L’ombra di un disastro ambientale incombe su Augusta dopo il devastante incendio divampato lo scorso luglio nello stabilimento Ecomac, in contrada San Cusumano. La Procura di Siracusa, guidata nell’indagine dal pm Marco Dragonetti, ha iscritto nel registro degli indagati quattro dirigenti della società, notificando avvisi di garanzia per incendio colposo in concorso e per l’eventuale responsabilità dell’inquinamento atmosferico provocato dalla nube tossica che si è sprigionata.

L’inchiesta, condotta congiuntamente dalla Guardia di Finanza e dal Nictas dell’Asp, sta scandagliando ogni aspetto del rogo, dalle cause scatenanti alla gestione delle emergenze, fino alla valutazione delle ricadute sulla salute pubblica. Il quadro che emerge dai primi dati ufficiali dell’Arpa Sicilia è inquietante: le analisi hanno rilevato livelli di benzene e idrocarburi non metanici già sopra soglia nei giorni immediatamente successivi all’incendio, costringendo il sindaco Giuseppe Di Mare a presentare un esposto ai Carabinieri.

Ma è il capitolo sulle diossine e i furani a destare maggiore allarme. Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un contesto urbano i valori medi di tossicità equivalente (TE) si attestano attorno a 100 femtogrammi per metro cubo, mentre valori oltre i 300 TE indicano con certezza una fonte emissiva locale. Ad Augusta e dintorni, i numeri registrati sono fuori scala.
A Melilli, presso il Palazzo Municipale, le rilevazioni effettuate tra il 5 e il 7 luglio hanno toccato quota 738 TE, salendo a 968 TE nei due giorni successivi. Solo tra il 10 e il 12 luglio si è registrata una discesa a 560 TE, comunque ben sopra la soglia di rischio. Ancora più allarmante la situazione di Villasmundo: tra il 6 e il 7 luglio i valori si attestavano a 554 TE, per poi rientrare temporaneamente nei limiti (101 TE) tra il 7 e il 9 luglio. Ma tra il 10 e il 12 luglio, a soli 150 metri dallo stabilimento, si è verificato un picco spaventoso di 17.820 TE, un dato che non ha precedenti nelle rilevazioni recenti e che conferma l’estrema gravità dell’episodio.

Per Pcb e Ipa i livelli rilevati sono rimasti invece sotto le soglie di legge, ma l’attenzione resta altissima. Ulteriori campionamenti, relativi ai periodi 12–14 e 14–16 luglio, sono già stati completati e i risultati verranno resi noti nei prossimi giorni.
Come se non bastasse, il 24 agosto le fiamme sono tornate a bruciare all’interno dell’impianto Ecomac, riaccendendo paure e polemiche. La magistratura intende accertare non solo la dinamica degli eventi, ma anche se ci siano state negligenze nei sistemi di prevenzione e sicurezza. In ballo non c’è solo la ricostruzione di un incendio, ma la tutela di un’intera comunità esposta per giorni a sostanze cancerogene.
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