Eni rilancia sviluppo e ambiente. Sembra di rivivere quei giorni, ormai lontani, in cui l’Eni, attraverso l’allora controllata Enichem, lanciò lo slogan “Ambiente si può. Quindi si deve”. Oggi quell’impegno riprende forma e vita. Ma non qui: non nel triangolo industriale Priolo-Melilli-Augusta, uno dei più grandi conglomerati produttivi del mondo.
E dire che il porto commerciale di Augusta sarebbe la “naturale rampa di lancio” per nuove iniziative industriali “pulite”. Ad esempio per il bunkeraggio delle navi (cioè per il rifornimento di combustibile) con il nuovo bio-olio, prodotto dalla bioraffineria di Gela. Questi nuovi biocarburanti possono ben sostituire il vecchio gasolio e, peggio, l’olio combustibile, entrambi derivati dalla raffinazione del petrolio e, come tali, diversamente impattanti. Invece no. La bioraffineria è stata costruita a Gela.
Inoltre Eni produrrà anche altro bio-olio e acqua per usi industriali dalla frazione organica (umida) dei rifiuti. Per quest’altra produzione è stato costruito un impianto pilota a Gela. L’impianto di produzione sarà costruito a Porto Marghera. Qui nulla. Ci sarà un motivo. A Gela Eni ha messo in produzione, già dal 2019, la bioraffineria, che produce carburanti “puliti” dai rifiuti: utilizza esclusivamente materie prime di scarto o da colture in terreni marginali per produrre biocarburanti di alta qualità.
La produzione avviene attraverso la termoliquefazione, un processo termochimico in soluzione acquosa che trasforma la biomassa di partenza in una sorta di petrolio biologico o bio olio. Dal processo inoltre, si ricava gas (principalmente biometano e anidride carbonica) e acqua. Quest’acqua, opportunamente depurata, è riutilizzabile all’interno dell’impianto stesso o per altri usi industriali. Il residuo solido, costituito dal rifiuto non trasformabile, può servire per generare calore destinato alle esigenze energetiche dell’impianto. Un chiaro esempio di quel che ormai si chiama economia circolare.
Dal 2018, sempre a Gela, è in marcia l’impianto pilota Waste to Fuel, che tratta la frazione organica dei rifiuti solidi urbani e li trasforma in altro bio-olio combustibile e acqua per usi industriali. Appena l’attività sperimentale dell’impianto pilota sarà conclusa verrà costruito l’impianto industriale di produzione Waste to Fuel. Ma a Porto Marghera.
La zona industriale siracusana non è più nei progetti, nei programmi, negl’intenti dell’Eni. Nonostante la posizione strategica di questo territorio, in particolare del porto commerciale di Augusta, nel cuore del Mediterraneo.
In realtà il cuore dell’Eni ha sempre pulsato a Gela. Fin dai tempi della controllata Anic (Azienda nazionale idrocarburi). Il triangolo Priolo-Melilli-Augusta era invece territorio Montedison. Poi a Priolo nacque l’Icam (Iniziativa congiunta Anic-Montedison) per la produzione di etilene. E oggi l’unica produzione del gruppo Eni a Priolo è proprio l’etilene. Oltre a quella insignificante attività dell’impianto Aromatici. Sotto la ragione sociale Versalis (ex Enichem). Ma fino a quando?
Successivamente a Priolo mise piede l’altra controllata dell’Eni, l’Agip (Azienda generale italiana petroli), con l’attività di raffinazione. Poi ceduta a Erg, oggi Lukoil. In territorio di Augusta l’allora Enichem rilevò la disastrata Liquichimica, alla quale diede nome Enichem Augusta. Poi vendette quell’impianto, risanato e rilanciato, alla tedesca Condea. Oggi quell’impianto lavora sotto la ragione sociale della sudafricana Sasol Italy. Anche questo fino a quando?
Fu poi la volta della disavventura Enimont (joint-venture paritaria tra ENI e Montedison) nel 1988. Su Enimont misero le mani Raul Gardini e soci. Ma l’ardita, a dir poco, operazione finì male. In seguito allo scandalo Gardini e al fallimento di EniMont (1991) le attività chimiche del gruppo passarono interamente sotto il controllo dell’EniChem.
In questo clima le aziende non investono più. Se ne vanno. Vanno dove ci sono opportunità, non ostilità. Lo capirà mai questa politichetta?
Oggi l’Eni lancia una produzione biochimica, non più petrolchimica, nel processo, ormai avviato, di decarbonizzazione, per concorrere alla tutela dell’ambiente e all’attenuazione del cambiamento climatico. Questo è reso possibile dalla tecnologia messa a punto dal centro ricerche Eni per un contributo, fra l’altro, alla gestione sostenibile dei rifiuti.
Ma parliamo sempre e soltanto dei siti di Gela e Porto Marghera. Mai di Priolo-Melilli-Augusta.
E’ di questi giorni la notizia che a Gela l’Eni ha incontrato i rappresentanti nazionali e regionali delle associazioni dei consumatori e le istituzioni locali nell’ambito del workshop “Gela, un modello di sviluppo sostenibile”. Durante l’incontro sono stati analizzati diversi aspetti relativi all’impegno di Eni nella transizione verso un’energia decarbonizzata e sempre più sostenibile.
Ecco, sta qui il nocciolo della differenza tra i due siti: a Gela tra l’azienda e i rappresentanti delle istituzioni, delle forze sociali e delle varie organizzazioni operanti sul territorio si è instaurato un rapporto di reciproca fiducia, confronto, collaborazione, qui c’è ostilità nei confronti di tutte le aziende della zona industriale. Per di più, nonostante la perdurante ostilità, i vari politichetti locali non fanno che chiedere.
In questo clima le aziende non investono più. Se ne vanno. Vanno dove ci sono opportunità, non ostilità. E così non si va da nessuna parte. Lo capirà mai questa politichetta?
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