Oltre 100 milioni di euro ogni anno prendono la strada di altre province e di altre regioni per pagare prestazioni sanitarie alle quali i cittadini siracusani ricorrono fuori dal territorio. È il peso della mobilità sanitaria passiva che grava sull’Asp di Siracusa e che riporta al centro una domanda fondamentale: perché una parte così consistente della domanda di salute non trova risposta nelle strutture locali?
La destinazione di queste risorse riguarda anche centri sanitari di Catania, punto di riferimento per numerosi pazienti della Sicilia orientale, e strutture del Nord Italia, verso le quali molti cittadini si spostano per visite specialistiche, esami diagnostici, interventi chirurgici e percorsi di cura. Per le famiglie, la necessità di curarsi lontano da casa può comportare ulteriori spese, viaggi, difficoltà organizzative e la lontananza dai propri affetti durante periodi particolarmente delicati.
A richiamare l’attenzione sul problema è Salvo Sorbello, presidente del Comitato consultivo aziendale dell’Asp di Siracusa, che sottolinea come il fenomeno abbia conseguenze rilevanti sul bilancio dell’azienda sanitaria e sulla capacità di destinare risorse al miglioramento dell’assistenza provinciale.
Oltre 100 milioni che escono dal territorio
La cifra indicata da Sorbello, superiore ai 100 milioni di euro annui, dà la misura della dimensione economica della mobilità sanitaria passiva. Si tratta di risorse destinate a remunerare prestazioni erogate fuori provincia, con una ricaduta significativa sulla programmazione sanitaria locale.
Il dato non rappresenta soltanto una voce di bilancio. Dietro ogni trasferimento finanziario ci sono pazienti che scelgono, o ritengono necessario, rivolgersi a strutture esterne. Le ragioni possono essere diverse: la ricerca di una determinata specializzazione, la disponibilità di tecnologie e professionalità specifiche, i tempi di attesa oppure la necessità di proseguire un percorso terapeutico già avviato altrove.
Per comprendere fino in fondo il fenomeno occorre distinguere le diverse motivazioni e verificare quali prestazioni incidano maggiormente sulla spesa. Una ricostruzione dettagliata dei flussi, delle destinazioni e delle specialità più interessate consentirebbe di individuare gli interventi prioritari per ridurre gli spostamenti evitabili.
L’obiettivo non può essere quello di impedire ai cittadini di scegliere liberamente dove curarsi, ma di fare in modo che anche a Siracusa possano trovare risposte tempestive e qualificate, senza essere costretti a spostarsi per prestazioni che potrebbero essere garantite efficacemente sul territorio.
Catania e Nord Italia, la sfida dell’offerta sanitaria
La vicinanza di Catania rende particolarmente importante il rapporto tra le due realtà sanitarie. Per molti pazienti della provincia aretusea, rivolgersi a strutture catanesi può rappresentare una soluzione per accedere a determinate prestazioni. Altri, invece, affrontano trasferte più lunghe verso ospedali e centri specialistici del Centro-Nord.
Per le famiglie, la distanza si traduce spesso in costi aggiuntivi per trasporti, pernottamenti e assistenza ai congiunti. A ciò si aggiungono le difficoltà per chi deve sottoporsi a controlli ripetuti o a terapie che richiedono una presenza continuativa.
La questione chiama in causa la capacità della rete sanitaria siracusana di offrire servizi completi e ben organizzati. Occorre capire dove si concentrano le maggiori carenze, quali specialità registrano i più consistenti flussi in uscita e quali investimenti possano produrre risultati concreti. Senza queste informazioni, il rischio è limitarsi a registrare ogni anno la perdita economica senza intervenire sulle cause.
Una sanità ancora alle prese con il piano di rientro
Il problema della mobilità sanitaria si inserisce in un quadro regionale complesso. La Sicilia è sottoposta al piano di rientro sanitario dal 31 luglio 2007 e deve continuare a confrontarsi con gli obiettivi di equilibrio finanziario e con il rispetto dei livelli essenziali di assistenza.
L’audizione della Corte dei conti davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, nell’ambito dell’istruttoria sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026, ha richiamato l’attenzione sulla sostenibilità della spesa e sulla necessità di un controllo rigoroso dei conti pubblici.
Per la provincia di Siracusa, tuttavia, il risanamento non può essere considerato soltanto una questione contabile. La sfida è collegare l’efficienza finanziaria alla qualità dei servizi, rafforzando la capacità delle strutture locali di rispondere ai bisogni della popolazione.
Sorbello riconosce alcuni segnali positivi nell’attività del commissario straordinario dell’Asp, Gioacchino Iraci, ma resta centrale la necessità di consolidare i risultati e di intervenire sulle criticità che alimentano il ricorso alle cure fuori provincia.
Medicina territoriale e servizi più efficienti
Tra le priorità figurano il potenziamento della medicina territoriale, lo sviluppo delle Case e degli Ospedali di comunità, la digitalizzazione dei servizi e una maggiore attenzione all’umanizzazione delle cure. Interventi che possono contribuire a migliorare l’accessibilità dell’assistenza, purché accompagnati da personale adeguato, organizzazione efficace e tempi di attuazione verificabili.
La riduzione della mobilità passiva richiede anche un’analisi puntuale delle liste d’attesa, della disponibilità di specialisti, delle tecnologie presenti e della capacità di garantire continuità nei percorsi diagnostici e terapeutici.
Quei cento milioni e oltre rappresentano quindi un indicatore da non sottovalutare: non basta quantificare le risorse che escono dalla provincia, bisogna capire quali prestazioni le generano e come rafforzare l’offerta locale. La libertà di scegliere il luogo di cura deve restare garantita, ma i cittadini siracusani devono poter contare su una sanità provinciale in grado di offrire risposte adeguate, senza dover affrontare sistematicamente viaggi verso Catania o il Nord Italia.
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