Anche Salvo Sorbello interviene nel dibattito nazionale aperto dalla proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di vietare l’uso del burqa integrale negli istituti scolastici. Una posizione che Sorbello condivide pienamente, ritenendo che la scuola debba rappresentare il luogo in cui si affermano i principi di uguaglianza, libertà e rispetto della persona. «Sono favorevole alla proposta del ministro Valditara – afferma Sorbello – perché ritengo che la scuola debba essere il luogo nel quale si riaffermano concretamente i valori della dignità della donna e della piena parità tra uomo e donna. Ho sempre sostenuto il valore dell’integrazione, ma questo percorso non può prescindere dal rispetto dei principi fondamentali sui quali si fondano la nostra società e la cultura europea».
Sorbello sottolinea come diversi Paesi europei abbiano già introdotto limitazioni o divieti all’utilizzo del velo integrale negli ambienti scolastici o in altri luoghi pubblici, ricordando i casi di Francia, Danimarca, Belgio e Svizzera. «Non si tratta di mettere in discussione la libertà religiosa – osserva – ma di garantire che diritti irrinunciabili, come l’uguaglianza tra i sessi e la tutela della persona, non vengano sacrificati in nome di tradizioni che possono risultare incompatibili con tali principi». A sostegno della proposta del ministro interviene anche la posizione espressa da Marina Terragni, Autorità garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, che ha definito burqa e niqab «non semplici indumenti, ma strumenti di oppressione nei confronti delle donne».
Secondo la Garante, l’imposizione del burqa e del niqab rappresenta una forma di violenza che limita la libertà femminile e dovrebbe poter essere denunciata, soprattutto quando riguarda bambine e adolescenti, spesso costrette ad accettarla all’interno del contesto familiare. Terragni sostiene inoltre che il divieto nelle scuole costituisca una misura necessaria per assicurare alle ragazze un percorso di crescita libero da imposizioni e rispettoso della loro dignità.
«L’emendamento proposto dal ministro – evidenzia la Garante – merita di essere sostenuto senza esitazioni perché l’imposizione del burqa e del niqab contrasta con i più elementari diritti della persona e ostacola il pieno sviluppo della personalità di chi è costretto a indossarli. Bambine e ragazze devono poter crescere nella consapevolezza della propria libertà e del valore del proprio corpo, senza essere sottoposte a forme di mortificazione o discriminazione».
Per Sorbello, il confronto su questo tema non deve trasformarsi in uno scontro ideologico, ma rappresentare un’occasione per ribadire che l’integrazione autentica si realizza attraverso la condivisione dei diritti fondamentali, delle libertà individuali e del rispetto della dignità di ogni persona, valori che la scuola è chiamata quotidianamente a trasmettere alle nuove generazioni.
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