Tutti quanti ci poniamo il problema di quale nuova società a Siracusa. E se è pur vero che non è possibile accettare una qualunque società, è però altrettanto vero che non si può vivere in una non società come la nostra.
Le grandi ideologie sono morte. E con loro parte dell’uomo moderno e con essa anche l’Amministrazione locale retta da presunti neo 50enni. Tutte o molte hanno fallito, compreso il capitalismo oggi, intendiamoci, il quale forse recita ancora una parte continuando, ancora, a calpestare la scena in questo eterno presente nel quale siamo rinchiusi, ma che, oggi, più che in passato, non ha davvero più niente da dire: niente di nuovo, ma niente neanche da copiare, da emulare, da ricordare in questa politica di oggi.
Rimangono sul terreno di battaglia solo i corpi dei tanti che presumibilmente hanno lottato per una nuova causa, cioè contro questa Amministrazione incolore ma fors’anche che ‘puzza’. Ma ormai di loro non rimane altro che un odore acre, che certo non tarderà a scomparire del tutto con le prossime amministrative con nuove persone. Per il resto abbiamo iniziato a dimenticare i loro nomi, i loro volti, le loro vite.
L’unica società nella quale vale la pena vivere è, e deve essere, retta da una buona Amministrazione, da gente perbene.
Il tempo che abbiamo a nostra disposizione non è illimitato, non siamo nell’era dei dinosauri dove la morte non faceva parte del disegno originale di Dio. E noi possiamo agire solo qui e ora.
Occorrono regole, certo, buon senso e sopportazione. Ma dobbiamo provare di nuovo a vivere. Dobbiamo ritrovare il senso. Dobbiamo ritrovare il nostro territorio, la nostra città, la nostra storia calpestata dagli ignoranti.
Deve prevalere la volontà di ognuno di noi che deve vivere la propria vita nel rispetto di quella altrui. Questo è il miracolo della vita. E per di più questo è il vantaggio della vita associata.
Non dobbiamo diventare per forza tutti uguali, perché non lo siamo e perché non avrebbe senso, né, in fin dei conti, ciò sarebbe giusto. Ma dobbiamo rispettare la nostra diversità. Dobbiamo acuirla, capirla, viverla.
Solo così potremmo crescere. Solo così ci sarà evoluzione. Ma non come quella di adesso.
Filosofia e vita quotidiana nel pantano della vita di Siracusa dove la città vive una crisi profonda di degrado e disagio sociale ma anche di pensiero, perché siamo rimasti impantanati nelle ideologie del secolo XX. E non bastano i presunti ‘Stati Generali del Cinema’ con Schifani pronto a incentivare la sua confraternita. Stendiamo un velo pietoso sulla ministra Daniela Santanchè e la sua gaffe “Il Gattopardo di Lucchini” e non Visconti, roba da fare ripetere le scuole. Tra l’altro da ieri indagata per falso in bilancio: chiusa la seconda indagine su Visibilia. Sotto inchiesta anche la sorella, il compagno e l’ex fidanzato. Scusate di cosa stiamo parlando?
I Siracusani devono affrontare la realtà e mettere in moto un nuovo pensiero, un nuovo rinascimento. La libertà di pensare e di riflettere lontano dal rumore politico sono essenziali per i cittadini. Solo così si può veramente giungere a un’espressione più profonda. Vera.
Occorre liberarsi delle scorie del passato che turbinano nella memoria. Sono soltanto vecchie idee di cui non abbiamo più bisogno
Così come ci fu un Rinascimento dopo il Medio Evo che produsse un nuovo pensiero, bisogna lanciare un appello ai Siracusani perché affrontino questa realtà e non lasciare la soluzione ai politici responsabili della ‘catastrofe Siracusa’.
Il territorio ha bisogno di un nuovo rinnovamento, guardiamo la zona industriale la quale vive una svolta. Con il possibile avvento dell’area di crisi complessa e con la transizione energetica, si avvia a rinascere a nuova vita.
Ma il male dei male è anche nella qualità dell’acqua potabile, come quella della qualità della vita. L’acqua di Siracusa non è potabile, ‘insalinata’ che viene fuori dai rubinetti genera un danno fisico, economico e ambientale di proporzioni gigantesche.
La SIAM avrebbe concluso il suo ciclo Procedura aperta Servizio Idrico Integrato per l’Ambito Territoriale di Siracusa”. Lo scorso mese di marzo approvazione della procedura per la nomina, mediante sorteggio, dei componenti della commissione giudicatrice delle offerte relative alla gara per la selezione del socio privato operativo della costituenda società alla quale sarà affidata la concessione del servizio idrico integrato per l’ambito territoriale di Siracusa.
Per quanto riguarda i trasporti siamo all’anno zero. Servizio Sais indecifrabile, mezzi insufficienti e Amministrazione dormiente. Idem ferrovie dove il nostro territorio è isolato, anziché essere stazione di testa Siracusa e stazione di Siracusa morta.
Viabilità in città: un disastro, viene il voltastomaco percorrere le vie della nostra città con semafori inservibili e rotatorie da medioevo, piste ciclabili inconcludenti. Aiuto! Chiamate un serio urbanista.
Servizio rifiuti Tekra da ripensare nell’ottica delle periferie abbandonate.
Vi pare poco, una rivoluzione culturale a Siracusa.
La storia dell’ultimo degrado urbanistico del territorio di Siracusa iniziò praticamente con l’adozione del primo Piano Cabianca del 1953, ben presto naufragato in quanto considerato troppo inadeguato e limitativo. Il Piano Cabianca ipotizzava il raddoppio della popolazione urbana ogni trent’anni per cui, dopo il 2000, Siracusa avrebbe potuto avere fino a 300.000 abitanti.
Secondo questa tesi si doveva fermare l’avanzata verso nord, sia perché vi erano zone archeologiche molto interessanti, alcune delle quali già andate distrutte, sia per l’inserimento e ampliamento degli impianti industriali.
Nel piano Cabianca convivono tre città (scrive Salvo Adorno): la città mercantile e agro-alimentare in via di estinzione, quella archeologica e paesaggistica mai compiutamente definita, quella industriale neonata destinata a un’impetuosa crescita. Lo sviluppo della città è pensato verso Nord, nella fascia compresa tra la Ss. 114 per Catania, il mare e il nascente polo industriale, in modo da creare un sistema integrato tra residenza e lavoro (S. Panagia).
Il piano prevede un alleggerimento delle funzioni terziarie e residenziali di Ortigia attraverso il loro trasferimento nell’area di espansione. Nell’ottica dei progettisti, la città industriale deve convivere con quella turistica e culturale, attraverso l’applicazione di vincoli all’edificazione e un sistema di parchi archeologici e paesaggistici, nei quali la componente estetica prevale su quella ambientale. Negli anni ’50 Ortigia contava 24mila abitanti. Nel ’67 scende a 16mila. Il piano Cabianca viene adottato nel 1956 e poi nel 1961.
Risale al 2004 la delibera con cui il Consiglio comunale approva il Piano regolatore generale redatto dal prof. Bruno Gabrielli che poi, tra osservazioni e discussioni, nel 2007 diventa ufficiale, così come previsto dal decreto regionale. Sindaco allora era Titti Bufardeci, mentre il suo vicesindaco era Fabio Granata. Il Prg in questione prevedeva un’edificazione di 2,2 milioni di mc. residenziali da realizzare essenzialmente all’interno della città consolidata o negli spazi interstiziali oggi liberi.
Quanti errori e indecisioni, senza una visione lontana di uno sviluppo sostenibile prospettico. Anni gettati alle ortiche con politici senza valore, parolai e inconcludenti sul piano regolatore del porto incompleto con il relativo porto e a Baia di Santa Panagia che faranno parte dell’Authory portuale: il porto turistico Marina di Archimede fallito, porto Spero bloccato da una politica ignavia, aeroporto turistico di terzo livello con tre studi di fattibilità, individuazione dell’area nel Prg e Comune socio dell’Aeroporti Spa che hanno fatto fallire, la linea ferrata dove sviluppare la metropolitana di superfice (quelle che sono nate dopo: Messina, Palermo, Catania e adesso Ragusa) smantellata miseramente per costruire un budello di strada intasata.
La tanto decantata nuova via del mare si è infranta sugli scogli della politica nefasta. Dalle colonne di Libertà avevamo lanciato diversi lustri fa con fiumi di inchiostro la progettualità di bretelle a servizio della zona Sud d’innesto sull’asse Siracusa-Cassibile trasformandola nella tangenziale di Siracusa. Fino adesso orecchie sorde. Un altro flop è costituito dal Consorzio Universitario che doveva servire alla costituzione di un centro studi accademico, dopo aver perso la facoltà dei Beni Culturali, la Facoltà di Architettura perde iscritti e appel sul terreno e adesso corsi di infermieristica per venire in soccorso a morti e feriti siracusani sulla via di Damasco.
Squallore sull’area artigianale, piano commerciale, piano utilizzo del demanio marittimo spiagge mai approdato al consiglio comunale, trasporti pubblici (vedi metropolitana-gommato), nuovo ospedale (?!?), il Piano particolareggiato di Ortigia, per il quale è stato fatto più volte revisione ma mai realizzato il vero PPO, mai stato portato in consiglio comunale e al quale sono stati spesi 300-400 mila euro. Le lacrime di coccodrillo sulla città le lasciamo per coloro i quali ancora aspirano inconcludentemente a progettare il futuro di Siracusa.
Vi pare poco, una rivoluzione culturale a Siracusa o forse sarebbe più opportuno gridare al mondo intero che Siracusa aspira ad una rivoluzione copernicana da fare tremare le vene ai polsi. Ma ahimè, diciamolo chiaramente, i Siracusani non sono capaci, non hanno coraggio o forse sono collusi con certi ambiti di piccolo cabotaggio politico, miserabili, bravi solo a lamentarsi e dare la preferenza ai soliti incapaci. Mah! Ci viene il voltastomaco.
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