I giudici della Corte d’appello di Catania hanno emesso 16 condanne e 2 assoluzioni nel processo “Uragano” su una serie di estorsioni, incendi e rapine commesse a Lentini nel aretuseo.
Le indagini furono avviate dalla polizia nel gennaio del 2016 dopo una catena di episodi violenti accaduti nel Comune del Siracusano, che destarono allarme sociale tanto da indurre le forze dell’ordine a predisporre il rafforzamento dei servizi di contrasto.
Si verificarono estorsioni, furti e rapine, quest’ultime, in particolare, ai danni di persone anziane. Alcuni degli imputati si sarebbero introdotti nelle case dei pensionati fingendosi tecnici del gas e in qualche occasione le vittime sarebbero state prese a botte.
Un altro gruppo avrebbe pensato alle estorsioni con il metodo del ‘cavallo di ritorno’, prima compiendo un furto per poi chiedere soldi alla vittima per la restituzione della refurtiva. La terza cellula, invece, avrebbe avuto il compito di intimidire le vittime, tra cui imprenditori, compiendo degli incendi alle loro proprietà con finalità di estorsione.
L’inchiesta della Dda
Una vicenda che è poi finita sui tavoli dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catania perché gli inquirenti ritenevano vi fosse la mano del clan Nardo, la cosca dominante nella zona nord della provincia di Siracusa che controlla ogni attività illecita, dal traffico delle sostanze stupefacenti alle estorsioni. Secondo la versione della Dda di Catania, il vincolo associativo sarebbe dipeso dalla circostanza che una parte dei proventi dei delitti contestati sarebbe confluita nella cassa della consorteria mafiosa.
Cade l’accusa per il clan Nardo
E quel denaro, accumulato con i furti, le rapine e le estorsioni, sarebbe stato usato per pagare le spesi legali degli esponenti della cosca chiusi in carcere, tra cui il boss Nello Nardo. Ma secondo i giudici del tribunale di Siracusa non sono emersi elementi per legare il gruppo alla cosca mafiosa, per cui quest’accusa è caduta.
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