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Lentini. Omicidio, Naima confessa in punto di morte di amarlo e il tappezziere la uccide: «Gip convalida il fermo»

di Redazione

Naima Zahir era rimasta ancora viva successivamente alla prima coltellata inferta dal tappezziere ed in un momento di lucidità, prima di essere uccisa, si è rivolta al marito dicendogli: Perché mi stai facendo questo? Ti ho sempre amato

È stato convalidato il fermo di Massimo Cannone, 45 anni tappezziere, accusato di aver ucciso la moglie, Naima Zahir, 45 anni originaria del Marocco, sabato scorso nella loro abitazione a Lentini. Il gip del Tribunale di Siracusa ha convalidato il fermo firmato dal pm Gaetano Bono che ha coordinato l’inchiesta della polizia.

Lo stesso Cannone, poche ore dopo il fermo, aveva confessato di aver ucciso la moglie perché si sentiva oppresso dalla vittima in quanto “costretto agli arresti domiciliari”.

Nella ricostruzione della polizia Cannone, al culmine della sua rabbia, avrebbe pugnalato la donna alla gola con un grosso coltello da cucina, mentre lei si trovava distesa nel letto con gli auricolari, impegnata a navigare in internet con il telefonino.

Addirittura, secondo un’attenta valutazione del caso, Naima Zahir era rimasta ancora viva successivamente alla prima coltellata inferta dal tappezziere ed in un momento di lucidità, prima di essere uccisa, si è rivolta al marito dicendogli: “Perché mi stai facendo questo? Ti ho sempre amato”.

Nonostante la confessione d’affetto in punto di morte, della moglie di origine marocchine, Cannone avrebbe affondato nuovamente il coltello nella gola di Naima Zahir uccidendola, e ponendo così fine alla “relazione opprimente” come da lui descritta.

Massimo Cannone durante l’ennesimo interrogatorio, attestante la convalida di fermo, alla presenza del Gip Andrea Migneco, avrebbe confessato di fare uso sia di sostanze stupefacenti che di alcool e per reprimere tali dipendenze farebbe contestualmente uso di farmaci.

19 Marzo 2022 | 22:21
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