Siracusa. «Il presidente traditore e incapace», la folle ipotesi di smembrare il Libero Consorzio: «Giansiracusa si dimetta»

di Redazione

La crisi dei conti diventa una guerra politica: Forza Italia e Noi Moderati attaccano frontalmente il presidente dopo l'ipotesi di spartire l'ex provincia aretusea tra Catania e Ragusa. Il consigliere Burti chiede un passo indietro, Candelari denuncia una grave rottura con il dovere di tutela del territorio e il fronte degli oppositori alza il tiro: «Un presidente dovrebbe battersi per risanare l'ente, non arrendersi alla sua dissoluzione»

La crisi finanziaria del Libero Consorzio Comunale di Siracusa irrompe nel dibattito politico con una domanda che va ben oltre i bilanci dell’ente: si può affrontare una difficoltà finanziaria mettendo in discussione l’esistenza stessa di un territorio e della sua identità istituzionale?

È questo il terreno sul quale si apre lo scontro politico dopo le dichiarazioni del presidente del Libero Consorzio, Michelangelo Giansiracusa, che ha prospettato, nel caso in cui non si arrivasse entro la fine dell’anno a una soluzione finanziaria, l’ipotesi di uno smembramento del territorio siracusano tra i vicini territori di Catania e Ragusa.

Una prospettiva che ha provocato una reazione durissima da parte di diversi esponenti politici. Il primo affondo arriva da Cosimo Burti, consigliere del Libero Consorzio ed esponente di Forza Italia, che definisce «shock» le parole del presidente e contesta radicalmente la prospettiva indicata.

Per Burti, il problema non è soltanto il contenuto della proposta, ma il significato politico che essa assumerebbe. «Una cosa è subire questo declino, un’altra è palesarne la resa istituzionale e spacciarla per una “provocazione”», sostiene il consigliere, secondo cui quella che viene presentata inizialmente come una provocazione si sarebbe trasformata, nelle successive dichiarazioni, in una posizione politica concreta.

Siracusa non è un territorio in esubero

Il passaggio più duro dell’intervento di Burti riguarda proprio l’identità del territorio. «Siracusa non è un territorio in esubero da spartire tra Catania e Ragusa», afferma il consigliere, richiamando la storia della provincia, la presenza di imprese, lavoratori, scuole e infrastrutture.

La questione, dunque, non sarebbe soltanto amministrativa. Per Burti sarebbe in gioco la capacità della classe dirigente siracusana di difendere l’autonomia e il peso istituzionale del territorio.

Da qui l’affondo finale: se quella prospettata da Giansiracusa fosse realmente l’idea di futuro per il Libero Consorzio, il presidente dovrebbe, secondo Burti, «fare un passo indietro» e rassegnare le dimissioni.

Una richiesta politicamente pesante, che trasforma la discussione sulla crisi finanziaria in una vera e propria resa dei conti sulla guida dell’ente.

Candelari: “Un presidente dovrebbe chiedere risorse”

Sulla stessa linea si colloca Francesco Candelari, anch’egli esponente di Forza Italia. Il suo intervento parte da una premessa politica precisa: davanti alle difficoltà economiche di un ente, la risposta dovrebbe essere la ricerca di risorse e strumenti per risanarlo, non la prospettiva della sua disgregazione.

«Un presidente dovrebbe chiedere risorse, pretendere interventi legislativi e battersi per risanare l’ente», sostiene Candelari. Il dirigente di Forza Italia utilizza quindi parole particolarmente dure nei confronti di Giansiracusa, contestandone quella che considera una violazione del dovere politico assunto al momento dell’insediamento.

Candelari definisce il presidente «traditore», riferendosi al giuramento prestato al momento dell’assunzione dell’incarico e sostenendo che la prospettiva dello smembramento rappresenterebbe una rottura con quell’impegno. È un’accusa politica, dunque, che investe direttamente il rapporto tra rappresentanza istituzionale e responsabilità verso il territorio.

Il nodo della legge Delrio

Candelari allarga poi il campo della polemica al meccanismo con cui vengono oggi individuati gli organi dei Liberi Consorzi. Il riferimento è al sistema di secondo livello introdotto dalla legge Delrio, nel quale il presidente viene eletto da sindaci e consiglieri comunali anziché direttamente dai cittadini.

Secondo Candelari, proprio questo modello avrebbe bisogno di essere superato attraverso il ritorno all’elezione diretta. La sua argomentazione è politica: chi guida un territorio, sostiene, dovrebbe avere un mandato diretto e una responsabilità altrettanto diretta nei confronti della comunità amministrata.

La crisi del Libero Consorzio diventa così anche l’occasione per riaprire una discussione più ampia sulla rappresentanza democratica degli enti intermedi siciliani.

Noi Moderati: “Giansiracusa vuole abbandonare la nave?”

A rendere ancora più incandescente il quadro interviene Noi Moderati, che legge le parole del presidente attraverso una chiave ancora più politica. Il movimento chiede provocatoriamente: «Giansiracusa vuole abbandonare la nave?» Secondo Noi Moderati, l’ipotesi di accorpamento dei territori siracusani ai vicini Consorzi non sarebbe interpretabile semplicemente come uno sfogo o una provocazione, ma potrebbe essere il segnale di un disimpegno rispetto a un ente alle prese con difficoltà finanziarie e organizzative.

Il movimento parla di un possibile tentativo di «abbandonare la nave» e di «issare bandiera bianca per salvaguardare la propria immagine». Anche in questo caso si tratta della lettura politica fornita dal movimento, che collega la vicenda amministrativa alle prospettive future della classe dirigente siracusana.

Nel mirino di Noi Moderati finiscono anche alcune vicende amministrative che il movimento considera indicative delle difficoltà attraversate dalla presidenza: vengono richiamati, tra gli altri, l’incendio nella riserva naturale Ciane-Saline e la vicenda dell’Istituto Rizza.

Il movimento collega inoltre la discussione alla questione dell’accumulo degli incarichi istituzionali e alle future ambizioni politiche di Giansiracusa, evocando anche l’ipotesi di una sua possibile candidatura alla guida di Palazzo Vermexio.

È un ulteriore livello dello scontro: non più soltanto il futuro del Libero Consorzio, ma anche il futuro politico del suo presidente.

La vera partita è il destino del territorio

La prospettiva della “svendita” apre una ferita che va ben oltre i conti del Libero Consorzio e pone una domanda difficilmente eludibile: che cosa resterà dell’identità, dell’autonomia e della capacità di rappresentanza di Siracusa se il suo territorio dovesse essere diviso e ricondotto sotto Catania e Ragusa?

È proprio su questo terreno che gli avversari di Giansiracusa hanno deciso di alzare il livello dello scontro. Burti arriva a chiedere le dimissioni del presidente; Candelari contesta alla radice l’idea dello smembramento e rilancia la necessità di un’elezione diretta dei vertici dell’ente; Noi Moderati parla di un possibile «abbandono della nave» e mette in discussione le scelte politiche della presidenza, anche alla luce delle sue possibili prospettive elettorali.

Ma al di là delle dichiarazioni, resta una questione che Giansiracusa non può eludere: se il Libero Consorzio è in crisi, la risposta di chi lo presiede deve essere quella di arrendersi all’ipotesi della sua dissoluzione oppure quella di aprire una battaglia istituzionale per salvarlo?

Perché il punto politico è esattamente questo. Una crisi finanziaria può essere affrontata con risorse, norme, interventi straordinari e un confronto serrato con Regione e Stato. La prospettiva di smembrare un territorio, invece, rischia di trasformare una difficoltà amministrativa in una resa politica. Ed è questa la contestazione più pesante che oggi viene rivolta a Giansiracusa.

Siracusa non è una voce di bilancio da cancellare quando i conti non tornano, né un territorio da ridisegnare sull’atlante amministrativo per prendere atto di una difficoltà. È una comunità con una storia, un’identità e interessi territoriali che la politica è chiamata a rappresentare e difendere.

Per questo lo scontro sul Libero Consorzio non può essere archiviato come una semplice polemica tra partiti. La domanda riguarda direttamente il ruolo della presidenza: davanti alla crisi, Giansiracusa intende guidare la battaglia per il rilancio dell’ente oppure considera davvero lo smembramento una possibile soluzione?

È qui che si misura la responsabilità politica di chi oggi guida il Libero Consorzio e, soprattuto, la capacità della sua classe dirigente di immaginare un futuro. E, dopo aver evocato la possibilità di dividere il territorio, il presidente dovrà inevitabilmente spiegare ai siracusani quale idea di futuro abbia per l’istituzione che è stato chiamato a rappresentare.

19 Settembre 2026 | 10:07
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