Un nuovo episodio di violenza ha interrotto il silenzio notturno nel territorio siracusano. Poco dopo l’una, un ordigno artigianale è detonato davanti a un negozio, adibito alla vendita di elettrodomestici, situato in via Cappellani, ad Avola.
L’esplosione ha causato gravi danni alla saracinesca dell’esercizio commerciale, scardinata dalla deflagrazione. Danni anche a due automobili parcheggiate in strada. L’allarme è scattato immediatamente, tramite la chiamata dei residenti, svegliati dal forte boato. Sul luogo sono intervenuti gli uomini della Polizia di Stato e i Carabinieri, che hanno delimitato l’area e avviato le prime verifiche tecniche per chiarire dinamica e matrice dell’attentato.
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Fortunatamente non si registrano feriti. Gli investigatori stanno lavorando per raccogliere elementi utili, vagliando le telecamere della zona, con l’intento di identificare celermente gli autori del vile gesto.
L’accaduto si colloca in un quadro già segnato da episodi preoccupanti. Tra la fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno, a Siracusa si sono verificati quattro attentati, mentre nei centri della zona montana diversi sportelli bancomat sono stati presi di mira con azioni particolarmente violente.
Negli scorsi giorni, un corteo pubblico contro racket e intimidazioni aveva provato a richiamare l’attenzione sul problema. A colpire, tuttavia, era stata la scarsa partecipazione degli stessi commercianti, un’assenza letta da molti come sintomo tangibile di un clima di timore ancora diffuso tra le attività economiche locali.
A questo si aggiunge l’assemblea regionale dell’antiracket siciliano, ospitata la scorsa settimana a Floridia, durante la quale si è discusso apertamente di sicurezza, prevenzione e dell’urgenza di accrescere il sostegno a chi decide di denunciare. L’attentato di Avola, però, riaccende i riflettori su una spirale di intimidazioni che, nonostante gli appelli e le iniziative, sembra non arrestarsi.
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