Ha scelto di non rispondere alle domande degli inquirenti Salvatore Luca Strazzulla, il carabiniere arrestato nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti pubblici sospettati di essere stati pilotati al Comune di Siracusa.
Le contestazioni a suo carico sono pesanti: associazione a delinquere, corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio. Un’indagine che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbe portato alla luce un presunto sistema di relazioni e favori capace di intrecciare apparati pubblici, politica e interessi imprenditoriali.
A coordinare gli accertamenti sono i magistrati Gery Ferrara e Amelia Luise, in servizio presso l’ufficio palermitano della Procura europea (EPPO), impegnati a ricostruire i meccanismi attraverso i quali alcuni lavori pubblici sarebbero stati assegnati in maniera indebita.
Secondo la ricostruzione investigativa, Strazzulla avrebbe svolto un ruolo di raccordo tra Concetta Carbone, vicepresidente del Consiglio comunale finita agli arresti domiciliari, e la famiglia di imprenditori Boscarino. A quest’ultima sarebbero stati destinati, attraverso procedure ritenute irregolari dagli investigatori, appalti per un valore complessivo di centinaia di migliaia di euro.
Un intreccio sul quale la Procura intende fare piena luce, verificando responsabilità individuali, modalità di assegnazione delle commesse e possibili contropartite.
Il meccanismo degli affidamenti diretti
Nel quadro delineato dall’accusa, Carbone avrebbe favorito alcuni imprenditori nell’ottenimento di lavori pubblici, facendo leva sugli affidamenti diretti. Procedure che, se utilizzate nel rispetto delle condizioni previste dalla legge, possono consentire l’assegnazione di determinate commesse senza una gara ordinaria, ma che in questo caso sono finite sotto la lente degli inquirenti per il sospetto di un utilizzo strumentale.
A rendere più agevole il presunto meccanismo sarebbe stata, secondo l’ipotesi investigativa, l’assenza di un adeguato controllo da parte del Consiglio comunale, all’epoca sciolto.
È proprio su questo punto che si concentra una parte significativa dell’inchiesta: capire se le procedure amministrative siano state piegate a interessi particolari e se gli affidamenti contestati rappresentino episodi isolati oppure tasselli di un disegno più ampio.
Ostello di Cassibile, un appalto sotto la lente
Tra le opere finite al centro dell’indagine spicca il primo ampliamento dell’ostello per migranti di Cassibile, struttura destinata ad accogliere lavoratori impegnati nelle attività agricole del territorio.
L’intervento, finanziato anche attraverso risorse del programma operativo nazionale (PON) Legalità, è uno degli appalti che gli investigatori ritengono possano essere stati manipolati. Una vicenda particolarmente delicata, anche per la natura dei fondi impiegati e per la finalità sociale dell’opera.
Per il 30 ottobre è stato fissato l’interrogatorio preventivo dell’ingegnere comunale Michele Dell’Aira, responsabile unico del procedimento relativo ai lavori. Secondo l’ipotesi accusatoria, il tecnico avrebbe ricevuto 200 euro al mese in cambio della propria complicità. Un presunto pagamento periodico che, se confermato, rappresenterebbe uno degli elementi da chiarire nella ricostruzione dei rapporti tra i soggetti coinvolti.
Anche su questo fronte, tuttavia, le contestazioni dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario.
Le tangenti e il sostegno elettorale
Il quadro accusatorio comprende inoltre presunte utilità economiche e vantaggi politici. Strazzulla avrebbe beneficiato, secondo gli investigatori, di una sorta di compenso mensile, mentre a Carbone sarebbero stati destinati 10mila euro, oltre a un sostegno elettorale.
Si tratta di circostanze che gli inquirenti stanno approfondendo per stabilire se vi fosse un rapporto diretto tra i presunti vantaggi e l’assegnazione delle commesse pubbliche.
Carbone sarà ascoltata lunedì. Il suo interrogatorio rappresenterà un passaggio importante per chiarire la sua posizione e ricostruire la natura dei rapporti con gli altri indagati.
Coinvolto il sindaco Francesco Italia
L’inchiesta non si ferma ai presunti rapporti tra il militare, la consigliera e gli imprenditori. Nel procedimento compare anche il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, chiamato a rispondere di associazione a delinquere e turbata libertà degli incanti.
La sua posizione si inserisce in un’indagine che punta a verificare l’eventuale esistenza di un sistema organizzato per orientare l’assegnazione degli appalti e condizionare la concorrenza nelle procedure pubbliche.
Le accuse, allo stato, restano ipotesi investigative e dovranno essere sottoposte al vaglio della magistratura. Saranno gli sviluppi dell’inchiesta e gli elementi acquisiti nel procedimento a chiarire se dietro gli affidamenti contestati vi fosse un disegno illecito e quali responsabilità possano essere attribuite ai singoli protagonisti.
A Siracusa, intanto, l’indagine riporta al centro una questione cruciale per la gestione della cosa pubblica: la trasparenza nell’impiego delle risorse e l’effettività dei controlli sugli appalti. Perché è proprio nella distanza tra le regole scritte e il modo in cui vengono applicate che gli investigatori cercano ora le risposte decisive.
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