la qualità della vita delle persone con disabilità, degli anziani e di tutti i cittadini che incontrano ostacoli nella fruizione degli spazi pubblici. Non può essere trattato come una pratica burocratica qualsiasi, né come un incarico da affidare e poi difendere quando emergono dubbi. L’Amministrazione comunale ha il dovere di chiarire, documenti alla mano, ogni passaggio: dalla quantificazione dei 39 mila euro iniziali alla scelta del professionista, dalla verifica delle competenze alla ricognizione del personale interno, fino alla pubblicazione degli atti. Le dichiarazioni rese successivamente alla determina dovranno essere confrontate con la documentazione effettivamente presente nel fascicolo. Se esistono relazioni, curricula, verbali, verifiche e atti istruttori, vengano messi a disposizione. Se invece alcune affermazioni non sono adeguatamente supportate, sarà necessario spiegare perché siano state inserite negli atti amministrativi.
La trasparenza non consiste nel costruire una giustificazione dopo l’altra. Consiste nel rendere comprensibile, verificabile e incontestabile il percorso che conduce alla spesa di denaro pubblico.
• Le ragioni concrete dell’affidamento esterno;
• La valutazione del curriculum del professionista; Le prove delle esperienze specifiche dichiarate;
• Il contenuto dell’attività svolta presso la SAM Onlus;
• Il ruolo dei tecnici comunali coinvolti;
La data esatta della pubblicazione della determina. Se tutto è regolare, gli atti dovrebbero parlare con chiarezza. Se invece emergessero dichiarazioni incompatibili con la documentazione ufficiale, la questione assumerebbe una gravità istituzionale e amministrativa che non potrebbe essere minimizzata.
La domanda finale, dunque, è semplice ma decisiva:
Il Comune di Siracusa ha prodotto una ricostruzione amministrativa solida e documentata, oppure ha fornito spiegazioni successive per difendere un affidamento già finito sotto esame? La risposta non può essere affidata alle parole. Deve arrivare dalle carte. Ed è proprio questo che, nella vicenda PEBA, l’Amministrazione di Siracusa deve ancora dimostrare.
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