Il sistema industriale, in un periodo di transizione, sta cercando una sua configurazione.
Oggi come oggi, i rapporti con tutti gli stakeholder, ed in particolare con il territorio e le realtà sociali, rappresentano un elemento fondamentale nella gestione strategica dell’impresa. La terza e ultima fase del processo d’industrializzazione, quella in cui viviamo, collima con le grandi trasformazioni economiche, sociali e politiche. Siracusa vive sulla propria pelle e su quella degli otto mila lavoratori della zona industriale questa nuova metamorfosi.
Di questa nuova sfida se ne è parlato nella sede di Confindustria Siracusa nell’ambito di una prima riunione con i deputati nazionali e regionali, i sindaci della zona industriale ed i sindacati provinciali volta a favorire un dialogo costruttivo attorno alle necessità e le priorità di sviluppo per il Polo. Confindustria Siracusa, guidata dal presidente Gian Piero Reale, in rappresentanza delle sette grandi aziende multinazionali insediate nel Polo: Isab Goi Energy, Versalis-Eni, Sonatrach Raffineria Italiana, Sasol Italy, Brown To Green Sicily, Air Liquide, Buzzi; in collaborazione con The European House Ambrosetti ha, infatti, avviato uno studio finalizzato alla definizione di una nuova visione per la Decarbonizzazione e la Competitività del Polo Industriale Siracusano. L’iniziativa vuole affrontare le sfide e le opportunità legate al percorso di decarbonizzazione del Polo Industriale di Siracusa per garantire lo sviluppo, la competitività e la sostenibilità delle aziende del Polo identificando la traiettoria da seguire, i fattori abilitanti e quelli attualmente bloccanti e quindi da rivedere.
Ma la politica, talune volte, non va di pari passo con le strategie industriali.
La Corte costituzionale nella sentenza n.105, depositata il 13 giugno 2024, con la quale ha esaminato una questione sollevata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Siracusa nell’ambito di un procedimento relativo al sequestro degli impianti di depurazione di Priolo Gargallo. La questione concerneva una norma contenuta nel decreto-legge n. 2 del 2023, che autorizza il Governo, in caso di sequestro di impianti necessari ad assicurare la continuità produttiva di stabilimenti di interesse strategico, ad adottare «misure di bilanciamento» che consentano di salvaguardare la salute e l’ambiente senza sacrificare gli interessi economici e la salvaguardia dell’occupazione. Per la Corte costituzionale il giudice che ha disposto il sequestro è tenuto ad autorizzare la prosecuzione dell’attività, senza poter rimettere in discussione le scelte del Governo.
Il decreto salva Isab varato dal Governo nazionale per ‘blindare’ il Polo industriale siracusano. Sotto l’aspetto della produzione, il 22% del carburante che circola in Italia viene raffinato negli stabilimenti del Siracusano e poi c’è la questione occupazione perché qui lavorano, tra diretti ed indotto, oltre 8 mila persone. Per la cronaca l’impianto dell’IAS (Industria Acqua Siracusana) è stato sequestrato dalla magistratura all’inizio dell’estate 2022 adducendo un perdurante disastro ambientale da tutto conosciuto (sia i responsabili del depuratore che le grandi industrie del petrolchimico che ne usufruivano, ossia l’ex Lukoil, Sonatrach, Sasol e Versalis). La tesi era che l’impianto anziché depurare inquinava e immetteva nell’ambiente tonnellate di sostanze nocive. Dopo il sequestro il giudice imponeva che le raffinerie si staccassero dall’impianto di depurazione. Questa decisione avrebbe di certo comportato il blocco del petrolchimico siracusano.
Il decreto “Priolo” ha dichiarato l’Isab di interesse strategico nazionale. E con esso anche il depuratore IAS di Priolo Gargallo, in quanto sua “infrastruttura necessaria”. Alla luce della sentenza, bisognerà adesso capire cosa fare. Il decreto interministeriale attuativo indica già 36 mesi (trascorsi dal mese di settembre del 2023), ma non ha natura legislativa. Ma ahimè i tempi contrastano con la lentocrazia italiana.
Si potrebbe intervenire legislativamente per fissare il limite richiesto dalla Corte.
In questo caso ci si appella alla politica regionale (in quanto l’IAS è di proprietà della Regione, con un decreto congiunto dei ministri delle Imprese e dell’Ambiente, il presidente Schifani, nel mese di settembre del 2023, aveva individuato quale soggetto preposto al coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento, alla progettazione e alla realizzazione delle opere volte all’attuazione delle prescrizioni dell’autorizzazione integrale ambientale rilasciata dal dipartimento regionale dell’Ambiente per l’esercizio, nel rispetto dei valori limite di emissione del depuratore consortile di Priolo) e politica nazionale affinché ‘blindare’ il Polo industriale siracusano con dei provvedimenti per intervenire, prima, legislativamente per fissare il limite richiesto dalla Corte costituzionale.
Intanto da Isab Goi energy fanno sapere: «Noi abbiamo presentato un cronoprogramma, sia in ambito di riesame delle Aia, sia in altri tavoli, nel quale sostanzialmente abbiamo detto quali sono i tempi per adeguare gli impianti di trattamento per ricevere i reflui. Noi abbiamo tre impianti e l’impianto di trattamento completo, che però per poter ricevere i reflui dello stabilimento accanto che è l’impianto Igcc (gassificazione e cogenerazione di energia elettrica ndr), aveva bisogno di essere adeguato. Lo stiamo facendo. E lo finiremo nei 36 mesi previsti anche dalla sentenza. In questo modo ci staccheremo da las. Analoga cosa per il sito Impianti Nord. Perché stiamo potenziando l’impianto di trattamento di Priolo servizi, rendendolo autonomo. Entro i trentasei mesi. Quindi per noi, sostanzialmente, è una sentenza compatibile con i nostri tempi».
Successivamente la politica deve guardare lontano per salvaguardare la produttiva del Polo industriale avviando il progetto di iniziativa del presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale per la sfida decarbonizzazione per azzerare le emissioni del Polo al quale saranno necessari circa 8-10 miliardi di euro con l’interessamento del governo nazionale. Oggi ci si interroga sul futuro del petrolchimico, naturalmente per dire addio alle fonti fossili e per passare alle rinnovabili.
La sfida della decarbonizzazione con l’obiettivo del net zero nel 2050 impone maggiori investimenti, deve intervenire il Governo nazionale con nuove collaborazioni tra pubblico e privato e più sintonia nelle politiche industriali tra i Paesi del G7 e la competitività del Polo Industriale Siracusano. Nel nostro territorio abbiamo il sito industriale l’Isab i cui stabilimenti sono stati dichiarati dal Governo, d’interesse strategico nazionale. Basterebbe solo questo o dovremmo fare l’elenco della grande produzione industriale multinazionali il cui Pil raggiunge alti livelli in provincia e contribuisce alla crescita delle casse regionale, mentre le presunte città metropolitane (solo per un fattore demografico) rallentano il passo. Ciò ci lascia amareggiati del trattamento ingrato della politica regionale nei nostri confronti. Siracusa produce ricchezza con la zona industriale, le altre città no.
Una strategia della sostenibilità accolta da Isab che ha avviato i lavori qualche mese fa, nella seconda parte dello stabilimento Nord, un piano di investimenti di 100 mln euro per salvaguardare la produzione e i posti di lavoro.
Un messaggio forte che lanciamo alla politica siracusana e catanese (che dispone di due ministri di governo e autorevoli parlamentari) il quale ha a cuore le sorti del territorio siciliano. Ricordiamo che l’attenzione non dovrebbe essere rivolta sola per la STMicroelectronics che ha ottenuto dalla Commissione Europea i due miliardi di euro di aiuti di stato del Governo italiano, su 5 di cui tre di investimento, ma anche l’attenzione per il Polo Petrolchimico siracusano che assorbe ben oltre 8 mila lavoratori. Sia chiaro la responsabilità è di tutti.
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