Il caso Aretusacque continua ad alimentare il confronto sulla governance della società che gestisce il servizio idrico integrato nel territorio siracusano. Al centro della vicenda, le diverse interpretazioni sulla natura giuridica dell’azienda e le conseguenti implicazioni in materia di controlli pubblici, trasparenza amministrativa, reclutamento del personale e affidamento degli incarichi.
A intervenire è il comitato civico Progresso & Legalità, che giudica insufficienti i chiarimenti finora emersi e sollecita un’iniziativa concreta da parte degli organi societari e delle istituzioni coinvolte.
«Il comunicato del Consiglio di Sorveglianza, anziché chiudere la vicenda, apre interrogativi ancora più rilevanti sulla governance della società e sull’effettiva applicazione delle regole di controllo pubblico», sostiene il comitato, intervenendo dopo le dichiarazioni dell’onorevole Luca Cannata e la successiva nota dell’organismo di sorveglianza.
Il nodo della natura giuridica
Progresso & Legalità riconosce a Cannata il merito di avere portato la questione all’attenzione pubblica attraverso interrogazioni e richieste di accesso agli atti, sollecitando chiarimenti su una società che gestisce un servizio essenziale per migliaia di famiglie.
Secondo il comitato, proprio le iniziative del parlamentare avrebbero contribuito a fare emergere un contrasto tra gli organi societari che, a suo giudizio, richiede ora risposte puntuali e documentate.
Nella ricostruzione contenuta nella nota, già a settembre il Consiglio di Sorveglianza avrebbe rilevato divergenze con il Consiglio di Gestione sulla qualificazione giuridica di Aretusacque. Viene inoltre richiamato un parere pro veritate, attribuito al professor avvocato Agatino Cariola e all’avvocato Cinzia Blanco, che concluderebbe per la natura di società a controllo pubblico, in difformità rispetto alla posizione sostenuta dal Consiglio di Gestione.
Da qui gli interrogativi sollevati dal comitato: chi ha gestito questa situazione di incertezza? Quali disposizioni sono state applicate nelle procedure societarie? E quali verifiche sono state effettuate, finora, sulle assunzioni, sugli incarichi e sugli affidamenti?
Progresso & Legalità sottolinea che non si tratta, a suo avviso, di una semplice controversia interpretativa tra giuristi, ma di una questione con possibili ricadute sulla trasparenza, sulla prevenzione della corruzione e sulla corretta gestione delle risorse pubbliche.
«La vigilanza deve produrre risultati»
Il comitato prende atto dell’attivazione del Consiglio di Sorveglianza e della richiesta di un parere legale, ma ritiene che l’attività di controllo non possa limitarsi allo scambio di comunicazioni o all’annuncio di ulteriori confronti.
La vigilanza, sostiene Progresso & Legalità, deve tradursi nella verifica degli atti, nell’acquisizione di risposte precise e nell’adozione tempestiva delle misure eventualmente necessarie.
Un altro punto contestato riguarda il rapporto tra le competenze dell’Autorità nazionale anticorruzione e quelle della Corte dei conti. Per il comitato, non avrebbe senso contrapporre i due organismi, le cui funzioni possono risultare complementari, nel rispetto delle rispettive attribuzioni.
In questa prospettiva viene condivisa la posizione di Cannata sulla necessità di trasmettere la documentazione all’ANAC, iniziativa che, secondo il comitato, dovrebbe essere considerata una garanzia per la società e per i suoi amministratori, anziché una minaccia.
Le cinque richieste del comitato
Progresso & Legalità mette sul tavolo cinque richieste rivolte agli organismi competenti:
- Convocazione urgente dell’Assemblea dei sindaci dell’ATI di Siracusa, per affrontare pubblicamente il contrasto sulla natura giuridica di Aretusacque e assumere determinazioni precise.
- Trasmissione degli atti rilevanti all’ANAC, compresi i pareri legali, lo statuto, i patti parasociali e le posizioni formalmente espresse dagli organi societari, oltre all’attivazione dei canali di confronto con la Corte dei conti.
- Verifica delle procedure di reclutamento, degli incarichi e degli affidamenti, con particolare attenzione agli obblighi di trasparenza e alle disposizioni effettivamente applicabili.
- Pubblicazione della documentazione consentita dalla legge, accompagnata da un calendario degli eventuali interventi correttivi.
- Accertamento delle possibili responsabilità gestionali e di vigilanza, qualora le verifiche evidenziassero omissioni, violazioni normative o atti non conformi.
Il comitato precisa di non voler formulare condanne preventive né attribuire illeciti a persone o organismi. La richiesta è quella di verifiche indipendenti e documentate, capaci di chiarire ogni aspetto della vicenda.
«L’acqua appartiene alla comunità»
Nella parte conclusiva della nota, Progresso & Legalità ribadisce il proprio sostegno all’iniziativa di Luca Cannata, riconoscendogli il merito di avere trasferito la questione dal confronto interno alla società al dibattito pubblico.
Ora, secondo il comitato, spetta agli organi di Aretusacque, all’ATI e ai sindaci dimostrare concretamente che la trasparenza si traduca in atti verificabili e responsabilità definite.
«La legalità non si interpreta secondo convenienza. Si applica. La vigilanza non si proclama. Si esercita. E quando emergono contraddizioni così importanti, non bastano le rassicurazioni: servono decisioni e conseguenze», afferma il comitato civico.
La conclusione richiama il valore pubblico del servizio idrico e la necessità che ogni questione relativa alla governance venga affrontata senza zone d’ombra.
Progresso & Legalità annuncia che continuerà a chiedere chiarezza fino a quando gli interrogativi sollevati non avranno ricevuto risposte verificabili. Perché, secondo il comitato, la credibilità del controllo pubblico si misura attraverso gli atti compiuti e le responsabilità esercitate, non soltanto attraverso le dichiarazioni ufficiali.
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