Siracusa. Industria, più investimenti per la sfida decarbonizzazione

di Giuseppe Bianca

Per azzerare le emissioni del Polo saranno necessari circa 8-10 miliardi di euro: intervenga il governo nazionale

Oggi ci si interroga sul futuro del petrolchimico, naturalmente per dire addio alle fonti fossili e per passare alle rinnovabili. Nei giorni scorsi Confindustria Siracusa, in rappresentanza delle sette grandi aziende insediate nel polo, ha avviato un incontro fattivo per una nuova visione complessiva sulla ‘Decarbonizzazione e la Competitività del Polo Industriale Aretuseo’.

Ma cosa intendiamo davvero per decarbonizzazione? 

La transizione energetica verso una produzione di energia più sostenibile non può risolversi nel semplice e improvviso abbandono delle fonti fossili. Il processo, invece, deve prevedere un’eliminazione graduale e dovrebbe essere gestito in modo da garantire la stabilità, la resilienza e l’efficienza delle reti.

La sfida della decarbonizzazione con l’obiettivo del net zero nel 2050 impone maggiori investimenti, deve intervenire il Governo nazionale con nuove collaborazioni tra pubblico e privato e più sintonia nelle politiche industriali tra i Paesi del G7 e la competitività del Polo Industriale Siracusano.

Confindustria Siracusa in collaborazione con The European House Ambrosetti ha, infatti, avviato uno studio finalizzato ad affrontare le sfide e le opportunità legate al percorso di decarbonizzazione del Polo Industriale di Siracusa per garantire lo sviluppo, la competitività e la sostenibilità delle aziende del Polo identificando la traiettoria da seguire, i fattori abilitanti e quelli attualmente bloccanti e quindi da rivedere.

Presidente Confindustria Gian Piero Reale

«L’interdipendenza e la visione comune delle aziende – dice il Presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale – ci ha convinto della necessità di realizzare uno studio che ci consenta di avviare in maniera pragmatica un percorso di decarbonizzazione integrato al Polo al fine di considerare e valorizzare la forte simbiosi industriale alla base della competitività del Polo”.

Due le priorità emerse nella prima fase dello studio in corso per le aziende del Polo Industriale di Siracusa: lo sviluppo di una infrastruttura comune per il trasporto e lo shipping della CO2 catturata, la cosiddetta Carbon Capture and Storage (CCS) a servizio di tutte le aziende del Polo e lo sviluppo di una filiera dell’idrogeno rinnovabile e low carbon integrata nelle attività del Polo».

G7 Clima, Energia e Ambiente

E’ un tema emersi dalla “G7 Industry Stakeholders Conference” organizzata dal B7, la Business Federation delle sette nazioni più industrializzate al mondo. L’evento, che si è tenuto a fine aprile nella sede dell’Unione Industriali di Torino, in concomitanza con il G7 Clima, Energia e Ambiente, ha visto la partecipazione del ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e rappresentanti di alto livello delle organizzazioni imprenditoriali del B7. L’ammontare degli investimenti è estremamente ingente e una sola delle due parti non può arrivare da sola agli obiettivi. Un esempio tra tutti è il partenariato tra pubblico e privato, formula contrattuale che incentiva e facilita questa collaborazione. E’ cruciale il ruolo dei privati che non solo mettono a disposizione le risorse finanziarie ma anche competenze, tecnologie e capacità progettuale. La collaborazione è fondamentale per affrontare una sfida così importante. 

La visione unitaria di un “Zero Carbon Industrial Cluster” nel Polo Industriale di Siracusa consente di preservare la competitività del Polo industriale, di attrarre investimenti da parte di aziende interessate a produrre in contesti decarbonizzati, sostenere la riconversione delle imprese siciliane verso nuovi settori della green economy e contribuire alla sostenibilità del territorio.

I tempi necessari per la riconversione industriale

La decarbonizzazione del Polo richiede la ridefinizione di alcuni ‘fattori abilitanti’ nella normativa in grado di creare certezze e i tempi necessari per la riconversione industriale, ha sottolineato Alessandro Viviani, Associate Partner di The European House – Ambrosetti. La decarbonizzazione è più costosa in Europa che in altri contesti, rischiando di mettere fuori mercato le industrie europee. È necessario mettere in campo un nuovo approccio sistemico alla decarbonizzazione con un più diverso modello di intervento pubblico a sostegno della competitività nelle filiere globali».

Occorre unire tutte le nazioni più industrializzate per avere un approccio omogeneo tra i diversi Paesi, soprattutto per la tassonomia (è una classificazione comune a livello UE delle attività economiche che possono essere considerate sostenibili dal punto di vista ambientale), dall’altro lato è una collaborazione e un dialogo tra impresa e istituzioni. E il governo nazione venga in soccorso per agevolare la nostra industria per avviare questo processo innovativo e preservare la competitività del Polo industriale con la Decarbonizzazione.

Occorrono interventi del governo nazionale

Per azzerare le emissioni del Polo saranno necessari circa 8-10 miliardi di Euro di investimenti per l’adeguamento degli impianti produttivi ed un quadro normativo e di ammissibilità a finanziamenti non ancora esistente e definito e che richiederà un importante lavoro da parte del governo nazionale, di tutte le istituzioni e di tutti gli stakeholders.

La collaborazione è fondamentale per affrontare una sfida così importante”.

Il dibattito ha evidenziato come il ruolo delle innovazioni ed in particolare del digitale nel campo dell’energia assuma un ruolo cruciale nel perseguire gli obiettivi nella riduzione delle emissioni.

Ci sono nazioni come l’Italia, che è fortemente esposta al gas e quindi avrà bisogno di determinate tecnologie come la cogenerazione e la trigenerazione, o nazioni come la Francia dove il gas è meno rilevante perchè ha una forte presenza del nucleare.

Dal G7 “Clima, Energia ed Ambiente” di Torino, a Venaria Reale, il documento conclusivo del vertice ministeriale dedicato alla sostenibilità energetica e ambientale, alle fonti pulite e rinnovabili, al contrasto ai cambiamenti climatici e all’abbattimento delle emissioni inquinanti. Un compromesso storico per fare qualche passo in avanti nella transizione energetica ed ecologica.

La Carta di Venaria

Abbandono del carbone entro il 2035, forte crescita delle rinnovabili, maggiore collaborazione sulla fusione nucleare, ridurre la dipendenza energetica dall’estero, in particolare dalla Russia, abbattere le emissioni inquinanti da metano, sono i punti chiave inseriti nell’accordo raggiunto oggi tra i ministri dell’Ambiente e dell’Energia dei Paesi del G7 a Torino, in quella che passerà alla storia come Carta di Venaria.

I punti chiave della Carta

• i Paesi G7 si sono impegnati a chiudere le proprie centrali a carbone entro la prima metà del prossimo decennio (2035 al più tardi) o comunque in una data compatibile con l’obbiettivo di mantenere l’aumento di temperatura entro il grado e mezzo;

• in materia di rinnovabili per attuare l’impegno assunto alla COP 28 di triplicare la capacità di produzione al 2030, i G7 si sono impegnati a contribuire a sestuplicare la capacità degli accumuli di energia al 2030, portandola fino a 1.5 TW, a livello globale;

• istituire un Gruppo di Lavoro sull’Energia da Fusione nucleare per condividere le migliori pratiche ed esplorare le aree di cooperazione;

• ridurre del 75% al 2030 delle emissioni di gas metano dalle filiere dei carburanti fossi;

• decarbonizzare gli impianti industriali e hard-to abate ricorrendo alle tecnologie innovative tra cui CCS, l’idrogeno rinnovabile a basse emissioni e biometano.

di Giuseppe Bianca 27 Maggio 2024 | 09:14
© RIPRODUZIONE RISERVATA