il Siracusa ha azzerato la penalizzazione di 7 punti

Siracusa. Gli Azzurri vincono contro il Gela, un migliaio di spettatori al De Simone: «Una vergogna!»

di Redazione

La vittoria per 2-1 contro il Gela passa in secondo piano di fronte alla polemica sulla scarsa presenza del pubblico. Una nota su Facebook attacca i tifosi: «Con questa mentalità oltre la Serie D non possiamo andare». E riapre il dibattito sul rapporto tra squadra, società e città.

Foto da Facebook del Siracusa Calcio

Il Siracusa supera il Gela per 2-1 al termine di una gara combattuta e decisa nel recupero. Angelo Guida, al 92° minuto, regala agli azzurri una vittoria che sembrava ormai sfuggire. Una serata di calcio che avrebbe dovuto rappresentare un momento di festa per la squadra e per i suoi sostenitori. Eppure, al di là della prestazione sportiva e del risultato conquistato sul campo, a far discutere è soprattutto un altro dato: la presenza di appena 1.150 spettatori allo stadio De Simone.

Un numero che ha suscitato amarezza e polemiche, riaccendendo il dibattito sul rapporto tra il Siracusa Calcio e la propria tifoseria. A sollevare la questione è una nota pubblicata su Facebook, dai toni particolarmente duri, nella quale l’autore esprime tutto il proprio disappunto per l’assenza del pubblico e si interroga sulle ragioni che spingono tanti tifosi a non seguire la squadra. «Al di là della prestazione calcistica, che è esplicita, è una vergogna uno stadio con 1.150 spettatori. Ma che colpa ne ha la squadra?», si legge nella nota. Una domanda che rappresenta il cuore della riflessione: fino a che punto le contestazioni nei confronti della società o le delusioni legate ai risultati possono tradursi in un allontanamento dagli spalti?

Il confronto con le altre piazze

L’autore del post fa riferimento ad altre realtà del calcio italiano, citando le contestazioni nei confronti di Claudio Lotito alla Lazio e di Urbano Cairo al Torino. Richiama anche il Catania e il rapporto tra la tifoseria rossazzurra e il presidente Ross Pelligra, chiedendosi se le difficoltà sportive o i contrasti con la società debbano necessariamente portare a disertare lo stadio.

Il ragionamento è netto: la squadra non dovrebbe essere la principale destinataria delle conseguenze delle tensioni societarie. I calciatori scendono in campo, lottano e difendono i colori della città, indipendentemente dalle scelte della proprietà. La nota non risparmia critiche alla tifoseria siracusana. «Non c’è niente da fare, siracusani: babbi ci sta tutta», scrive l’autore, utilizzando un’espressione provocatoria per sottolineare quello che considera un atteggiamento poco maturo da parte del pubblico.

Il futuro del calcio siracusano

Il passaggio conclusivo della riflessione riguarda le ambizioni del Siracusa. «Con questa mentalità oltre la Serie D non possiamo andare e il tempo mi sta dando ragione», sostiene l’autore del post. Un giudizio severo, che chiama in causa non soltanto la passione dei tifosi, ma anche il futuro dell’intero movimento calcistico cittadino.

Il tema, del resto, va oltre una singola partita o un dato di affluenza. Il Siracusa ha bisogno di una società solida, di un progetto sportivo credibile e di un pubblico capace di ritrovare entusiasmo. Ma anche i tifosi hanno il diritto di esprimere il proprio dissenso nei confronti della gestione societaria. La vera sfida, dunque, è capire se sia possibile ricostruire un rapporto di fiducia tra la piazza e il club, evitando che le divergenze finiscano per allontanare ulteriormente la gente dallo stadio. Perché il Siracusa non è soltanto una società o una squadra: è una parte dell’identità della città. E il futuro degli azzurri passa anche dalla capacità di ritrovare un pubblico numeroso, appassionato e protagonista.

17 Settembre 2026 | 10:00
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