È finita all’alba di ieri la latitanza di un pericoloso criminale lentinese di 35 anni, ricercato da circa un anno e condannato a scontare oltre nove anni di carcere per una lunga scia di rapine ai danni di anziani. L’uomo, convinto di potersi garantire un rifugio sicuro e una vita nascosta, è stato invece smascherato e arrestato dalla Polizia di Stato al termine di un’operazione chirurgica condotta dagli agenti del Commissariato di Lentini.

Il ricercato aveva trasformato il suo nascondiglio in un vero bunker. Un appartamento segreto, collegato con quello di un parente compiacente, che gli permetteva di spostarsi inosservato. Per comunicare, utilizzava un sofisticato interfono a circuito chiuso, convinto così di rendersi invisibile alle intercettazioni. All’interno del covo non mancava nulla: sistemi di videosorveglianza per controllare l’esterno, smart TV e console per videogiochi per passare il tempo. Un rifugio pensato per una lunga latitanza, interrotta dall’irruzione delle forze dell’ordine.
Ma il vero colpo di scena è arrivato durante la perquisizione. Dietro una parete finta, accuratamente predisposta, i poliziotti hanno scovato un arsenale da guerra: due kalashnikov con sei caricatori, due pistole semiautomatiche, un revolver, un fucile a pompa calibro 12, una pistola ad aria compressa e oltre 400 munizioni di vario calibro, tra cui cartucce calibro 6.35 e proiettili 357 magnum. Armi micidiali, pronte all’uso, che trasformano la vicenda in un caso inquietante per la sicurezza pubblica.
Il 35enne, classe 1990, non era dunque solo un rapinatore seriale che prendeva di mira persone indifese. Il ritrovamento di questo arsenale apre scenari ben più preoccupanti: da dove provenivano quelle armi? A cosa erano destinate? E soprattutto, chi lo ha aiutato a rifornirsi e a nascondersi? Domande che adesso sono al centro delle indagini.
Gli investigatori, che da settimane monitoravano i movimenti sospetti intorno agli appartamenti della famiglia, non escludono l’esistenza di una rete di fiancheggiatori che abbia garantito al latitante una copertura logistica e ambientale. Una rete che potrebbe nascondere connivenze criminali di più ampio respiro.
L’operazione della Polizia non ha solo assicurato alla giustizia un pericoloso rapinatore, ma ha anche strappato dal territorio un potenziale focolaio di violenza armata. Con il sequestro di quelle armi da guerra, infatti, è stata evitata la possibilità che finissero nelle mani della criminalità organizzata o che fossero usate per nuovi e più gravi delitti.
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