I rapporti tra esponenti di Cosa nostra catanese e il clan Nardo di Lentini sarebbero proseguiti anche dietro le sbarre, mantenendo al centro gli affari legati alle forniture di stupefacenti. È quanto emerge dalle dichiarazioni rese da Salvatore Sam Privitera, ex esponente dei Nizza, confluite negli atti dell’operazione Santuzzi-Gerione, condotta dal Gico della Guardia di finanza di Catania.
Le parole del collaboratore di giustizia, raccolte dalla Direzione distrettuale antimafia etnea, ricostruiscono presunti rapporti d’affari tra i due gruppi criminali e delineano ruoli e gerarchie all’interno della cosca lentinese. Privitera, che ha ammesso di essere il mandante dell’omicidio di Enzo Timonieri, avvenuto nel 2021, aveva riferito ai magistrati circostanze utili agli approfondimenti investigativi sui Nardo, alcuni dei cui esponenti sono stati arrestati alla fine di settembre.
Tra i nomi citati figura quello di Antonino Guercio, indicato dal pentito come un esponente di vertice del clan di Lentini. Privitera avrebbe riconosciuto Guercio in una fotografia e raccontato di aver intrattenuto con lui rapporti criminali nel corso degli anni, soprattutto per gli approvvigionamenti di droga. La relazione, secondo il racconto, non si sarebbe interrotta con l’arresto di Guercio nel 2022. I due avrebbero continuato ad avere contatti durante la comune permanenza nel carcere di Tolmezzo, dove sarebbero emersi ulteriori elementi sulle dinamiche interne all’organizzazione lentinese.
Il ruolo attribuito a Giampapa
Nel corso dell’interrogatorio, l’attenzione degli inquirenti si sarebbe concentrata anche su Giuseppe Giampapa, descritto da Privitera come una figura storica del clan Nardo. Il collaboratore avrebbe inizialmente riferito di un anziano esponente della cosca, senza ricordarne il nome, al quale sarebbe spettata l’autorizzazione delle posizioni degli affiliati e che avrebbe beneficiato dei proventi delle attività illecite.
A quel punto, di fronte al nome suggerito dal pubblico ministero, Privitera avrebbe riconosciuto Giampapa, collegandolo a una fase successiva alla sua scarcerazione, avvenuta intorno al 2019. Secondo la ricostruzione riferita dal pentito, l’anziano esponente avrebbe lasciato a Guercio la gestione operativa del gruppo, scegliendo di mantenere un profilo più defilato negli affari criminali.
Un altro passaggio delle dichiarazioni riguarda alcune attività imprenditoriali che sarebbero state riconducibili a Guercio, ma formalmente intestate a prestanome. Le imprese, secondo quanto riferito da Privitera, sarebbero state avviate con risorse provenienti dal clan e con l’autorizzazione di un esponente storico della famiglia mafiosa, successivamente identificato in Giampapa.
Stipendi e quote degli incassi
Il collaboratore avrebbe inoltre descritto un sistema di sostegno economico riservato a Giampapa. In ragione della sua posizione storica nell’organizzazione, l’uomo avrebbe ricevuto una sorta di stipendio garantito da Guercio, oltre a quote dei proventi delle attività del clan.
Privitera avrebbe riferito anche di un episodio nel quale Guercio avrebbe consegnato denaro a Giampapa per l’acquisto di un immobile. Elementi che, secondo l’impianto investigativo, contribuiscono a delineare i presunti rapporti economici e organizzativi tra i protagonisti della vicenda.
Le dichiarazioni del pentito rappresentano uno degli elementi raccolti nell’ambito dell’inchiesta. Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto della presunzione d’innocenza e dei diritti della difesa.
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