Siracusa. Il Sud cresce ma i giovani continuano a partire: le sfide dello sviluppo

di Redazione

A Villa Politi il forum promosso dallo Studio Legale Tescione e Associati ha riunito istituzioni, imprese, mondo finanziario e università. Al centro del confronto, investimenti, lavoro qualificato e strategie per trasformare la crescita economica in opportunità durature per il Mezzogiorno

Crescita economica, investimenti e nuove prospettive occupazionali non bastano ancora a fermare la fuga dei giovani dal Mezzogiorno. È su questa contraddizione che si è concentrato il confronto ospitato venerdì 16 ottobre al Grand Hotel Villa Politi, dove il forum «Un Sud in trasformazione, dall’emergenza al metodo, attrarre chi crea futuro» ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del sistema produttivo, della finanza e del mondo accademico. L’iniziativa, promossa dallo Studio Legale Tescione e Associati con il patrocinio di Confindustria Siracusa, ha affrontato una questione decisiva per il futuro del territorio: come consolidare la ripresa economica e renderla capace di generare occupazione stabile, attrarre nuovi investimenti e valorizzare le competenze delle giovani generazioni.

I dati del Rapporto SVIMEZ restituiscono un quadro articolato. Nel 2025 il prodotto interno lordo del Mezzogiorno è cresciuto dello 0,7%, rispetto allo 0,5% del Centro-Nord. Tra il 2021 e il 2024, inoltre, l’economia meridionale ha registrato un incremento complessivo dell’8,5%, accompagnato da quasi mezzo milione di posti di lavoro aggiuntivi. Eppure, dietro questi segnali positivi permane una criticità strutturale: la difficoltà di trattenere il capitale umano formato nelle regioni meridionali. Nel 2024, secondo i dati richiamati durante il forum, circa 23mila giovani laureati hanno trasferito la propria residenza al Centro-Nord e oltre 8mila hanno scelto l’estero.

Un fenomeno che impoverisce il territorio non soltanto sul piano demografico, ma anche sotto il profilo economico e produttivo. Tra il 2002 e il 2024, infatti, quasi 350mila laureati meridionali con meno di 35 anni si sono trasferiti al Centro-Nord, determinando una perdita netta di circa 270mila persone, al netto dei rientri. A questo si aggiunge il valore delle risorse investite nella loro formazione, stimato dalla SVIMEZ in 132 miliardi di euro tra il 2000 e il 2024.

INVESTIMENTI E IMPRESE, LA SFIDA DELLA CONTINUITÀ

Il dibattito ha evidenziato come la crescita del Sud non possa dipendere esclusivamente dalle risorse straordinarie e dagli interventi legati al PNRR. La prospettiva è quella di costruire un modello di sviluppo fondato su programmazione, collaborazione tra istituzioni e imprese, certezza delle regole e capacità di trasformare i finanziamenti in risultati concreti. La prima sessione, moderata dalla giornalista Rai Tiziana Martorana, ha approfondito le condizioni necessarie per rafforzare la competitività del sistema produttivo meridionale.

L’assessore regionale alle Attività produttive, Edmondo Tamajo, ha posto l’accento sul sostegno alle imprese siciliane, sull’innovazione e sulla creazione di nuovi posti di lavoro qualificati. Stefano Piccaluga, responsabile Grandi Investimenti di Invitalia, ha illustrato il ruolo degli strumenti pubblici nell’attrazione di capitali nazionali e internazionali, con particolare riferimento ai Contratti di sviluppo e all’accompagnamento degli investitori.

Andrea Ciaffi, dirigente dell’Area Europa della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha invece affrontato il tema della programmazione europea e del coordinamento istituzionale, aspetti determinanti per assicurare continuità alle politiche di crescita anche dopo la conclusione della fase straordinaria del PNRR.

Sul versante finanziario, Filippo Lolla, della Direzione Investment Banking di Banca Mediolanum, ha richiamato le opportunità legate all’accesso ai capitali, alla finanza straordinaria e ai processi di aggregazione aziendale. Strumenti che possono consentire alle imprese meridionali di rafforzarsi, ampliare le proprie dimensioni e affrontare con maggiore competitività i mercati internazionali.

Il presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale, ha riportato l’attenzione sulle esigenze concrete del sistema produttivo: infrastrutture adeguate, tempi amministrativi certi, disponibilità di professionalità qualificate e condizioni favorevoli allo sviluppo delle filiere industriali. Elementi che, insieme alla stabilità normativa e all’efficienza della pubblica amministrazione, costituiscono fattori essenziali per convincere gli investitori a scegliere il Mezzogiorno e a consolidare nel territorio i propri progetti.

GIOVANI, FORMAZIONE E RICERCA PER RILANCIARE IL MEZZOGIORNO

La seconda parte dell’incontro, moderata dall’autore e conduttore radiofonico Matteo Caccia, ha posto al centro il rapporto tra mobilità giovanile, formazione e opportunità professionali. Il tema non riguarda soltanto la quantità dei posti di lavoro disponibili, ma anche la loro qualità. Per rendere il Sud una scelta concreta per i giovani laureati occorrono retribuzioni adeguate, percorsi di carriera, possibilità di crescita e contesti professionali in grado di valorizzare le competenze acquisite.

Il rettore dell’Università Bocconi, Francesco Billari, ha contribuito alla riflessione sulle trasformazioni demografiche e sulla capacità dei territori di attrarre e trattenere capitale umano. Accanto alla necessità di offrire opportunità a chi vive già nel Mezzogiorno, emerge anche l’esigenza di favorire il ritorno di quanti hanno maturato esperienze professionali altrove e di richiamare nuove competenze.

Un ruolo importante spetta inoltre al collegamento tra ricerca scientifica e attività imprenditoriale. Anna Amati, director Institutional Relations di EUREKA! Venture SGR, ha approfondito le prospettive del trasferimento tecnologico, del venture capital e della nascita di iniziative imprenditoriali innovative.

Startup, investimenti in tecnologie avanzate e collaborazione tra università e aziende possono contribuire alla creazione di nuovi comparti produttivi e di occupazione qualificata. Per raggiungere questi obiettivi, tuttavia, è necessario superare la frammentazione degli interventi e favorire un ecosistema nel quale istituzioni, ricerca e imprese operino in modo coordinato.

DOPO IL PNRR, SERVE UNA STRATEGIA DI LUNGO PERIODO

A introdurre e concludere i lavori è stato Giulio Fortunato Tescione, fondatore dello Studio Legale Tescione e Associati, che ha richiamato l’esigenza di superare una visione dello sviluppo legata esclusivamente alle misure straordinarie. La prossima programmazione europea 2028-2034 rappresenterà, in questa prospettiva, un passaggio importante per definire priorità e strumenti capaci di sostenere investimenti strutturali. Prepararsi per tempo significa individuare progetti credibili, costruire alleanze istituzionali e creare le condizioni affinché le risorse disponibili producano benefici duraturi.

La sfida, dunque, non consiste soltanto nell’attrarre nuovi capitali, ma nel creare un ambiente economico e amministrativo nel quale le imprese possano crescere, innovare e assumere, mentre i giovani possano trovare opportunità coerenti con le proprie aspirazioni e competenze. Il messaggio emerso dal forum di Villa Politi è chiaro: il Mezzogiorno mostra segnali di crescita, ma il rilancio non potrà dirsi compiuto finché continuerà a perdere una parte significativa delle professionalità che forma. L’obiettivo è trasformare la ripresa in sviluppo stabile, rafforzando l’autonomia del sistema produttivo e costruendo condizioni concrete perché restare, tornare o investire al Sud diventi una scelta competitiva.

17 Ottobre 2026 | 17:03
© RIPRODUZIONE RISERVATA